La Juta dei femminielli rischia davvero di essere cancellata? L’ipotesi che il pellegrinaggio più identitario e simbolico della comunità queer campana possa essere annullato o drasticamente ridimensionato rischia di aprire una frattura profonda, che va ben oltre il piano religioso. Alla vigilia del 2 febbraio, data della Candelora, attorno alla Juta dei femminielli a Montevergine regna un silenzio che l’Associazione Trans Napoli (ATN) definisce “preoccupante”. Un vuoto di risposte che, per molte persone, equivale a una messa in discussione del diritto stesso a esistere e a manifestarsi pubblicamente davanti alla Madonna che, nella devozione popolare, “tutto concede e tutto perdona”.

In questo articolo
La Juta dei femminielli, l’ipotesi di cancellazione
La possibilità che la Juta non si svolga come da tradizione – o venga confinata a un evento marginale – ha innescato la reazione immediata di ATN. In un comunicato diffuso su Instagram, l’associazione parla di una ferita alla memoria collettiva e a un rito che non è folklore, ma fede vissuta.
“La Juta dei femminielli non è folklore, bensì fede vissuta, memoria condivisa e rito tramandato nel tempo. È un momento che incarna valori profondi di identità, rispetto, appartenenza e riconoscimento, in particolare per le persone trans e queer, ma anche per l’intera comunità che in questo rito si riconosce”, si legge.
Il punto, per ATN, non è soltanto organizzativo: cancellare o svuotare la Juta significa interrompere una continuità secolare che tiene insieme spiritualità popolare, identità di genere e riconoscimento sociale. Un segnale grave, soprattutto in un contesto storico attraversato da odio, esclusione e disumanizzazione.
Visualizza questo post su Instagram
Cos’è davvero la Juta dei femminielli

Ogni 2 febbraio, giorno della Candelora, femminielli e persone LGBTQIA+ si mettono in cammino verso il Santuario di Montevergine, sul Partenio, per rendere omaggio a Mamma Schiavona, la Madonna dal Volto Nero. È un pellegrinaggio antico, attestato nelle cronache già dal Seicento, che intreccia devozione mariana, canti in napoletano, danze rituali e abiti che sfidano i ruoli di genere binari.
Secondo una tradizione orale, risalente al secolo scorso ma potentissima nell’immaginario collettivo, nel 1256 la Madonna avrebbe salvato due amanti omosessuali condannati a morire assiderati. Al di là della veridicità storica, la Juta rappresenta da secoli uno spazio di accoglienza per chi vive “tra” i generi, molto prima delle categorie contemporanee.
Visualizza questo post su Instagram
L’appello di ATN
Di fronte al silenzio, ATN ha rivolto un appello alle istituzioni civili e religiose – dall’Abate di Montevergine ai sindaci dei comuni coinvolti – “affinché sia garantito almeno lo svolgimento della celebrazione religiosa nel centro abitato, consentendo così alla comunità di continuare a compiere un gesto che da secoli rappresenta un atto di devozione e ringraziamento alla Madonna”.
“In un contesto storico segnato da odio, guerre, esclusione e disumanizzazione, la negazione di questo momento di grazia e raccoglimento rappresenterebbe un segnale grave, capace di ferire non solo una comunità specifica, ma il principio stesso di convivenza, rispetto e coesione sociale”, sottolinea l’associazione.
Cosa sta succedendo davvero: parla Vladimir Luxuria

Il silenzio attorno alla Juta dei femminielli, in realtà, sarebbe legato ai problemi causati dalla frana del 25 novembre scorso che ha causato la chiusura della strada provinciale verso il Santuario. L’Abate don Riccardo Luca Guariglia, come riferisce AvellinoToday, ha chiarito che la Juta non sarebbe cancellata, ma rinviata alla primavera per ragioni di sicurezza. Una posizione confermata anche da Vladimir Luxuria, storica madrina del pellegrinaggio.
“La Canderola a Montevergine del 2 febbraio, per me ha significato tanto, è stata una svolta nella mia vita, il mio ritorno alla religione cattolica. Quindi, quando ho saputo che a causa di una frana questi poveri monaci sono isolati, stanno vivendo un momento di grande difficoltà – e a loro va tutta la mia solidarietà e tutto il mio affetto -, quando ho saputo che non hanno potuto celebrare il Natale a Montevergine, e quando ho saputo che non si potrà celebrare la Candelora del 2 febbraio, ho avuto un momento di sconforto”, ha dichiarato Luxuria.
“Ho sentito telefonicamente l’Abate. La Candelora di Montevergine non viene annullata, ma posticipata appena la strada sarà percorribile in sicurezza, quindi magari sarà una Juta primaverile. Ovviamente il 2 febbraio ci saranno iniziative, verrà comunque celebrata la Candelora nelle chiese di tutto il mondo, però proprio come Juta per andare a incontrare gli occhi di Mamma Schiavona, verrà posticipata”, ha proseguito, ricordando come la sicurezza resti la priorità assoluta.
La Juta che ci sarà, dunque, potrebbe essere “diversa, più trasgressiva”, ma, ribadisce ancora Vladimir Luxuria, “Non deve far pensare che sia meno importante”.
I femminielli oggi: i ritratti di Roman Manfredi

Ricondurre la Juta a una semplice espressione di “folklore” equivale a rimuovere la complessità dei femminielli come soggetto culturale vivo e stratificato. A confermarlo, con una potenza visiva capace di superare i confini locali e nazionali, è anche la fotografia contemporanea, che negli ultimi anni ha riportato questa realtà al centro di un racconto culturale ampio e attuale.
Il magazine britannico Dazed ha recentemente dedicato spazio ai “ritratti potenti della popolazione di terzo genere di Napoli”, pubblicando una selezione di immagini tratte da TRA, l’ultima mostra del fotografo Roman Manfredi (qui il link diretto al magazine).
Autodidatta, oggi basato a Londra, Manfredi lavora da anni sulle intersezioni di genere e classe. In TRA il fotografo esplora la longevità delle esperienze di genere non conformi, concentrandosi sui femminielli come terzo genere autoctono della cultura napoletana. Parte del progetto è stata realizzata proprio a Montevergine, luogo simbolico del pellegrinaggio.
“Questo corpus di lavori continua il mio intento di avvicinarmi alla diversità di genere come a qualcosa di vissuto, relazionale e sentito, piuttosto che qualcosa da spiegare o classificare”, afferma Manfredi.
Le immagini pubblicate da Dazed mostrano femminielli e masculille di età diverse, tra corone floreali, cardigan all’uncinetto, tatuaggi e croci d’argento.
TRA, il progetto fotografico di Roman Manfredi, sarà in tournée nel Regno Unito nel 2026 come vincitore dei Jerwood/Photoworks Awards 5, insieme al lavoro di Sayuri Ichida. La mostra toccherà Londra, Barnsley, Cardiff e Glasgow, confermando la rilevanza internazionale della ricerca di Manfredi sulle identità di genere e sulla cultura dei femminielli.
© Riproduzione riservata.

Cosa ne pensi?