Sei anni fa Cassandra Jenkins ha trovato lavoro presso un negozio di fiori.
Nel 2021 il suo secondo album ‘An Overview Over Phenomenal Nature’ è stato inserito nella lista dei 50 album migliori del 2021 dal Guardian. Anche Pitchfork, severa e rinomata testata musicale americana, gli ha dato un punteggio del 8.3 eleggendolo Best New Music del mese. Ma in quel periodo la cantautrice di New York aveva bisogno di accendere un fuoco. “Ero in un periodo molto triste, e non sapevo da dove cominciare. Un’amica mi disse ‘accendi un fuoco da qualche parte, può essere ovunque: tu trova un posto e accendilo” mi racconta durante la nostra videochiamata su Zoom. “Un negozio di fiori aveva appena aperto dietro l’angolo, e mi ricordai quella frase. Così andai e chiesi un lavoro senza pensarci”.
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Quell’esperienza l’aiutò ad allontanarsi da alcuni aspetti nella sua vita che non le servivano più e trovare un luogo dove acquisire una nuova prospettiva, che facesse bene sia a sé stessa che alla sua arte. All’epoca scarabocchiò una frase sul suo tacchuino ‘Sorry for not picking up, I got the job at the flower shop’. Oggi quelle parole sono tornate in superficie come un messaggio dal fondo dell’oceano, e preso la forma di Delphinium Blue, secondo singolo estratto dal suo terzo album My Light, My Destroyer in uscita questo venerdì 12 Luglio per Dead Oceans (etichetta fondata dalla cantautrice Phoebe Bridgers; membro delle Boygenius e cara amica di Taylor Swift). Ma sei anni fa non sapeva che quelle parole sarebbero diventate una canzone: doveva prima attraversare il momento e capire in corso d’opera dove l’avrebbe portata. “In un certo modo puoi sentirlo nella canzone: passa del tempo tra un verso e l’altro, e il cambio tra una stagione e l’altra porta un nuovo senso di chiarezza che non considererei proprio felicità. È quasi una difficile chiarezza: perché realizzare quello di cui abbiamo bisogno qualche volta fa molto male. Non so se questo si percepisce, ma la canzone parla di questo: sapere che bisogna cambiare qualcosa nella mia vita, ma non sapere ancora come e dove”.
La musica di Cassandra Jenkins vive insieme al mondo esterno, letteralmente: mentre l’ascolti puoi sentire le parole di una guardia della sicurezza del museo Met Breuer, suoni di irrigatori all’aria aperta, bambini che giocano in lontananza, conversazioni tra sconosciuti. In ‘Betelgeuse’, sesta canzone dell’album, possiamo sentirla commentare le costellazioni insieme a sua madre, un’insegnante di scienze che definisce invasa da una ‘felicità psichedelica’. “È sopravvissuta al cancro sette volte, e durante la sua infanzia ha vissuto alcune esperienze piuttosto selvagge” mi racconta “È in contatto con la sua curiosità come nessun altro, e non viene da un senso di intellettualismo. È affascinata da tutto, ed è innamorata delle persone e di tutto quello che la circonda. È un grande modello per me, perché mi mostra quanto puoi sopportare e come scegliere di passare il tuo tempo su questa terra”. Una bella eredità da portare nel proprio patrimonio genetico: Jenkins è perennemente estasiata dalla vibrante elettricità dell’universo che la circonda, e tutte le creature che ne fanno parte. Mi racconta che dopo un brutale litigio con un’amica che l’ha fatta sentire ‘la persona peggiore del mondo’, è andata nel giardino dei vicini e si è ritrovata a contemplare due calabroni danzarle davanti agli occhi: “Per un momento li ho guardati e istantaneamente il mio sistema nervoso ha smesso di ossessionarsi su quei pensieri, e si è focalizzato su qualcos’altro. Penso che il nostro sistema nervoso sia equipaggiato per entrare in contatto con la natura, se lo permettiamo e rendiamo la natura accessibile. Nel mio caso, la risposta è qui nel mio cortile, e devo solo prendermene cura”.
