Giacinto Festival, intervista al suo creatore Luigi Tabita: “La città di Noto è realmente una città dei diritti”

A una settimana dal via della sesta edizione del Giacinto Festival, a Noto, in Sicilia, abbiamo intervistato il suo direttore artistico.

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© angelo giglio

Tra pochi giorni a Noto riprenderà vita il Giacinto Festival, arrivato alla sua sesta ricca edizione.  Per l’occasione abbiamo intervistato Luigi Tabita, attore nonché creatore e Direttore artistico del “Giacinto Festival – nature LGBT+“, nato nel 2015 con patrocinio del Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Sicilia e UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione della Presidenza del Consiglio).

Sesta edizione, ma immaginiamo mai come quest’anno di una difficoltà estrema. Come si fa ad organizzare un Festival ai tempi del Covid-19?

È stato molto complicato quest’anno, sia per i decreti restringenti sia perché sono venuti meno contributi pubblici e privati. Nonostante questo lo abbiamo voluto fare lo stesso perché, per chi ancora non si è dichiarato o ha difficoltà ad accettarsi, luoghi come il Giacinto diventano necessari. Il lavoro di programmazione del festival dura l’intero anno. Il programma della sesta edizione era già pronto prima dell’arrivo della pandemia ma ovviamente tutto è stato messo in discussione. Questa crisi come ogni crisi cambia il sistema dei significati e quindi ci siamo interrogati rispetto a questo nuovo mondo che si prospetterà, ripensando questa edizione sia nei contenuti che sugli strumenti da utilizzare per garantire questa sesta edizione e continuare a fare informazione.


In pochi anni Noto è letteralmente esplosa, anche a livello turistico. Quanto questo Comune siciliano con poco più di 20.000 abitanti è diventato inclusivo, al di là del Giacinto Festival che si svolge ogni estate.

Noto è una città straordinaria, che negli anni ha fatto del pluralismo e dell’inclusione il suo cuore pulsante, basti pensare che esiste in citta la più grande comunità nomade, i camminanti, con i quali gli abitanti convivono da più di cinquant’anni. Grazie ad amministratori illuminati tutto questo è potuto avvenire, e anche quando nel 2015 la GETA (Gay European Travel Association) rivelò che Noto, per le sue bellezze architettoniche e naturali, era una delle mete preferite della comunità lgbt+, portando anche un indotto del 20%, l’amministrazione volle creare un momento di confronto ed informazione con i cittadini sui temi lgbt+, fu così che nacque il “Giacinto festival”. Il lavoro del Giacinto continua anche in inverno con incontri di informazioni nelle scuole, associazioni, presentazioni di libri. La città di Noto è realmente una “città dei diritti”.


Il 9 agosto, tra le altre cose, le associazioni LGBT daranno vita ad un percorso pedonale rainbow nel cuore della città. Ma sarà un qualcosa che rimarrà, o che andrà a sparire con la chiusura del Festival.

Secondo il codice della strada le strisce pedonali possono essere solo di colore bianco o giallo quindi abbiamo pensato di creare un percorso alternativo che rimarrà anche dopo il festival. Ci tenevamo a lasciare un segno urbano della comunità lgbt+ come nelle grandi capitali mondiali.

Nel programma spazio ad installazioni urbane, al ricordo di Mario Mieli grazie al film Gli Anni Amari e a Drusilla Foer, che chiuderà un Festival quest’anno dedicato al Corpo, inteso come?

La pandemia e le sue continue restrizioni fisiche ci hanno messo di fronte all’importanza e ai limiti del nostro corpo. Corpi nascosti o protetti per evitare il contagio, corpi forti o fragili come quelli di coloro che non ce l’hanno fatta. Ognuno di noi ha dovuto fare i conti con la propria fisicità e la mancanza di quella degli altri. Abbiamo deciso di dedicare al corpo questa VI edizione per approfondirne la sua forza rivoluzionaria. La libertà di essere noi stessi, di scegliere, di autodeterminarci infatti passa dalla libertà dei corpi. Una libertà continuamente minata, imbrigliata in stereotipi e timori che ancora oggi ci rendono schiavi del sistema. Il tema verrà declinato ed affrontato con vari linguaggi e stili. Saranno due giornate ricche di incontri ed approfondimenti. Affronteremo il tema del “Bodyshaming” (derisione del corpo) con l’on. Stefania Pezzopane e lo scrittore Dario Accolla. Proietteremo il film “Gli anni amari” diretto da Andrea Adriatico sulla vita di Mario Mieli, teorico degli studi di genere, e poi ancora invaderemo la città con delle istallazioni urbane: dal progetto “I am” sui corpi in transito, ideato dalla coppia di artisti Schirra/Giraldi e pubblicato anche sul National Geographic, allo studio “I am what I am: nude” di Fabio Dolce. La chiusura del festival sarà affidata all’arguta Drusilla Foer che si racconterà tra musica e poesia, un vero alterego dell’artista che l’ha creata e che diventa un “corpo simbolo” per poter dire e agire oltre gli schemi.

Hai mai pensato ad un Giacinto Pride, ovvero ad un Festival in stile Brighton, vicino Londra, che abbraccia due giorni di eventi e sfilata di chiusura?

Ogni anno nella seconda giornata del festival c’è sempre stata una parata denominata “onda rainbow” all’intero della città con flashmob e azioni organizzate dalle associazioni lgbt+. Quest’anno purtroppo, a causa del covid, non sarà possibile realizzarla dal momento che sono vietati gli assembramenti, ma ci auguriamo di tornare presto a coinvolgere la città con i colori dell’arcobaleno!

 

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