31enne calciatore spagnolo nonché difensore del Betis Siviglia, Héctor Bellerín è famoso in patria per non tirarsi mai indietro, quando c’è da prendere una posizione. Contro il razzismo, il sessismo, la misoginia, le politiche fasciste.
Negli ultimi anni è stato spesso vittima di omofobia, a causa della sua passione per la moda, per i capelli lunghi e le unghie dipinte. Nel 2018 fu addirittura costretto a chiudere temporaneamente i propri canali social. Intervistato nel corso della trasmissione ‘El Larguero‘ con Manu Carreño, Bellerín è tornato ad affrontare il tema omofobia nel mondo del calcio, e in particolar modo nella Liga, e il silenzio di quasi tutti i suoi colleghi, soprattutto più giovani.
🏳️🌈 “Mi hanno chiesto di partecipare a un documentario per parlare dell’omofobia nel calcio, ma ho rifiutato: penso che sarebbe più potente mostrare chi non si schiera su questa causa e perché.”
Héctor Bellerín, intervistato ieri sera da @ellarguero. pic.twitter.com/o6W4f88djt
— Pallonate in Faccia @pallonateinfaccia.bsky.social (@pallonatefaccia) March 27, 2026
“Ci si aspetta che i calciatori siano una voce fin da giovanissimi. Non ci si può aspettare che un diciottenne abbia opinioni politiche ben definite, ma ci potrebbe essere molta più formazione da parte dei club, un maggiore coinvolgimento con la realtà quotidiana delle strade. Al di là del prendere posizione, manca un po’ di carattere, personalità e coraggio non solo da parte dei colleghi calciatori, ma anche da parte di altri atleti, sportivi. Ci limitiamo tutti a dire l’ovvio. Mi è stato chiesto di realizzare un documentario sull’omofobia nel calcio, e ho risposto di andare di club in club chiedendo chi volesse partecipare e parlarne. Ecco come si potrebbe riassumere il tuo documentario. Non l’ho fatto per questo motivo. Alla fine, mi è stato chiesto di essere il portavoce di una causa che non mi appartiene. Non rappresento, non faccio parte di quel gruppo, anche se ci sono molte persone nella mia cerchia, vivo con loro. Sento che non è una responsabilità che mi compete. Penso che sia più efficace mostrare come gli altri non si esprimano e perché non lo fanno”.
Bellerín ha provato a spiegare come mai, ancora oggi, l’omosessualità sia un tabù nel mondo del calcio professionistico maschile: “Nel calcio siamo plasmati in un modo specifico, ed è un settore eteropatriarcale dove ci sono pochissime donne che lavorano in condizioni di parità; Siamo tutti intrappolati in quella bolla”. Uno sport, il football, che purtroppo vede ancora oggi episodi razzisti, tanto in campo quanto sugli spalti.
“Abbiamo permesso che gli stadi diventassero luoghi in cui si possono fare cose che non si possono fare da nessun’altra parte”, ha sottolineato Bellerìn. “Sono rifugi sicuri per gli insulti. Lì succedono cose che non succederebbero per strada. Questo non accade in altri sport e abbiamo normalizzato qualcosa che trovo barbaro. Non si può vivere quell’esperienza senza che gli insulti e la violenza continuino a farne parte.”
Cresciuto nella mitica cantera del Barcellona e grande lettore, con libri su libri continuamente pubblicati sul proprio profilo IG, Héctor Bellerín si è poi trasferito all’Arsenal, da giovanissimo, per poi tornare in Spagna nel 2021. In passato ha giocato anche 4 partite con la maglia della nazionale spagnola maggiore, dopo aver vinto una medaglia d’argento agli Europei di calcio Under-21 del 2017. L’attuale compagna del calciatore è Elena Castro.
