Come promesso in campagna elettorale, il presidente Donald Trump avrebbe firmato un ordine esecutivo che elimina le iniziative DEI (Diversity, Equity and Inclusion) dall’esercito statunitense, vietando la presenza di persone trans militari. “Per garantire di avere la forza di combattimento più letale al mondo, elimineremo l’ideologia transgender dal nostro esercito”, ha precisato il tycoon, che avrebbe firmato l’ordine esecutivo sull’Air Force One.
Il 47esimo presidente USA ha parlato di forze armate “afflitte da un’ideologia di genere radicale per placare gli attivisti LGBTQIA+“, dicendosi convinto che “molte condizioni di salute mentale e fisica sono incompatibili con il servizio attivo”.
L’ordine specifico afferma che “l’adozione di un’identità di genere incompatibile con il sesso di un individuo entra in conflitto con l’impegno di un soldato verso uno stile di vita onorevole, veritiero e disciplinato, anche nella propria vita personale”. “L’affermazione di un uomo di essere una donna e la sua richiesta che gli altri onorino questa falsità non sono coerenti con l’umiltà e l’altruismo richiesti a un membro del servizio attivo“.
Prosegue così l’odissea delle persone trans militari d’America da 10 anni a questa parte.
La svolta del 2016 con Barack Obama
Nel 2016 fu Barack Obama a porre fine al divieto per le persone transgender ad arruolarsi nelle forze armate, prevedendo che fosse proprio l’esercito a pagare le spese mediche dei propri dipendenti che volevano sottoporsi alla transizione. È il 30 giugno. Quel giorno gli USA diventano il 19° Paese al mondo a consentire alle persone transgender di prestare sercizio nell’esercito.
Nei mesi precedenti il ministro della Difesa, Ash Carter, nominò una commissione ad hoc sul tema, mentre l’allora presidente invitò alla Casa Bianca un aviere transgender, Logan Ireland, insieme alla fidanzata Laila Villanueva, a sua volta donna transgender caporale dell’esercito. Nello stesso anno venne nominato il primo segretario dell’esercito dichiaramente gay, Eric Fanning, mentre 5 anni prima sempre Obama scrisse la parola fine alla contestatissima norma “Don’t Ask, Don’t Tell“, che dagli anni ’90 proibiva a militari gay e lesbiche di parlare apertamente del proprio orientamento sessuale. Prima della norma Don’t Ask, Don’t Tell, voluta da Bill Clinton, ai militari omosessuali era vietato entrare nell’esercito.
Nel 2003 un ex pluridecorato Navy Seal ha fatto coming out come donna trans, Kristin Back.
Il primo divieto di Donald Trump
Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca tutto cambia. Nel 2017 il neoeletto presidente cancella l’apertura voluta da Barack Obama vietando alle persone trans di poter lavorare nell’esercito statunitense: “I nostri militari devono concentrarsi su una vittoria decisiva e schiacciante e non possono essere gravati dagli enormi costi medici e dai disagi che l’essere transgender nell’esercito comporterebbe“, scrisse all’epoca su X. Mentendo spudoratamente, perché i costi a carico del governo USA erano e sono esigui così come non esistono disagi di alcun tipo nell’essere persone trans e al tempo stesso militari. Ma a Trump interessa solo la retorica transfobica tanto cara al suo elettorale più estremo.
I tribunali si ribellarono al volere presidenziale con più sentenze contrarie, obbligando l’amministrazione ad un nuovo intervento, poi approvato dalla Corte Suprema per 5 voti a 4, che ribaltò quanto deciso dai vari giudici statali. Le nuove restrizioni entrano in vigore nell’aprile del 2019, negando effettivamente alle persone transgender di arruolarsi e ponendo molteplici limitazioni al personale militare trans in servizio, obbligando migliaia di persone transgender militari già arruolate a lavorare ufficialmente “nel proprio sesso biologico”.
L’intervento di Joe Biden e il ritorno di Trump
Nel 2021 Joe Biden, 5 giorni dopo essersi insediato come nuovo presidente, cancella il divieto di Donald Trump. “Oggi ho abrogato il divieto discriminatorio per le persone transgender di prestare servizio militare“, cinguettò all’epoca Biden. “È semplice: l’America è più sicura quando chiunque sia qualificato per prestare servizio militare possa farlo apertamente e con orgoglio“.
Trump tuona indignato promettendo più e più volte, per quattro anni, che se fosse tornato alla Casa Bianca avrebbe reintrodotto il suo divieto alle persone trans nell’esercito USA, oltre a voler negare alle persone trans di prendere attivamente parte a sport professionistici. E ad una settimana dal suo secondo insediamento ha mantenuto la promessa, firmando l’ennesimo ordine esecutivo omotransfobico di questa sua seconda presidenza appena iniziata.
Numeri alla mano dovrebbero essere 15.000 i militari trans d’America su oltre 2 milioni di dipendenti dell’esercito. 15.000 persone ancora una volta costrette a marciare contro la transfobia istituzionale targata Donald Trump.


