Quando le isole Tremiti erano il confino per omosessuali

Una legge contro gli omosessuali sarebbe stato come ammettere la loro esistenza. Il confino, invece, era una possibile soluzione, che paradossalmente portò alla nascita della prima comunità gay in Italia.

confino
Isole Tremiti, il confino per gay.
2 min. di lettura

Anche in Italia, la persecuzione degli omosessuali negli anni della dittatura fascista fu spietata. Fortunatamente, se così si può dire, i sospetti omosessuali e i dichiarati non venivano spediti nei campi di concentramento, come accadeva nella Germania di Hitler. Ma anche nel nostro Belpaese si stava diffondendo l’immagine dell’uomo forte, virile, tutto d’un pezzo, come amava mostrarsi Mussolini nei suoi comizi.

L’uomo femminile, poco virile, che amava altri uomini, quindi, non poteva esistere in Italia. Proprio per questo, nel 1927 venne istituito il Codice Rocco, che (tra le altre norme) prevedeva di inviare al confino tutti quegli italiani ritenuti omosessuali. Non si potevano eliminare o arrestare, perché questo significava ammettere l’esistenza dell’omosessualità in Italia. Il confino era quindi il posto giusto per nascondere quello che per loro era una vergogna.

L’isola scelta fu quella di San Domino, parte dell’arcipelago delle Tremiti, in Puglia.

Da confino per omosessuali a comunità gay-friendly

Erano le bimbe. Così venivano chiamati dai poliziotti che avevano il compito di controllare i prigionieri 24 ore su 24. Allontanati dalle proprie famiglie, dalla propria città, dagli amici e dal lavoro, solo per la loro sospetta omosessualità.

Ma se per noi oggi sarebbe un sogno trascorrere una settimana di ferie in un’isola, tra spiagge e cene di pesce, per quegli uomini era in incubo. Senza elettricità, senza acqua, vivevano in dormitori fatiscenti, chiusi a chiave per tutta la notte.

Solo col tempo, i prigionieri fecero amicizia con gli abitanti dell’isola di San Domino, integrandosi. Il fatto più paradossale, fu che qui poterono iniziare a vivere liberamente la propria sessualità. Divenne insomma un’isola gay-friendly, dove ognuno poteva essere se stesso, con più libertà rispetto a casa.

Ovviamente, la felicità di poter vivere il proprio orientamento sessuale non è da vedere come una vera e propria libertà, poiché erano comunque dei prigionieri, portati nell’isola in manette, derisi dalle autorità e spesso picchiati e arrestati solo perché considerati “contro natura”.

Il confino per omosessuali nell’isola di San Domino durò solo pochi anni. Nel 1940, il regime fascista graziò tutti, ma solo per mandarli in guerra. Poco uomini per vivere liberamente, ma abbastanza per farsi uccidere.

La comunità gay che invento il duce (senza saperlo)

“L’isola dei papaveri. La prima comunità gay al mondo che inventò il Duce (senza saperlo)” è il libro che racconta questo fatto, dimenticato dai più. Il confino era una punizione meno dura della galera, che però inviava il malcapitato a centinaia di chilometri di distanza, senza la possibilità di ricevere visite. 

Una delle tante storie dimenticate, perché, in fondo, in quegli anni non avere “invertiti” in circolazione era meglio, per tutti. 

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Anonimo 5.6.21 - 12:08

Grazie per aver ricordato questa pagina oscura della nostra Storia di cui si parla (e si sa) troppo poco. Aggiungo che sull'isola di San Domino si trova una targa commemorativa per ricordare il confino degli omossessuali durante la dittatura fascista, che fu deposta nel 2013 al termine di una tre giorni di tavole rotonde e confronti sul tema, ideata e voluta, tra gli altri, da Vladimir Luxuria.

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