In PETCO, terzo singolo estratto dall’album, cerca di riconnettersi con i suoi istinti naturali osservando gli animali dentro un petshop, chiedendosi: cosa ci distingue davvero da loro? Da quando abbiamo deciso di essere la specie dominante su questa Pianeta, pur restando così simili? “Parla di trovarsi a New York, in un piccolo appartamento, e sentire che le pareti ti stanno risucchiando.Ma poi intravedi un barlume di vero amore tra due colombe fuori la finestra: la natura al suo stato più caotico e incantevole. Come mi sono ritirata da tutto questo? Come ci sono arrivata? Mi sono allontanata troppo?” mi spiega, per poi specificare che la canzone ha un sottotesto molto più ottimista di quanto sembra: “Mi ricorda che le parti più reali di noi stesse vogliono solo amare ed essere amate. Anche solo vederlo, lo rende possibile: ma dobbiamo renderci conto, qualche volta, di quanto abbiamo perso il filo della storia. Vogliamo compagnia, ma la cerchiamo in modo strano”.
Quando non guarda il mondo intorno a sé, si rivolge a quello della mitologia greca. Nelle sue canzoni si prende la libertà di riscrivere queste storie e cambiarne il finale, spogliandole delle derive patriarcali. Come nel 2022 quando in Pygmalyion, raccontava il mito di Pigmalione – anche definito dal New York Times ‘uno dei primi incels’ della storia – ma dalla prospettiva della statua che il protagonista sta modellando a proprio piacimento. L’oggetto del desiderio stavolta non è più una creatura in balia del suo creatore, ma un essere pensante che vede perfettamente cosa le sta facendo, e finalmente può rispondere. Se in quel brano era in controllo, in Only One, primo singolo del nuovo album, si rivolge al dio Sisifo per chiedergli: quanto durerà questo dolore che sento? Lo stesso titolo dell’album si rifà alle parole di un’altra Cassandra, sacerdotessa che aveva previsto la caduta di Troia ma a cui nessuno ha creduto: “Quando Cassandra impazzisce grida il nome di Apollo sette volte, la settima volta cambia leggermente il modo in cui pronuncia il suo nome, e il significato cambia completamente: la settima volta l’inflazione della sua voce sembra, invece di ‘My God, Apollo’, dire ‘My destroyer’ (Mio distruttore). Da lì ho trovato il titolo dell’album: non è più ‘My God’, ma ‘My Destroyer’. Solo cambiando leggermente le parole, possono avere significati opposti ma coesistere nello stesso contenitore. Nelle mie canzoni, un po’ come faceva Cassandra, voglio togliere via il velo e mostrare la verità”.

Per Cassandra Jenkins rilasciare musica in questo periodo storico è una contraddizione con cui si scontra più volte: come promuovere un album con tutto quello che sta accadendo del mondo? Possiamo parlare di musica quando ci sono così tante altre cose urgenti a cui pensare? “Siamo solo musiciste, non stiamo mica salvando vite” diceva giorni fa a Meg Duffy, frontwoman della band Hand Habits, ma l’amica e collega le ha risposto che in un certo senso, non è così. Un reminder di come l’arte può essere un mezzo di sopravvivenza nei momenti più drastici. “È per questo che lo faccio. Ho bisogno di persone come Meg nella mia vita a ricordarmelo. Perché la musica mi ha salvato tante volte, e abbiamo bisogno di voci che ci aiutino a restare in contatto con quel lato di umanità. Ci ricordino dove guardare quando non sappiamo dove guardare. Penso che sia un modo per non cadere in piena disperazione, perché altrimenti credo sia quella l’alternativa a quanto sta succedendo nel mondo. Sto cercando di non restare scioccata e disperata in ogni giorno della mia vita”. Ascoltare My Light, My Destroyer è un invito a mantenere lo stupore acceso dentro di noi, a guardarci attorno, e scovare qualche piccola grande verità in quella quotidianità che rischia di soffiarci via sotto gli occhi. Soprattutto ci ricorda che la felicità non è una forzatura, ma una sorpresa che possiamo trovare nei processi più dolorosi: “È una felicità che non riguarda le cose che tu pensi di necessitare o volere” mi dice Jenkins “Spesso le cose che ti trasformano di più sono proprio quelle che non vuoi”.
