He-Man, polemica sui pronomi “he/him”: la paura della mascolinità diversa di Nicholas Galitzine

Dal cartellino “he/him” alla vulnerabilità esibita nel trailer, Masters of the Universe riscrive il mito della forza maschile.

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La polemica sui pronomi “HE/HIM” appoggiati per un istante sulla scrivania di Prince Adam (Nicholas Galitzine) nel trailer di Masters of the Universe è una di quelle tempeste digitali forse alimentate dal marketing. Più probabilmente appiccate dai focosi leoni reazionari allergici al mondo che avanza.

È un cartellino da ufficio, una gag evidente, un gioco di parole persino infantile sul nome He-Man. Tanto basta perché una parte rumorosa della rete gridi al sacrilegio, al complotto, alla fine dell’eroe virile così come l’abbiamo conosciuto nei pomeriggi televisivi degli anni Ottanta. I neofascistelli di ritorno che lanciano gas lacrimogine in faccia ai bambini (ICE, a Minneapolis) strepitano perché temono il woke in versione bonazzo tutto muscoli. E hanno ragione, perché è proprio così. Non si arrendono all’evidenza che il woke vincerà. Che lo faccia coi muscoli li manda fuori di testa.

Cos’è successo?, direte. È successo che alla vista del trailer, nelle cui prime immagini appare Nicholas (Prince Adam) seduto a una scrivania con il cartellino in evidenza che chiarisce il suo pronome HE/HIM, i destrorsi del globo digito-terracqueo si sono indignati per presunta apologia di wokismo. Un fiume di lamenti contro presunte derive rainbow-gender e altre frottole di quello stampo.

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Nicholas Galitzine è He-Man nella trasposizione cinematografica di Masters of the Universe

La verità è che il punto non è il pronome. Qui pretesto per giocare con capriole semantiche ironiche. Il punto è il corpo che lo pronuncia. Nicholas Galitzine entra in questo mito ipermuscolare portandosi appresso qualche cosuccia che prima mancava. Una vulnerabilità visibile. Una bellezza burrosa stratosferica efebica sovraccaricata di ormoni. E poi c’è la sua carriera. La statura artisticamente queer di questa star più anomala di quanto si creda. Il portato della sua filmografia farcita di vibrazioni gay (Rosso Bianco e Sangue Blu, il suo atteso sequel Rosso, Bianco e Royal Wedding, Mary e George, 100 Nights of Hero, ma anche i più vecchi come Legends, Handsome Devil, Il rito delle streghe. Un’indigestione di mascolinità nuova che manda su tutte le furie i maschietti che avrebbero voluto un He-Man bidimensionale formato cartone animato. E chissà quante ne dovremo vedere ancora prima dell’uscita del film (Giugno in Italia).

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L’He Man di Galitzine sembra assai diverso dai pupazzetti animati che furono. Il nuovo principe che renderà il mondo un posto migliore con la forza di Greyskull, arriva qui in modalità Barbie di Margot Robbie: è un giovane uomo che ha attraversato il disincanto, l’esilio, il lavoro grigio, l’attesa. Un maschio che conosce la forza perché ha conosciuto la perdita. Ha conosciuto l’abbandono (nel plot il ragazzino fu mandato sulla Terra per essere protetto: tanti auguri). E salverà il mondo, certo con la forza, ma soprattutto con la gentilezza.

La reazione scomposta di chi invoca l’infanzia violata (queste le polemiche fascitelle riassunte da Out Magazine) tradisce quella paura antica che l’eroe non sia più impermeabile, inscalfibile, invincibile.

Tradisce quella paura che la mascolinità non coincida più con l’assenza di dubbio. Galitzine sembra scardinare fin dai primi frame del trailer, che insistono sulla sua ingenuità goofy, l’idea tossica del guerriero invincibile senza bisogno di proclami. Ma con i pronomi sulla scrivania. Adorabile.

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È la scelta stessa di Nicholas in questo ruolo che certificava a monte l’intenzione di rompere gli schemi stereotipati del maschio tutto d’un pezzo nel film diretto da Travis Knight (regista anche lui frequentatore di queerness con Paranorman). Nicholas lo fa con lo sguardo, apprezzabile fin dal trailier. Sapete, quello sguardo da “non so dove sono e perché” a cui ci ha abituati. Lo fa con il modo in cui il corpo potente resta abitato dal dubbio di chi non abdica alle certezze delle semplificazioni binarie. Cosa significa essere forti oggi. Cosa significa proteggere senza dominare. Dove finisce il potere e dove inizia l’etica? Forse proprio su un cartellino di una scrivania. Un pronome che taglia più di una spada.

 

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