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Ginofobia: la paura del femminile in un cortometraggio

Presentato a un concorso internazionale, Protagoniste racconta da due prospettive diverse un problema simile. L'intervista alla regista.

2 min. di lettura

Due declinazioni del femminile si confrontano sulle discriminazioni che devono quotidianamente affrontare. Un’alleanza intima e piena di piccoli cenni, di silenzi, di sguardi con cui ci si intende. La paura delle donne non fa distinzioni: si dirige contro chi è nata donna così come contro chi lo è diventata. Questo è Protagoniste, un piccolo cortometraggio scritto e diretto da Morena Sarzo. Abbiamo fatto qualche domanda alla regista.

Cos’è la ginofobia? Che differenza c’è rispetto alla misoginia?

La ginofobia o ginecofobia è la paura ingiustificata delle donne, la misogina è l’odio e il disprezzo delle donne. La ginofobia è definita più come una paura anormale, persistente e immotivata delle donne. Questo tipo di fobia colpisce quasi esclusivamente gli uomini che si sentono minacciati dalla autonomia e libertà delle donne, che limitano il loro potere e reagiscono violentemente, sia a livello fisico che psicologico.  Possiamo paragonarla all’omofobia.

Com’è nata l’idea del corto Protagoniste?

Ho realizzato questo video per partecipare al contest internazionale NoGynophobie indetto dall’associazione francese Ensemble contre la Gynophobie. Inizialmente l’idea era molto diversa. Volevo mettere a confronto due donne differenti, una convinta che abbiamo fatto grandi passi avanti verso l’uguaglianza, l’altra sostenitrice del contrario. Però non mi sembrava un paragone abbastanza incisivo. Molte donne accettano passivamente la loro condizione di subordinazione senza porsi troppe domande. Così è nata l’idea di mettere a confronto una donna biologica con una transessuale, entrambe vittime di discriminazione. Molte donne non reagiscono, per vari montivi, in maniera efficace a questa discriminazione per questo oggi si parla di ginofobia.

Chi sono le attrici nel video?

La donna è Elisabetta de Gasperi, un’attrice teatrale e cinematografica di metodo (Stanislavskij e Meisner), originaria di Padova, le ho fatto un casting e l’ho subito ritenuta idonea per questo ruolo. La transessuale viene interpreta da Crystal Aguilera, una giovane drag queen di Padova che ho conosciuto durate la mia collaborazione con il Drag Factor, Triveneto.

E’ interessante l’idea di sviluppare il tema della paura del femminile accostando una donna e una donna trans. Che significato ha avuto per voi questa scelta?

Il significato e il tema sul quale si richiede una riflessione sta nell’uguaglianza e parità dei generi. Partire tutti dalla stessa linea senza disparità e disuguaglianze basate esclusivamente sull’essere nati maschio o femmina e persino sentirsi maschio o femmina. Libertà e uguaglianza. Era importante per me accentuare la solidarietà tra le due protagoniste, la condivisione della discriminazione. La transessuale è una donna che prima era un uomo, volevo che questa fobia comprendesse anche chi prima era appartenente al genere maschile. Ginofobia che sfocia nella transfobia.

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