Joker: Folie À Deux è sperpero di talento, potenzialità e attese

Tutto quello che non funziona nel sequel di Todd Phillips. E a rimetterci è inevitabilmente anche Lady Gaga.

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Probabilmente il film più atteso del 2024, cinque anni dopo il clamoroso Leone d’Oro a Venezia, il miliardo di euro incassato in tutto il mondo e i due premi Oscar vinti.

Joker: Folie À Deux, dal 2 ottobre al cinema, è nato “a grande richiesta”. Della Warner, che agognava un ulteriore trionfo al box office, del pubblico, che era rimasto affascinato da questo anti-cinecomics d’autore, e dagli agenti di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, riusciti a strappare contratti monster per tornare laddove avevano assicurato che non sarebbero tornati. Perché Joker era nato come film unico e a sè stante, lontano dal DC Universe e da Batman. A ribadirlo più e più volte sia Phillips che Phoenix, premio Oscar grazie al suo iconico Arthur Fleck, fino a quando l’idea giusta, almeno apparentemente, non è venuta a galla. E qui ha preso forma Folie À Deux, nuovamente co-sceneggiato da Scott Silver, con l’inevitabile conferma del direttore della fotografia Lawrence Sher, dello scenografo Mark Friedberg, del montatore Jeff Groth e della compositrice Hildur Guđnadóttir, nel 2020 più che meritata premio Oscar per le fantastiche musiche del primo film.

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Lady Gaga é Harley Quinn

Unica vera, attesissima, strombazzata novità di questo capitolo due, Lady Gaga. In quel 2019 in cui Joker trionfò a Venezia c’era anche lei al Lido, anche se fuori concorso, con A Star is Born, folgorante esordio recitativo che la portò fino agli Oscar. Nel 2021 il primo inciampo, rumoroso, con lo sbertucciato House of Gucci. Con Joker 2 miss. Germanotta era alla ricerca di una rinascita attoriale, di una virata verso altra qualità, altre critiche e ben altri premi. Ma tutto ciò è rimasto solo su carta, perché la sua Harley Quinn di fatto non esiste, è come se fosse un’allucinazione collettiva. Plana all’improvviso sul grande schermo rimanendo monodimensionale, senza alcun tipo di profondità, limitandosi semplicemente a cantare. Divinamente, come lei sa fare, ma senza andare oltre.

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Perché in Joker: Folie À Deux Arthur Fleck è recluso nel manicomio di Arkham, in attesa di essere processato per i crimini commessi come Joker due anni prima. Sei omicidi, considerando l’uccisione di sua madre mai confessata. Mentre lotta con la sua doppia identità, con i seguaci che fuori dal manicomio criminale lo idolatrano tra biopic tv e violenti emuli, Arthur scopre il vero amore grazie a Lee, fascinosa paziente dell’Arkham ossessionata dal suo alter-ego criminale, trovando inoltre risposte dalla musica che ha sempre avuto dentro di sé.

Joker 2 é un musical?

 

Joker: Folie À Deux è infatti un non-musical, una pazza storia d’amore tra due psicopatici che si fa legal movie e film carcerario con continue incursioni musicali, che irrompono sulla scena come flash nella contorta mente di Fleck. Perché questo sequel approfondisce ulteriormente il concetto di identità, domandandosi chi sia Arthur e da dove provenga la musica che risuona dentro di lui. D’altronde anche in Joker, nel 2019, il protagonista danzava, intimamente, in momenti di lucida follia.

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I problemi di Joker 2

Phillips e Silver, che 5 anni fa avevano preso Re per una Notte e Taxi Driver di Martin Scorsese trasformandolo in altro, sono partiti da questa traccia caratteriale per costruire un sequel che omaggia i musical dell’età dell’oro, con fascinose scene da un punto di vista registico e scenografico. Ma slegate tra loro, poco amalgamate all’interno di una sceneggiatura infarcita di canzoni che non contempla co-protagonisti. Perché tolto Arthur Fleck, personaggio dalle molteplici e magnifiche sfumature qui ancora una volta straordinariamente interpretate da un superbo Joaquin Phoenix, in Joker: Folie À Deux si muovono quasi esclusivamente personaggi vuoti, senza una storia alle proprie spalle, manichini in una ricca, bel illuminata e appariscente vetrina.

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L’Harley Quinn di Lady Gaga mente dichiaratamente, nel raccontare il proprio io, provando a far riemergere il Joker da Arthur, senza però avere una propria tridimensionalità. Appare e scompare improvvisamente dalla scena, cantando ogni due per tre con indubbia capacità. Una bambola di pezza ma Gaga non ha colpe, perché semplicemente la sua Harley è insignificante, pura incosistenza. Ama Joker, e non Arthur, sognando di incendiare il mondo insieme a lui. Peggio va ad Harry Lawtey, chiamato ad interpretare l’iconico Harvey Dent, ovvero Two Face, procuratore che punta a far condannare Arthur Fleck con tanto di pena di morte. Un personaggio del tutto secondario, belloccio e poco più con abito elegante in tribunale, in egual misura alla Maryanne Stewart di Catherine Keener, che punta a ‘salvare’ Fleck facendolo passare per pazzo dalla duplice personalità, nata in tenera età a causa degli abusi sessuali subiti e ampiamente documentati. Come se Arthur e Joker fossero due persone distinte, ma nello stesso corpo.

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Joker: Folie à Deux non funziona

Phillips e Silver, che per girare questo secondo capitolo hanno avuto ben 200 milioni di dollari di budget rispetto ai 55 del primo, hanno osato l’inosabile grazie all’enorme credito acquisito nel 2019, dando forma ad un sequel a tratti indecifrabile, faticoso nella sua ostentata lentezza, ridondante e assai poco incalzante, con una sceneggiatura che è una perenne illusione orchestrata dal suo unico protagonista. Un sequel dalla produzione kolossal che ha poco o niente di ‘commerciale’, giustamente diverso dal primo capitolo ma colpevolmente legato a doppio filo agli eventi all’epoca narrati, e qui riproposti nel processo che vede Arthur alla sbarra. Per quanto possa sembrare incredibile, Joker: Folie à Deux è un film tremendamente noioso, per quanto quest’ultimo sia un concetto assolutamente soggettivo, un’opera che sembra sempre sul punto di esplodere per poi rimandare continuamente l’agognato appuntamento, un ibrido tra i generi  (si parte con una sequenza animata ispirata ai corti dei Looney Tunes) che finisce per non accontentare nessuno, con sketch musicali gettati in pasto allo script senza troppa logica apparente, coreografici tappabuchi e poco più.

Joker: Folie à Deux è spudoratamente ambizioso, tecnicamente parlando imponente, visivamente affascinante e al tempo stesso sfacciatamente presuntuoso, sia da un punto di vista registico che produttivo, con il secondo jolly rimasto all’interno del mazzo di Todd Phillips 5 anni dopo il primo exploit. Che sarebbe dovuto restare eccezionale capitolo unico, come inizialmente previsto, evitando un sequel che pareva impossibile e che impossibile ha dimostrato di essere.

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