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Femminielli

I femminielli (al singolare femminiello, conosciuti anche come femmenèlla o femmenèllo in dialetto napoletano) rappresentano una figura tipica e peculiare della cultura tradizionale popolare di Napoli. Il termine si riferisce a individui di sesso maschile che esprimono un’identità femminile sia attraverso l’abbigliamento che tramite comportamenti ed espressioni. Questa figura non si sovrappone perfettamente alle moderne definizioni di transgender/transessuale, ma incarna un’identità culturale e sociale unica, profondamente radicata nella storia e nelle tradizioni partenopee. Premi su “leggi tutto” per proseguire nell’approfondimento oppure scorri per leggere le ultime news a riguardo

Contesto storico

La presenza dei femminielli è attestata da secoli nella cultura campana. Già nel 1586, Giovanni Battista Della Porta descriveva persone effeminate a Napoli, sottolineando come fossero integrate nella società dell’epoca. Nel corso dei secoli, i femminielli hanno occupato un ruolo riconosciuto e rispettato nei quartieri popolari della città, diventando parte integrante del tessuto sociale e culturale.

Significato culturale e sociale

I femminielli godono di una posizione relativamente privilegiata nella società napoletana tradizionale. Sono spesso considerati portatori di fortuna e vengono coinvolti in vari rituali e celebrazioni, sia di natura religiosa che profana. La loro presenza è particolarmente significativa in manifestazioni come:

  • La Candelora al Santuario di Montevergine. Ogni 2 febbraio, i femminielli si recano in pellegrinaggio al Santuario di Montevergine ad Avellino per celebrare la Madonna di Montevergine, affettuosamente chiamata “Mamma Schiavona”. Questa festa ha radici antiche e rappresenta un momento di devozione e aggregazione per la comunità.
  • La Festa della Madonna dell’Arco. Durante questa celebrazione, i femminielli partecipano attivamente alla “Tammurriata”, una danza tradizionale accompagnata dal ritmo del tamburo.

Nel contesto dei quartieri popolari, i femminielli sono figure rispettate e integrate. La loro presenza è accolta con familiarità, e spesso vengono coinvolti in momenti importanti della vita comunitaria, come la nascita di un bambino, dove è tradizione mettere il neonato tra le braccia di un femminiello come gesto di buon auspicio.

Rituali e tradizioni

  • La Tombolata dei Femminielli: Una delle tradizioni più vivaci è la “tombolata scostumata”, un gioco riservato a donne e femminielli, che si svolge in un ambiente intimo come un “basso” (abitazione tipica dei quartieri popolari). Il femminiello conduce il gioco, annunciando i numeri estratti attraverso i simboli della smorfia napoletana. Questo crea un’atmosfera goliardica, dove i numeri diventano spunti per racconti ironici e spesso piccanti, suscitando risate e complicità tra i partecipanti.
  • La “Figliata” dei femminielli. Si tratta di un antico rito apotropaico in cui un femminiello simula un parto dietro un velo, dando alla luce simbolicamente un bambino rappresentato da un bambolotto. Questo rituale, considerato di buon auspicio, è stato descritto da Curzio Malaparte nel suo romanzo “La pelle” e rappresentato nel film omonimo diretto da Liliana Cavani, nonché nel film “Napoli velata” di Ferzan Özpetek.

Rappresentazione nell’arte e nella cultura

I femminielli hanno ispirato numerosi artisti, scrittori e registi:

  • Letteratura. Oltre a Malaparte, Giuseppe Patroni Griffi nel romanzo “Scende giù per Toledo” racconta la vita di un femminiello, offrendo uno spaccato della società napoletana degli anni ’70.
  • Teatro. Nella celebre opera “La Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone, i femminielli rivestono ruoli significativi, come nel “rosario dei femminielli” e nel “suicidio del femminiello”, scene di forte impatto emotivo.
  • Cinema e televisione. Oltre ai film già citati, la figura del femminiello compare in opere come “Il giovane favoloso” di Mario Martone e nella serie televisiva “Il Commissario Ricciardi”, dove il personaggio di Bambinella offre un ritratto affettuoso e realistico di questa figura.

Evoluzione e contesto attuale

Con il passare del tempo, la figura del femminiello ha affrontato sfide legate ai cambiamenti sociali, culturali e urbanistici. La modernizzazione dei quartieri popolari, l’arrivo di nuove comunità e l’evoluzione delle identità di genere hanno influenzato il ruolo e la visibilità dei femminielli nella società napoletana contemporanea.

Il dibattito sulle definizioni e l’identità

La complessità della figura del femminiello rende difficile una categorizzazione univoca. Mentre alcuni vedono in essi una forma storica di espressione transgender, altri sottolineano le specificità culturali che li distinguono dalle definizioni occidentali contemporanee.

Ad esempio, CiroCiretta Cascina, attore teatrale e co-fondatore dell’Associazione Femminielli Antiche Napoletane (AFAN), sostiene che la femminiella rappresenti un’identità fluida e resiliente, capace di adattarsi ai cambiamenti pur mantenendo le proprie radici profonde nella cultura napoletana.

D’altra parte, figure come Loredana, segretaria dell’Associazione Transessuale Napoli, riconoscono che molti aspetti della vita dei femminielli sono cambiati, con maggiori opportunità di esprimere la propria identità di genere in modi diversi rispetto al passato.

La patrimonializzazione e la commercializzazione

Negli ultimi anni, c’è stata una crescente attenzione accademica e mediatica verso i femminielli, portando a una certa “patrimonializzazione” della loro figura. Eventi culturali, spettacoli teatrali e iniziative turistiche hanno messo in luce questa tradizione, ma alcuni criticano questo approccio, temendo che possa ridurre i femminielli a mere attrazioni folkloristiche, perdendo di vista la profondità e la complessità della loro esperienza vissuta.

Conclusione

I femminielli rappresentano una componente unica e affascinante della cultura napoletana, testimonianza di una società capace di accogliere e integrare identità di genere non conformi in modo rispettoso e valorizzante. La loro storia offre importanti spunti di riflessione sulle tematiche di genere, sull’inclusione sociale e sul rapporto tra tradizione e modernità.

Mantenere viva la memoria e la comprensione della figura del femminiello è fondamentale non solo per preservare una parte essenziale del patrimonio culturale di Napoli, ma anche per arricchire il dibattito contemporaneo sulle identità di genere e sulle molteplici forme in cui si esprime l’umanità.

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