Giuseppe Cruciani: “Ho avuto un’attrazione gay, ho votato Roberto Vannacci”

La replica di Vladimir Luxuria: "Ma non eravamo noi quelli ambigui?".

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Giuseppe Cruciani: "Ho avuto un’attrazione gay, ho votato Roberto Vannacci" - Giuseppe Cruciani - Gay.it
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Celebre speaker di La Zanzara, programma in onda su Radio 24, da lui ideato e condotto insieme a David Parenzo, Giuseppe Cruciani è tornato a criticare il cosiddetto “politicamente corretto” dalle pagine del suo nuovo libro, Via Crux.

Intervistato dal Corriere della Sera, Cruciani, che ha recentemente attaccato proprio noi di Gay.it, si è detto infastidito dal “considerare le persone sulla base delle preferenze sessuali. A me non frega se uno è bisessuale, trisessuale, se fa le orge, lo valuto per quello che è e pensa. La catalogazione Lgbtq+ è un’aberrazione, lo dico da libertario, non da moralista di destra, eppure passo per omofobo anche se sono a favore di adozioni gay, utero in affitto e matrimonio gay uguale a quello etero“.

Nella sua trasmissione Cruciani dice di tutto e di più, ospitando i più discutibili ospiti e i peggior commenti su piazza, lasciando “sfogare le persone, gestisco l’odio sociale che emerge e, quando decido che è troppo, chiudo il microfono, ma non si può ridurre a questo quello che faccio alla radio. In due ore di trasmissione, raccontiamo la politica, le polemiche, i fatti del giorno, abbiamo ospiti non per forza estremi e momenti di comicità. E accogliamo una parte di società che non accoglie nessuno, quella complottista su vaccini, Stati Uniti, Putin, antisemitismo“.

Anche Roberto Vannacci è stato spesso suo ospite. Il generale, volato a Strasburgo con oltre 500.000 preferenze, è stato votato dallo stesso Cruciani, “ma ero indeciso fra lui e Stefano Bandecchi, che è pazzo come me, anche se ha eccessi che io non ho. Io sono mite, se qualcuno mi vuole menare, mi faccio menare. Quando a Radio24 ho esibito un salame e sono arrivati gli animalisti, sono scappato. Mi interessano le risse verbali, non quelle fisiche. E se sei famoso, nella rissa, ci rimetti sempre tu, meglio passare per vittima. L’ho detto anche al mio amico Fedez. In generale, senza riferimenti alla presunta rissa“.

Al Corriere Cruciani ha rivendicato “il diritto di dire fro*io, cu**ttone, finocchio, se non c’è l’intenzione di offendere. Il fatto che qualcuno possa sentirsi offeso non è un motivo per vietare una parola, invece i tribunali stanno diventando il braccio armato del politicamente corretto. Sono contrario al linguaggio inclusivo: se inizi a imporlo, niente sarà mai abbastanza inclusivo. L’idea di limitare il linguaggio è totalitaria. Mi fa paura chi dice che i social dovrebbero essere liberi dall’odio. Se non ti piace essere insultato, basta non leggere i commenti. Gli haters non esistono, hanno vita solo perché gli diamo importanza. E poi: gridare all’odio, ormai, è un modo per fare carriera e avere visibilità, io detesto chi costruisce carriere sostenendo di essere vittima degli odiatori“.

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Poi, a sorpresa, la rivelazione.

Da ragazzo, a Roma, mi piacevano le serate del Muccassassina organizzate da Vladimir Luxuria, in cui immaginavi cose che succedevano nelle dark room. Ma vengo da una famiglia in parte papalina. Mio nonno Alfredo Rosati, cavaliere di cappa e spada, era nel cerimoniale del Papa. Una sera, al Muccassassina, ho avuto un’attrazione per un tipo alla Freddie Mercury, vestito di pelle, ci siamo scambiati sguardi, avvicinati, ma al dunque non ho concluso. Forse il nonno Rosati nella mia testa mi ha bloccato“.

Parole a cui ha replicato direttamente Vladimir Luxuria, via social: “Una vecchia storia che non mi ha mai convinta; “non ho nulla contro di voi, il mio parrucchiere è gay” o “ho tanti amici gay”. Ora Cruciani: “andavo a Muccassassina da Luxuria” e poi vota chi dice che la comunità LGBTQI+ non è normale: ma non eravamo noi quelli ambigui?”.

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