Jo Ellis, pilota trans costretta a smentire la fake news che la voleva responsabile dell’incidente aereo di Washington: “Sono viva” (VIDEO)

La disinformazione transfobica della destra USA ha travolto Jo Ellis, che non era in volo e nulla c'entra con l'incidente.

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Jo Ellis, la replica della pilota alle fake news transfobiche
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Jo Ellis è una pilota di elicotteri Black Hawk, veterana della Guardia Nazionale della Virginia, accusata di essere alla guida dell’elicottero che ha causato la tragedia di Washington DC, la scorsa settimana, scontrandosi con un aereo dell’American Airlines. 67 persone sono decedute.

Donald Trump aveva vergognosamente dato la colpa dell’incidente alle politiche DEI volute da Obama e Biden, per poi rimangiarsi quanto asserito. Nel frattempo sui social alcuni account di estrema destra hanno puntato il dito contro Jo Ellis, sostenendo che ci fosse proprio lei su quell’elicottero. Si è persino letto che Ellis avesse optato per il suicidio, causando volontariamente il disastro aereo, ridando così forma alla politica transfobica costruita da Trump nei confronti delle persone trans nell’esercito USA.

FakeGayPolitics ha diffuso questa fake news, presto diventata virale e arrivata anche in Italia: “Il pilota del Black Hawk è stato identificato come Chief Warrant Officer 2 (CW2) Jo Ellis, una donna transgender. Jo Ellis ha prestato servizio nella Guardia nazionale della Virginia per 15 anni e ha fatto la transizione mentre prestava servizio come pilota. Jo ha rilasciato dichiarazioni anti-Trump radicalizzate sui social”.

Non c’era niente di vero.

La replica di Jo Ellis alle fake news

Jo Ellis è corsa sulla propria pagina Facebook per smentire simili affermazioni: “Sono successe cose folli su Internet e sono stata definita come uno dei piloti dell’incidente di Washington. Vi prego di segnalare qualsiasi account o post che vedete. È un insulto per le vittime e per le famiglie di coloro che hanno perso la vita e meritano di meglio di queste stronzate dei bot e dei troll di Internet”. “Non se lo meritano, nè io me lo merito”. “Io sono viva”.

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Jo Ellis è stata inviata in Iraq per l’operazione New Dawn nel 2011 e ha ricevuto l’Air Medal per aver prestato servizio come mitragliere. Il 28 gennaio Ellis ha scritto un toccante e potente post social dopo il secondo divieto voluto da Donald Trump nei confronti persone transgender, perché a suo dire “inadatte al servizio militare”.

Nel 2024 ho fatto coming out nella mia unità e ho iniziato a presentarmi pubblicamente come una donna“, ha ricordato Ellis. “Ancora una volta, ho ricevuto un sostegno travolgente dalla mia unità in generale. Per ovvi motivi ero nervosa perché temevo di essere sgradita o di mettere a disagio le altre donne con la mia presenza in caserma, nei bagni, ecc. Molte soldatesse nella mia unità mi hanno offerto il loro sostegno. Alcune si sono persino prodigate per farmi sentire a mio agio nel loro spazio”. “Ho pagato di tasca mia tutte le mie cure legate alla mia condizione di persona trans. L’esercito non ne ha coperto nessuna”. “Ho prestato servizio nella stessa unità per 15 anni. Voglio prestarne servizio almeno altri 15. Amo il mio paese”.

Secondo quanto riportato da CBS News, Ryan O’Hara, 29 anni, era il capo equipaggio dell’elicottero Black Hawk che si è scontrato con l’aereo passeggeri di America Airlines. Un altro membro dell’equipaggio dell’elicottero è stato identificato come il Chief Warrant Officer 2 Andrew Eaves, anch’egli morto.

Donald Trump è stato pesantemente criticato per aver attribuito l’incidente al DEI. Quando un giornalista gli ha chiesto come potesse associare le politiche di inclusione all’incidente pur non essendo partita alcuna indagine, Trump ha risposto: “Perché ho buon senso“.

Nel farlo ha accusato la FAA di aver assunto persone con disabilità che includono “udito, vista, estremità mancanti, paralisi parziale, paralisi completa, epilessia, grave disabilità intellettiva, disabilità psichiatrica e nanismo“. Poi Trump ha dovuto ammettere che lo scontro aereo di Washington è stato causato dall’elicottero militare, troppo alto in volo, pur ribadendo che le pratiche di sicurezza sono antiquate e i criteri di assunzione discutibili.

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