Continua a far discutere la Diocesi di Torino, nelle ultime ore intervenuta a gamba tesa sull’annunciato e chiacchierato seminario sulla fedeltà pensato per le coppie omosessuali.

Il vescovo Cesare Nosiglia ha annullato il ritiro spirituale attaccando duramente l’istituzione delle unioni civili, scatenando la reazione del Torino Pride e di Gianni Reinetti, nel 2016 entrato nella Storia della città insieme all’amato Franco Perrello, al suo fianco per oltre mezzo secolo. Gianni e Franco, scomparso a 83 anni nel gennaio del 2017, sono stati la prima coppia omosessuale ad essersi unita civilmente a Torino.

Ora basta!”, esordisce Gianni, da subito polemico nei confronti dell’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, la cui posizione sarà pure una ‘scelta personale’ ma è chiaramente discriminatoria nei confronti della comunità LGBT. Difese le unioni civili, punto di partenza per arrivare al matrimonio egualitario, Reinetti ha  ricordato come nelle ‘sacre scritture’ non ci siano chiari anatemi nei confronti del mondo LGBT.

Volete predicare? Fatelo bene spiegando alle persone che nella Bibbia non vi è nessuna condanna all’omosessualità. Solo Paolo chiama ‘contro natura’ il rapporto omosessuale ma l’autore si riferisce al fatto che l’omosessualità minava l’ordine sociale di allora, proprio nel periodo della sottomissione della donna. Nei racconti di Sodoma e di Gabaa ci si riferisce alla violenza e alla volontà di umiliare e rifiutare lo straniero. Nel Deuteronomio, infine, vi sono elencate le categorie escluse dall’Assemblea del culto: gli eunuchi, i bastardi e i forestieri. In questo modo ho sfatato i tanto famosi versetti a cui vi appigliate inutilmente per condannare l’omosessualità”.

Reinetti si è poi detto contrario allo stesso seminario, pensato per ‘insegnare’ la fedeltà alle coppie gay.

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Ma poi che bisogno c’è di parlare di fedeltà in un ritiro? Uno si unisce civilmente perché ama il suo partner. E menomale che nella legge sulle unioni civili non esiste questo vincolo perché storicamente la fedeltà doveva giurarla la donna, sottomessa all’uomo“.

Duro, infine, l’attacco al vescovo, già polemicamente intervenuto lo scorso anno dopo i funerali dell’amato Franco.

Sono molto disgustato e offeso dalle parole che usa Nosiglia. Non è la prima volta che don Carrega vuole aprire le porte della chiesa mentre Nosiglia lo ostacola. Anche un anno fa durante il funerale di Franco Perrello, don Carrega ha usato parole nuove e di speranza di un’apertura della diocesi torinese. Ed ecco che il giorno dopo è arrivata la smentita da parte di Nosiglia. Ora basta! Invito il vescovo a smetterla di pronunciare frasi offensive e prive di ogni senso e ad adoperarsi per una nuova chiesa, libera da pregiudizi. Teniamo presente che non si dovrebbe neanche pensare a un delegato per le persone omosessuali perché già da qui si nota una sorta di ghettizzazione. Noi siamo figli di Dio proprio come tutti gli altri, prenda esempio dal parroco che celebrò i funerali di Alex e Luca e dal vescovo di quella diocesi e inizi a cambiare il suo lessico ricordando che anche gli omosessuali possono finalmente essere una famiglia”.

Nel frattempo i gay cattolici di Torino hanno annunciato che si ritroveranno comunque sabato 24 febbraio, anche dopo la cancellazione del seminario a Pinerolo, insieme alla teologa Selene Zorzi.

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