Il Grande Colibrì: “Noi migranti LGBT ci rappresentiamo da soli” – la replica del Gay Center

"Gentile signor Fabrizio Marrazzo, la sfido a trovare una persona migrante che non desideri avere un permesso di soggiorno con cui accedere al sistema sanitario in modo continuativo", ha tuonato il vicepresidente Lyas Laamari.

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Non si placano le polemiche nei confronti di Libero e di Fabrizio Marrazzo, portavoce dell’associazione Gay Center che due giorni fa aveva espresso il proprio disappunto nei confronti della possibile sanatoria del Governo nei confronti dei migranti, facendosi in qualche modo portavoce della “comunità italiana di migranti lesbiche, gay, bisex e trans”.

Dopo la dura replica diffusa ieri pomeriggio da oltre 20 associazioni LGBT italiane, è arrivata ora una lettera aperta scritta da Lyas Laamari, vicepresidente dell’associazione Il Grande Colibrì nonché migrante ex-irregolare, attualmente rifugiato e unito civilmente con un cittadino italiano, che si è direttamente rivolto a Marrazzo in relazione al suo pezzo scritto sull’Huffington Post.

Probabilmente Lei, caro Marrazzo, non sa che la stragrande maggioranza delle persone sfruttate sono vittime di caporali con cittadinanza italiana naturale o acquisita“, scrive Lyas. “Forse non è informato sulle condizioni di vita di chi, non avendo il permesso di soggiorno, non ha nessun diritto ad affittare regolarmente un posto letto, non può accedere alle cure mediche o alle terapie ormonali se è una persona trans, o semplicemente non può avere la tessera di un’associazione che gestisce una discoteca dove andare a ballare“.

Non avere una residenza significa non avere accesso ai servizi minimi per i cittadini. Non avere un permesso di soggiorno non ti permette nemmeno di avere una SIM telefonica con cui chiamare i tuoi genitori rimasti in patria. Quando Lei pensa di fare l’alternativo scrivendo che bisogna “valutare azioni di carattere temporaneo“, evidentemente non sa che molte persone migranti regolari in questo paese vivono con permessi di soggiorno temporanei!

Lyas chiede poi prove concrete al portavoce del Gay Center, che aveva annunciato di aver avuto avuto testimonianze dirette da migranti LGBT contrari alla regolarizzazione: “Sostenere pubblicamente di essere diventato il portavoce della comunità migrante LGBT italiana mi costringe a sfidarLa pubblicamente a trovare una persona migrante, irregolare ovviamente, che dia credito alle Sue dichiarazioni dicendo di non voler avere un permesso di soggiorno con cui stringere un rapporto lavorativo, anche come bracciante o colf, e di non voler avere un ruolo partecipativo nella comunità in cui vive. La sfido a trovare una persona migrante che non desideri avere un permesso di soggiorno con cui accedere al sistema sanitario in modo continuativo, ad esempio per seguire un percorso di riattribuzione sessuale o per intraprendere un percorso psicoterapeutico dopo una violenza sessuale subita in Italia o durante il viaggio dal paese di provenienza. La sfido a trovare una persona migrante che non desideri avere l’indipendenza legale sufficiente per raggiungere la propria autodeterminazione e uscire dallo schiavismo, dalla tratta e dallo sfruttamento sessuale sempre più insito nella nostra società“.

In risposta alle proposte da Lei avanzate, sempre a nome della comunità a cui non appartiene e di cui apparentemente non sa nulla, non posso che citare il dirigente sindacale Aboubakar Soumahoro, che dice che “la qualità stessa della nostra democrazia è subordinata alla qualità di vita dei lavoratori” e aggiunge che “la fase 2 della pandemia ha senso quando si garantisce alle persone migranti irregolari la possibilità di avere un medico di base e di potersi iscrivere all’anagrafe per essere viste come essere umani prima ancora che lavoratori e lavoratrici“. La Sua visione infantilizzante della comunità migrante LGBT in Italia la porta a suggerire allo Stato di “premiare i lavoratori più volenterosi nel loro adempimento del loro impegno socialmente utile” quando noi cittadini stranieri, regolari e non, vogliamo avere il diritto di esistere e di esercitare i nostri doveri in modo onesto e trasparente, contribuendo al sistema sanitario e pagando regolarmente i nostri affitti, le nostre cure, le rette scolastiche delle nostre figlie e dei nostri figli. Personalmente non desidero alcun riconoscimento morale o economico per il dovere che sento nei confronti della comunità che mi ha accolto: come molte persone migranti faccio del mio meglio per raggiungere semplicemente equità di trattamento e parità di diritti e doveri.

In definitiva“, conclude Lyas Laamari, “trovo ridicola la Sua riflessione su come combattere il traffico degli scafisti e il caporalato mantenendo il velo dell’irregolarità, costringendo le persone migranti irregolari a una vita di schiavitù e sottomissione in tutti gli ambiti, nonché strumentalizzando le paure delle persone migranti LGBT e favorendo una visione propagandistica, sia di destra che di sinistra, che non vuole prendersi le proprie responsabilità politiche in materia di immigrazioni“.

Da noi interprellati per un più che doveroso diritto di replica, dal Gay Center hanno così risposto, tanto a Lyas Laamari quanto al comunicato sottoscritto da decine associazioni LGBT nella giornata di ieri.

Cari amici di Gay.It, che LIBERO strumentalizzasse le notizie, non ci stupisce, ma che altri, all’interno del mondo LGBT usino  gli stessi sistemi di Libero, fa male. Ce ne faremo una ragione. GayCenter non ha mai detto di rappresentare tutto il mondo LGBT italiano ma, anche se a qualcuno non fa piacere, è una realtà che nel corso degli anni è cresciuta ed ha guadagnato peso ed autorevolezza grazie al lavoro quotidiano di tante persone. GayCenter non è Fabrizio Marrazzo, ma è un fronte ampio di realtà importanti. Fabrizio ne è il Portavoce. Tanto si precisa affinché sia chiaro che demonizzare una persona non avrà effetto nell’operato di GayCenter. Il nostro operato che, vogliamo tranquillizzare, non  sarà contro qualcuno,  ma per qualcosa, in favore della promozione dei diritti LGBT. Circa la cronaca di questi giorni crediamo che ogni discussione e confronto debbano avere come presupposto il rispetto della verità dei fatti. La posizione di GayCenter, a differenza di quanto rappresentato, non è “né contro la sinistra” come intitola LIBERO, né “contro la sanatoria”. Siamo guidati, probabilmente piu’ di altri, da principi umanitari e di giustizia.  Siamo per una “sanatoria vera” e non “una sanatoria generalizzata” che solo nel nome ha una portata “liberatoria”.  GayCenter  ha fatto delle proposte, non ha parlato per slogan. Facciamo chiarezza su due punti importanti: diritto alla salute garantito per tutti (e senza attese di contratti di lavoro), individuazione di percorsi che possano mettere in sicurezza i migranti, dandogli, oltre l’assistenza sanitaria, formazione e contratti di lavoro che evitino il loro sfruttamento. Non quindi “sanatoria generalizzata” e poi “cavatevela da soli” perché, se si affermasse queste scenario, si darebbe libertà d’azione a mafie italiane e organizzatori di commerci di essere umani. Vogliamo nuovi cittadini, non nuovi schiavi !

Non una risposta, se ne prende atto, alle ‘sfide pubbliche’ fatte da Lyas Laamari.

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