A Banda Aceh, capitale della provincia di Aceh, in Indonesia, un tribunale islamico ha condannato due giovani uomini, di 20 e 21 anni, alla fustigazione pubblica per presunti atti omosessuali. La sentenza è arrivata lo scorso lunedì, al termine di un processo celebrato a porte chiuse secondo le norme previste dalla Sharia locale. Il pubblico è stato ammesso in aula soltanto per la lettura del verdetto.

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Indonesia, due uomini condannati alla fustigazione pubblica per atti omosessuali
Secondo la ricostruzione – ripresa da EuroNews -, i due studenti erano stati arrestati lo scorso aprile dopo essere stati notati mentre entravano insieme nella toilette del parco cittadino di Taman Sari. Alcuni residenti, insospettiti, avevano allertato la polizia religiosa che stava pattugliando la zona.
Gli agenti, intervenuti immediatamente, hanno dichiarato di averli sorpresi mentre si baciavano e si abbracciavano. Per il tribunale, questi gesti costituivano “atti sessuali” e dunque una violazione della legge islamica vigente nella provincia.
Pena ridotta: l’accusa aveva chiesto 85 frustate
Il giudice capo Rokhmadi M. Hum ha sostenuto che le prove dimostravano “in modo legale e convincente” la colpevolezza degli imputati, accusati di aver intrattenuto relazioni omosessuali. L’accusa aveva inizialmente chiesto 85 frustate per ciascuno, ma il collegio di tre giudici ha optato per una riduzione della pena, definita “clemente” in considerazione del percorso accademico eccellente dei due giovani, del comportamento educato in aula, della collaborazione con le autorità e dell’assenza di precedenti penali.
Il tempo trascorso in detenzione preventiva – quattro mesi – è stato inoltre conteggiato come riduzione della pena, abbassando il numero di frustate di quattro. Nonostante il procuratore Alfian abbia espresso disappunto per questa scelta, ha dichiarato che non presenterà ricorso in appello.
Aceh e l’applicazione della Sharia
Aceh è l’unica provincia dell’Indonesia prevalentemente musulmana autorizzata a praticare la legge islamica, un privilegio concesso dal governo centrale laico nel 2006 come parte di un accordo di pace che pose fine a un lungo conflitto separatista.
La Sharia prevede fino a cento frustate per reati di “moralità”, tra cui rapporti omosessuali, adulterio, gioco d’azzardo, consumo di alcol, abbigliamento considerato non conforme per le donne e mancata partecipazione alla preghiera del venerdì per gli uomini.
Nel 2015, la legge è stata estesa anche ai non musulmani, che costituiscono circa l’uno per cento della popolazione locale. Da allora, la provincia ha registrato numerosi casi di punizioni corporali inflitte pubblicamente, spesso sotto lo sguardo di centinaia di spettatori.
La repressione della comunità LGBTQIA+

Episodi di questo tenore evidenziano il clima di forte repressione nei confronti della comunità LGBTQIA+ locale. Le segnalazioni anonime da parte di cittadini, la sorveglianza costante della polizia religiosa e le incursioni dei gruppi di vigilanti rendono praticamente impossibile vivere liberamente la propria identità. Molti giovani queer sono costretti a nascondersi, a evitare luoghi pubblici e a rinunciare a relazioni affettive per timore di essere scoperti, arrestati o esposti pubblicamente. Le conseguenze psicologiche sono pesanti e includono isolamento, ansia e depressione.
Le critiche delle organizzazioni per i diritti umani
Le principali organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno più volte denunciato la fustigazione pubblica come una punizione crudele, disumana e degradante. Secondo le ONG, queste pratiche violano i trattati internazionali sottoscritti dall’Indonesia, tra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici.
Particolarmente grave, sottolineano gli attivisti, è il fatto che il codice penale nazionale indonesiano non regoli l’omosessualità. Questo rende Aceh un caso isolato e controverso all’interno del Paese. Tuttavia, il governo centrale ha finora evitato di intervenire, rispettando l’autonomia legislativa concessa alla provincia.
Dopo l’ultimo caso a Banda Aceh, le associazioni per i diritti civili chiedono la fine immediata della fustigazione pubblica, la revisione delle leggi locali che criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso e un impegno concreto del governo centrale per garantire il rispetto delle libertà individuali.
Finché queste richieste resteranno inascoltate, la comunità queer di Aceh continuerà a vivere sotto la minaccia costante di punizioni corporali e pubbliche umiliazioni. La lotta per i diritti in questa parte dell’Indonesia è tutt’altro che conclusa.

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