Roma, attacchi alla sede di Gender X: “Minacce di dare fuoco alle persone trans”

La denuncia di Gender X a Roma: attacchi ripetuti alla sede del Pigneto, con un’escalation di intimidazioni fino a minacce gravissime. Presentata una denuncia, l’associazione chiede protezione e annuncia un presidio.

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La sede di Gender X di Roma sotto attacco: minacce e intimidazioni
La sede di Gender X di Roma sotto attacco: minacce e intimidazioni
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Un’escalation di violenza e intimidazioni contro una realtà queer e trans della Capitale. È quanto denuncia Gender X, associazione composta da persone trans, non binary e queer con sede nel quartiere Pigneto a Roma, che negli ultimi giorni ha reso pubblica una serie di attacchi subiti, culminati in minacce esplicite di violenza gravissima.

Secondo quanto ricostruito dall’associazione attraverso un post sui social e un comunicato ufficiale, un gruppo di giovani avrebbe preso di mira la sede con azioni ripetute nel tempo: inizialmente episodi di intimidazione, poi veri e propri atti vandalici e infine minacce dirette alle persone trans. Un quadro che, stando alle testimonianze, ha generato un clima di forte paura, soprattutto tra le persone più giovani che frequentano lo spazio.

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Gender X, escalation di attacchi al Pigneto: da intimidazioni a minacce di morte

La sequenza degli episodi raccontata da Gender X mostra un’escalation precisa. I primi segnali sarebbero stati apparentemente “minori”: colpi alla porta e tentativi di intimidazione. Ma nel tempo il numero degli aggressori è aumentato e la violenza si è intensificata.

“Non è la prima volta che vengono. Hanno iniziato cercando di intimidirci, dando colpi e spaccando un vetro. Le prime volte erano in due, poi sono diventati quattro, l’ultima volta si sono presentati in otto”, si legge nel post di denuncia pubblicato dall’associazione su Instagram.

Il modus operandi, spiegano, sarebbe rimasto simile ma sempre più aggressivo: i ragazzi si presenterebbero davanti alla sede, colpirebbero la porta o la vetrata e poi si nasconderebbero dietro gli angoli dei palazzi, comunicando tra loro e cercando di attirare fuori le persone all’interno.

L’episodio più grave risale a venerdì scorso, quando il gruppo, composto da otto persone, ha esplicitato le proprie intenzioni con minacce dirette: “Venerdì hanno chiaramente manifestato le loro intenzioni, gridandoci che se fossimo usciti ci avrebbero dato fuoco”.

 

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Il clima di paura: “Le persone sono terrorizzate”

Le conseguenze di questi attacchi sono immediate e profonde. L’associazione parla apertamente di una situazione di pericolo e di un clima di terrore tra chi frequenta la sede. “Ci ritroviamo in una situazione di pericolo; le persone che frequentano la sede, dopo le minacce di venerdì, sono terrorizzate”, si legge nel comunicato ufficiale.

A rendere ancora più allarmante il quadro è il fatto che gli episodi non sembrano isolati, ma parte di un’azione ripetuta e organizzata nel tempo. Secondo quanto emerge anche dal racconto circolato insieme alla denuncia, il gruppo si presenterebbe con cadenza regolare, aumentando progressivamente di numero e intensità, fino a trasformare le intimidazioni in minacce esplicite di violenza fisica.

Nel post pubblicato su Instagram, Gender X respinge l’idea che si tratti di semplici atti di bullismo giovanile, inserendo invece quanto accaduto in un contesto più ampio di violenza sistemica.

“Non sono semplici ‘ragazzi bulletti’. Sono i figli del patriarcato fascista”, scrivono, collegando questi episodi a una cultura che produce e legittima violenze contro le persone trans e non binary.

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La denuncia e la risposta delle forze dell’ordine

Gender X ha presentato una denuncia querela alle autorità, allegando anche un video che documenterebbe gli aggressori. Il presidente dell’associazione, Gioele Lavalle, avrebbe infatti riconosciuto alcuni dei ragazzi e contribuito all’identificazione.

“Abbiamo fatto una denuncia querela, ma il poliziotto che l’ha recepita sembrava non aver capito la gravità della situazione, affermando che erano ragazzini e che non poteva stare a piantonare la sede”, denuncia l’associazione.

Una risposta che ha suscitato ulteriore preoccupazione e frustrazione, soprattutto alla luce delle minacce ricevute. Gender X ha anche chiesto un sopralluogo nei campi di calcio vicini, ritenuti possibili luoghi di ritrovo degli aggressori, ma al momento la priorità resta quella di ottenere protezione concreta.

“Quello che chiediamo è protezione”, ribadiscono. “Se non riusciamo ad averla dalle autorità, chiediamo alle persone del quartiere di mostrarci la loro vicinanza”.

L’appello alla comunità e il presidio annunciato

Di fronte a una situazione percepita come sempre più pericolosa, l’associazione ha lanciato un appello alla comunità queer, transfemminista e antifascista, chiedendo una risposta collettiva.

“Chiediamo alla comunità tutta antifascista e anarchica queer, trans e non binaria di rispondere con prontezza e fermezza”, si legge nel post.

L’obiettivo è rompere l’isolamento e mostrare che la sede non è sola, contrastando la percezione, attribuita agli aggressori, di poter agire indisturbati. “Far vedere a questi malintenzionati che non siamo soli ed isolati, perché è questo quello che pensano, dato che si sentono liberi di venire a minacciarci a volti scoperti”.

In questa direzione va anche l’annuncio di un presidio, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni. Un’iniziativa che, sottolinea Gender X, si muove nel perimetro della legalità ma con una richiesta chiara alle istituzioni: garantire sicurezza e tutela: “Vogliamo agire nella legalità, ma allo stesso modo le autorità ci devono proteggere. È un diritto di tutte le persone: le persone trans sono persone e quindi è un diritto anche nostro”.

Il nodo della sicurezza delle persone trans

Quanto accaduto al Pigneto si inserisce in un contesto più ampio di crescente preoccupazione per la sicurezza delle persone trans e non binary in Italia. Episodi di violenza, fisica e psicologica, continuano a emergere con frequenza (l’ultimo episodio è quello denunciato da una giovane 19enne trans, derisa e aggredita fisicamente a Mestre), spesso accompagnati – come in questo caso – da una percezione di sottovalutazione da parte delle istituzioni.

La scelta di Gender X di rendere pubblica la vicenda, diffondendo video, testimonianze e un comunicato dettagliato, risponde anche alla volontà di accendere i riflettori su quanto accaduto e di evitare che resti confinato a un episodio locale.

L’associazione ha chiarito di non voler abbandonare la sede né arretrare rispetto alla propria presenza sul territorio. Un segnale forte, che ora attende risposte concrete dalle istituzioni, quartiere e comunità.

© Riproduzione riservata.

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