Omicidi e film gay a luci rosse: una metafora sull’ossessione per il corpo

King Cobra, il film sulla pornostar Brent Corrigan e l'omertosa catena di decessi nell'industria erotica omosessuale.

King Cobra gay.it Sean Paul Lockhart
King Cobra gay.it Sean Paul Lockhart
3 min. di lettura

Sta per uscire il nuovo film con James Franco e Keegan Allen, quel King Cobra che parla di un argomento abbastanza tabù: la violenza nel mondo del porno gay.

I clip finora trapelati sembrano promettere grandi emozioni: Franco e Allen che si allenano sudaticci in biancheria succinta e Garrett Clayton sul letto (passato direttamente dalla Disney al ruolo di Brent Corrigan) che mente al telefono a sua madre dicendole di essere a un campo estivo.
Le immagini strizzano l’occhio, ovviamente, ad un’estetica erotica. Ma King Cobra, che racconta la storia dell’assassinio del produttore di Cobra Video Bryan Kocis, è un film sulla violenza e sulle troppe morti del mondo porno gay.
“Non c’è un messaggio definito” dice il regista Justin Kelly “è più una descrizione di una parte del mondo che guardiamo con ammirazione e desiderio ma che nasconde un’altra faccia della medaglia”. Il San Diego News è arrivato a parlare di epidemia. Negli ultimi mesi infatti sono morti Mehran Chestnut, 24 anni, Zac Stevens, 25, Dimitri Kane, 20 e Xander Scott, 30. Tutti suicidi o morti di overdose. Ed è il clima di omertà intorno a questa catena di decessi che lascia stupefatti. Le case di produzione non vogliono affatto parlarne e la stessa comunità LGBTQI è stata accusata dai media di esserne complice silente. La storia presentata in King Cobra è una storia molto ben scritta, che mostra tutti gli aspetti meno salutari di quell’industria. Il film segue le vicende della trasformazione di un adolescente gay, Sean Paul Lockhart, nel ruolo della megastar del porno Brent Corrigan: il suo pigmalione, Kocis (Christian Slater), finirà sgozzato per aver rifiutato di liberarlo dal contratto capestro in cui lo aveva rinchiuso.

King Cobra gay.it

 Al di là delle polemiche che ha suscitato (Brent Corrigan ha affermato recentemente che la storia raccontata non è quella reale), il film mette in luce la solitudine e le difficoltà che si nascondono dietro la facciata del successo. James Franco esplode di rabbia distruttiva quando sospetta che il suo partner Harlow sia diventato intimo con uomo che avevano pagato per fare sesso; Harlow stesso deve fare i conti con la sua instabilità mentale.
D’altro canto non è un segreto che il Ministero della Salute americano abbia rilevato tassi molto alti di depressione, ansia e disturbi bipolari tra la comunità gay a causa dello stigma e della discriminazione alla quale è soggetta: come diretta conseguenza un alto tasso di suicidi, consumo di psicofarmaci e droghe (recentemente un nuovo boom del crystal meth è stato registrato negli Stati Uniti).
Brent Corrigan
Brent Corrigan
Ma il messaggio più pesante del film è proprio contro la comunità gay così ossessionata dalla fisicità, dalla giovinezza e dalla perdita di entrambe. Come l’umiliazione di Kocis, quarantenne, subita da parte di Corrigan ventenne che gli rinfaccia: “Perché dovrei essere attratto da un vecchio come te?“. Oppure quando Franco si lamenta del suo invecchiare, del suo passare da “twink” a “twunk” in un batter d’occhio. Un espediente, quello di King Cobra, per aprire gli occhi su una realtà che non riguarda solo gli attori del porno ma la comunità in generale.
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