Oggi 47enne, Jason Collins ha scritto un’indelebile pagina NBA quando nel 2013, via Sports Illustrated, divenne il primo atleta professionista ancora in attività di una delle quattro grandi leghe sportive americane a fare coming out.

Dodici anni dopo Collins ha fatto una rivelazione drammatica ad ESPN. Ha un cancro terminale al cervello.

“Qualche mese fa la mia famiglia aveva rilasciato una dichiarazione, volutamente vaga, in cui diceva che avevo un tumore. Adesso, invece, è il momento che le persone ascoltino me: ho un glioblastoma allo stadio 4, una delle forme più letali di tumore al cervello”.

In estate Jason ha sposato il produttore cinematografico Brunson Green. Un momento di felicità assoluta a cui è seguita la diagnosi.

“Dovevamo andare agli Us Open, ma all’improvviso non sono riuscito a fare i bagagli. Ho fatto una tac e mi hanno detto che avevo bisogno di una visita specialistica. A un certo punto sono caduto in casa, non sapevo più come spegnere un elettrodomestico: il tumore mi stava già aggredendo. Secondo i miei familiari, ho perso la memoria a breve termine e la capacità di comprensione. Il glioblastoma è aggressivo ed è difficile da trattare perché circondato dal cervello, immaginatevi un mostro con i tentacoli grosso come una palla da baseball”. “Ero fuori di testa, non ricordo bene. Mio marito in ospedale mi ha detto che ho perso la voglia di guardare il tennis e ho iniziato ad apprezzare le serie tv coreane, più tranquille”.

Jason Collins non vuole arrendersi

Jason Collins ha un tumore terminale al cervello: "Potrei essere il primo a batterlo, come fui il primo a fare coming out" - Brunson Green e Jason Collins - Gay.it
Jason Collins e Brunson Green si sono sposati

Ma Collins, da ex finalista NBA, non ha mai mollato. Ha iniziato la radioterapia e ha cominciato a fare ricerche sul suo tumore “Mi sono detto “Stai zitto e vai a giocare contro Shaq”. Ho giocato contro Shaquille O’Neal nel suo prime, ed è la sfida più grande che tu possa affrontare su un campo da basket, non ho paura”.

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Collins ha rivelato di essersi recato a Singapore per un trattamento sperimentale che somministra la chemioterapia direttamente al cancro. Ciò consente l’uso di sostanze chimiche più potenti, che non vanno ad influenzare il resto del corpo del paziente. Una sperimentazione che ha preso in considerazione perché con lo “cura standard” negli Stati Uniti gli davano al massimo 13 mesi di vita. Senza cure, sarebbe morto “entro sei settimane o tre mesi”.

“Non ho paura di sfondare un muro o di provare a fare tutto il possibile, perché sono così circondato dall’amore e so che la mia famiglia è così forte e starà bene”. “Dopo aver fatto coming out, qualcuno che rispetto davvero mi ha detto che la mia scelta di vivere apertamente avrebbe potuto aiutare qualcuno che forse non avrei mai incontrato. Mi sento come se fossi tornato in quella posizione, dove potrei essere la prima persona a sfondare questo muro. Io e la mia famiglia non staremo qui seduti ad aspettare che il cancro mi uccida senza prima aver lottato con forza. Lo colpiremo per primi con terapie ancora in fase di studio. Il mio tumore non è operabile, quindi devo fare delle cure di mantenimento per cui la prognosi media è di circa un anno, dagli 11 ai 14 mesi. Se questo è il tempo che mi rimane, vorrei dedicarlo a testare un trattamento che un giorno potrebbe diventare un nuovo standard di cura per tutti”.

Jason Collins ha giocato nell’NBA per 12 stagioni, iniziando nel 2001 con i New Jersey Nets, dove ha militato per sette stagioni, arrivando a disputare le Finali NBA nel 2002 e nel 2003. Successivamente ha giocato nei Memphis Grizzlies, Minnesota Timberwolves, Atlanta Hawks, Boston Celtics, Washington Wizards e Brooklyn Nets, sua ultima stagione un anno dopo lo storico coming out pubblico.

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