Giorgia Meloni finge di non sapere che la tragedia americana non chiede tifoserie, ma un silenzio vigilante, una maturità da democrazia secolarizzata. E invece raddoppia: fa di Charlie Kirk un santino da appendere ai comizi, alimenta l’idea di un nemico interno pronto a festeggiare l’omicidio. Ma nessuno, fuori da qualche troll irrilevante, ha gioito per il colpo di pistola che ha interrotto la vita di Kirk. Persino su Gay.it abbiamo inviato le nostre condoglianze. Pur ricordando chi fosse Kirk, i suoi slogan violenti, ossessivamente anti-LGBT, e l’ultimo comizio interrotto dopo l’ennesimo insulto alle persone trans.
Il suo assassino, Tyler Robinson, porta addosso la banale ferocia dei fanatici senza causa: proiettili incisi con “Bella ciao” e altre parole di sfida, un profilo che mescola la posa da ribelle e il caos di una famiglia fieramente trumpiana.
Signora Meloni, ma si contenga!
Pare che Robinson fosse anche legato sentimentalmente a una ragazza trans: un dettaglio che non spiega, ma semplicemente rivela l’ennesimo cortocircuito dell’odio che finge di essere politica.
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È questa la materia bruta del nostro tempo: persone comuni che si aggrappano a simboli vuoti e si illudono di riscrivere la storia a colpi di pistola. Ma non ci aspettiamo che il nostro presidente del consiglio faccia lo stesso. Non servono melodrammi, e non è utile una premier che, invece di garantire un minimo di compostezza istituzionale, aizza il fuoco di una guerra civile immaginaria. L’Italia non ha bisogno di una leader che si travesta da capo-ultras: ha bisogno di chi sappia contenere l’onda emotiva, ricordare che la democrazia si regge sulla capacità di sopportarsi. Meloni si ricomponga. E si trovi uno spin doctor: il suo stipendio è pagato anche dalle nostre tasse.
