L’iconico attore e attivista per i diritti LGBT+ Sir Ian McKellen darà il via a una marcia di protesta contro le leggi anti-LGBT+ nel Commonwealth sabato 30 maggio, nel centro di Londra, alle ore 12:00. guidato  Guidata dal sovrano britannico Re Carlo III,  il Commonwealth è un’associazione volontaria di 56 Stati indipendenti, la maggior parte dei quali ha un passato coloniale legato all’Impero britannico.

La “Marcia della Vergogna” protesterà contro la criminalizzazione delle persone LGBT+ in 29 Stati membri del Commonwealth, in base a leggi di epoca coloniale originariamente imposte dalla Gran Bretagna. Sei Paesi del Commonwealth prevedono una pena massima dell’ergastolo. In Uganda, Brunei e negli stati settentrionali della Nigeria, le relazioni omosessuali possono arrivare fino alla pena di morte. Molti dei partecipanti alla protesta sono rifugiati LGBT+, fuggiti proprio dalle persecuzioni nei Paesi del Commonwealth.

Per 77 anni il vertice dei capi di governo del Commonwealth si è rifiutato di riconoscere i diritti umani delle persone LGBT+, o persino di consentire un qualsiasi tipo di discussione sull’argomento. Gli attivisti che prenderanno parte alla protesta sottolineano come milioni di persone LGBT+ in tutto il Commonwealth continuino a subire arresti, incarcerazioni, violenze e discriminazioni, unicamente a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere.

L’iniziativa è organizzata dalla Peter Tatchell Foundation insieme a Out and Proud Africa LGBTI, Let Voice be Heard (Bangladesh), Gay Indian Network (GIN) e African Equality Foundation. La “Marcia della Vergogna del Commonwealth” inizierà proprio con un discorso dell’87enne Ian McKellen, da 40 anni in prima linea in difesa dei diritti LGBTQIA+, dando così il via alla protesta davanti a otto Alte Commissioni del Commonwealth che criminalizzano le persone LGBT: Nigeria, Uganda, Papua Nuova Guinea, Trinidad e Tobago, Ghana, Giamaica, Bangladesh e Sri Lanka. Tutto questo mentre il Commonwealth prova a presentarsi agli occhi del mondo come un’organizzazione moderna impegnata nella democrazia, nell’uguaglianza e nei diritti umani. Ma così non è, è tutta finzione.

L’orgoglio e l’attivismo di Ian McKellen

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ian mckellen
The Bolton News

Deborah Birunji Nabisere di Out and Proud Africa LGBTI, lesbica fuggita dalle persecuzioni in Uganda, ha dichiarato: “So cosa significhi vivere sotto leggi concepite per cancellare la tua umanità. Stiamo manifestando perché il silenzio ha protetto la persecuzione per troppo tempo. I leader del Commonwealth non possono celebrare l’unità mentre milioni di cittadini LGBT+ vivono nella paura. Per molte persone LGBT+ in Africa e nel Commonwealth, queste leggi non sono astratte. Influenzano ogni aspetto della vita quotidiana: se puoi parlare apertamente, se puoi trovare lavoro, se puoi tornare a casa in sicurezza.”

Sir Ian McKellen ha aggiunto: “Nessuno dovrebbe affrontare il carcere, la violenza o la morte semplicemente per essere se stesso e amare un’altra persona. Eppure, nella maggior parte del Commonwealth, le persone LGBT+ sono ancora trattate come criminali. Molte di queste leggi sono retaggi dell’Impero britannico. Il minimo che noi in Gran Bretagna possiamo fare è mostrare solidarietà a coloro che lottano per rovesciare la criminalizzazione. Sono orgoglioso di sostenere questa marcia e i coraggiosi attivisti che guidano la lotta per l’uguaglianza delle persone LGBT+.”

Peter Tatchell ha concluso: “Per decenni, i leader del Commonwealth non sono riusciti a porre fine alla persecuzione delle persone LGBT+. Esortiamo la nuova Segretaria Generale del Commonwealth, Shirley Ayorkor Botchwey del Ghana, a iniziare il suo mandato chiarendo che la vittimizzazione anti-LGBT+ è incompatibile con i valori del Commonwealth. Venticinque paesi del Commonwealth criminalizzano ancora l’omosessualità, per lo più in base a leggi dell’era coloniale britannica, in diretta violazione dell’impegno della Carta del Commonwealth per l’uguaglianza e la non discriminazione. In tutto il Commonwealth, milioni di persone LGBT+ continuano a subire arresti, incarcerazioni, violenze e discriminazioni in ambito lavorativo, abitativo, scolastico e sanitario.”

Nel 2025 è cresciuto il numero di Paesi che criminalizzano le persone LGBTQIA+

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