L’Alta Corte del Kenya ha sentenziato che il rifiuto di modificare i parametri di genere sui documenti ufficiali dei kenioti transgender viola la Costituzione della nazione dell’Africa orientale. Il tribunale, in quella che è stata definita una sentenza storica dagli attivisti LGBTQIA+, ha ordinato alle agenzie governative, incluso l’Ufficio di Stato Civile, di iniziare a ricevere ed esaminare le richieste di modifica del genere sui documenti entro 60 giorni, come riportato da LGBTQNation.

La battaglia di Audrey Mbugua Ithibu e la storica sentenza

Il caso trae origine da rivendicazioni risalenti a oltre 10 anni fa da parte di Audrey Mbugua Ithibu, una nota attivista trans del Paese. Ithibu denunciò lo Stato, accusato di aver violato i suoi diritti rifiutandosi di fornire le corrette indicazioni di genere sui suoi documenti accademici, sulla carta d’identità nazionale, sul passaporto, sul certificato di nascita e sulla patente di guida. La sentenza di mercoledì 20 maggio 2026 fa seguito a una sentenza storica del 2014, che aveva obbligato un ente accademico a modificare il nome e il genere di Ithibu sui suoi certificati accademici. Ma tutti gli altri suoi documenti ufficiali sono rimasti invariati. Così nel 2020 Ithibu è tornata in tribunale con altri due ricorrenti per contestare il rifiuto statale nel modificare i loro documenti d’identità ufficiali. E ha vinto.

Gli avvocati hanno ricordato in aula come i loro assistiti siano stati costretti a giustificarsi “in ogni momento della loro vita“, a causa dei documenti di identità con genere errato rilasciati dallo Stato. “Gli sono state negate opportunità e diritti“. L’Alta Corte ha concordato con loro. “Il silenzio e il ritardo non possono prevalere sui diritti“, ha sentenziato il giudice Bahati Mwamuye. “I diritti costituzionali non possono essere ritardati per convenienza amministrativa”.

I ricorrenti hanno descritto ripetuti e dolorosi incontri in aeroporti, banche, uffici assicurativi e altre istituzioni pubbliche dove venivano richiesti loro i documenti di identità con genere errato. Lo Stato li ha sottoposti a umiliazione, angoscia e continui sospetti da parte di funzionari e fornitori di servizi a causa dell’incongruenza dei documenti con la loro identità. Attraverso l’avvocato Conrad Ojiambo, i firmatari hanno precisato come simili transazioni si siano spesso trasformate in scomodi interrogatori, perché gli agenti mettevano in dubbio le loro identità dopo aver controllato le carte d’identità. Anche ottenere delle semplici assicurazioni è diventato complicato, perché gli assicuratori li trattavano in modo sospetto sollevando domande sulla loro identità. I viaggi sono ugualmente diventati angoscianti, perché sottoposti a domande infinite e degradanti controlli negli aeroporti.

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Sono un essere umano. Non sono i miei organi riproduttivi, e non c’è modo che questi organi riproduttivi possano essere usati per identificarmi“, ha dichiarato una delle ricorrenti al tribunale. Uno degli imputati, il Procuratore Generale Dorcas Oduor, ha sostenuto che “il genere di una persona si basa sui fatti, non sui sentimenti, e che i ricorrenti alla nascita sono stati registrati e nominati in base al loro genere“. Il tribunale ha tuttavia convenuto che l’uso di documenti con l’indicazione errata del genere ha esposto le vittime a danni continui e violazioni della loro dignità.

L’Ufficio di Stato Civile ha provato a difendersi affermando di non disporre di direttive e/o meccanismi per la modifica dell’indicazione del genere sui certificati di nascita, con conseguenti interminabili ritardi. “Gli imputati continuano a nascondersi dietro tali inadeguatezze invece di applicare la legge per promuovere e proteggere i diritti“, hanno dichiarato le vittime nel loro atto di citazione contro lo Stato.

La Corte ha stabilito che il governo ha l’obbligo di proteggere la dignità e l’identità di tutti i kenioti attraverso un’azione amministrativa equa e tempestiva, e ha ordinato all’Ufficio di Stato Civile e ad altri enti di iniziare immediatamente a elaborare le richieste di cambio di genere sui certificati di nascita, in attesa che la procedura venga formalizzata a livello governativo. Le protezioni costituzionali, ha concluso la Corte, non possono essere sospese perché le agenzie governative mancano di regolamenti o quadri politici.

Il Kenya e i diritti LGBTQ+.

Nel 2022 il Kenya ha formalmente riconosciuto le persone intersessuali come un “terzo genere“, con la Legge sui Minori del 2022 che impone l’inserimento della lettera “I” (individuale) sui certificati di nascita.

Nel 2023 la Corte Suprema del Kenya ha confermato il riconoscimento legale come organizzazione non governativa (ONG) a un gruppo per i diritti LGBTQ+.

Nel 2025 un giudice ha riconosciuto gli inumani e degradanti maltrattamenti subito da una donna trans da parte delle autorità governative, ordinando al Parlamento di emanare leggi a tutela e di garantire il riconoscimento legale alle persone trans keniote.

Nel marzo del 2026 un tribunale ha condannato due uomini a 15 anni di carcere per rapina violenta ai danni di vittime gay.

Ancora oggi in Kenya le sezioni 162 e 165 del Codice Penale criminalizzano il comportamento omosessuale e il tentativo di comportamento omosessuale, riferito come “conoscenza carnale contro l’ordine della natura” e ne stabiliscono la punizione, con ammenda o prigione, da 5 a 15 anni.

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