I nuovi dati pubblicati da IGLA evidenziano come il mondo continui a criminalizzare le persone LGBTQIA+, con un aumento del numero di Paesi che vietano gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso. È la prima volta in quasi un decennio. ILGA World, federazione mondiale di oltre 2.300 organizzazioni, compila il suo database ad accesso libero che monitora i progressi e le reazioni negative in materia di diritti LGBTQ+ in tutto il mondo. I dati relativi al 2025 hanno evidenziato l’allarme.
Cresce la criminalizzazione della comunità LGBTQIA+ nel mondo

L’anno scorso il Burkina Faso ha introdotto per la prima volta una legge che criminalizza l’omosessualità, mentre Trinidad e Tobago ha revocato la sua precedente decisione di depenalizzazione. Tutto ciò ha portato a 65 il numero di Paesi che criminalizzano le relazioni omosessuali consensuali.In sette Stati membri delle Nazioni Unite le leggi prevedono la pena di morte per le relazioni omosessuali, mentre in altri cinque non vi è certezza giuridica. Almeno 63 paesi hanno leggi che limitano la libertà di espressione delle persone LGBTQ+. In 61 Stati membri delle Nazioni Unite esistono ostacoli legali per le organizzazioni e gli attivisti che si battono apertamente per i diritti delle persone LGBTQ+.

Nel 2017 l’ultima volta in cui si era andati incontro un aumento, quando i Paesi che criminalizzano le persone LGBTQIA+ passarono da 73 a 74. Nel 1990 erano 114. Nel 1997 si scese per la prima volta sotto i 100, nel 2001 sotto i 90, nel 2008 sotto gli 80, nel 2022 sotto i 70. Dei 65 Paesi che ad oggi criminalizzano le relazioni omosessuali consensuali più della metà (33) si trovano in Africa, 21 in Asia, 5 in America e 6 in Oceania.
L’allarme prosegue nel 2026
E il 2026 non sta cambiando marcia, rispetto al 2025, anzi. In Kazakistan il Presidente ha firmato una legge che vieta la diffusione di informazioni sugli “orientamenti sessuali non tradizionali” in una vasta gamma di contesti, classificandole come dannose per i minori. La commissione per i media della Malesia ha bloccato l’accesso a diverse app di incontri legate alla comunità LGBTI+, con arresti continui per “feste gay”. In Senegal il Codice penale è stato riformato per aumentare le pene detentive per “atti contro natura”, da 1-5 anni a 5-10 anni di reclusione, con conseguenze devastanti. In Bielorussia una nuova legge punisce la propaganda sulle “relazioni omosessuali” e sul “cambio di sesso” con multa e in alcuni casi con l’arresto amministrativo. In Uganda la Corte d’Appello ha confermato una sentenza del 2014 che autorizzava la chiusura di un’organizzazione per presunta “promozione dell’omosessualità”, con la nuova legge anti-LGBTIQ+ che è rapidamente diventata un sistema di ricatto, con oltre 1.200 casi documentati. In Turchia Erdogan vorrebbe il carcere per le persone trans e le coppie gay.
Julia Ehrt, direttrice esecutiva di ILGA World, dinanzi ai dati del 2025 ha dichiarato: “Indipendentemente dalla nostra etnia, origine o genere, la maggior parte di noi apprezza la libertà di vivere la propria vita e di essere se stessi per le proprie comunità.Ma sempre più spesso, leader e movimenti autoritari cercano di controllare ciò che accade ai nostri corpi e come ci muoviamo nel mondo.” Il loro tentativo di estromettere le persone LGBTI dagli spazi pubblici fa parte di una strategia reazionaria che speravamo le società avessero superato. Più e più volte, le persone che si battono per la giustizia sociale hanno camminato fianco a fianco, rifiutandosi di essere costrette a nascondersi. Ogni volta che il mondo si riunisce per il Pride, a giugno o in qualsiasi altro momento dell’anno, celebriamo la nostra meravigliosa diversità. E, insieme, creiamo un mondo in cui tutti possono camminare apertamente, senza paura.”
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