LA MIA SERBIA

Il racconto degli scontri al 1° Pride serbo

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5 min. di lettura

Questa è una lettera di una partecipante del Pride di Belgrado di sabato scorso, prima manifestazione di questo tipo in Serbia, che è stata purtroppo teatro di attacchi da parte di alcuni estremisti e tifosi violenti di calcio. Una testimonianza in prima persona che rende evidente i problemi che ancora si agitano in quel paese. Per una cronaca della manifestazione, potete leggere la notizia riportata nelle headlines (clicca qui).

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Doveva essere una festa, la prima dimostrazione pubblica del movimento gay e lesbico, per celebrare la giornata internazionale, nella centrale piazza della Repubblica, dove è passata tutta la nostra storia democratica. La sola cosa di cui avevamo paura era il cattivo tempo. OK, per essere onesti, una grossa dose di omofobia è stata presente per anni, in Serbia, rinforzata dalle guerre, dal nazionalismo… Ma anche messa ai margini dalle questioni di tutti quegli uomini, ultima fra tutte l’estradizione di Milosevic, l’uomo che era il modello principale per tutti quei comportamenti da maschio, che includono sparare bombe, uccidere, pulizia etnica e anche tombe comuni davanti alla porta della nostra casa, sotto i nostri corpi vivi.

Due giorni fa quando l’ex presidente è stato immediatamente trasportato all’Aja, i suoi sostenitori hanno organizzato una dimostrazione mite e messa sotto controllo dalla polizia in questa stessa piazza. Non oggi: un vivace, colorato e allegro gruppo di 30-50 gay e lesbiche dovevano cantare e ballare nella piazza e, dopo, una conferenza doveva tenersi al Centro Culturale degli Studenti, tradizionale spazio libero e alternativo per la politica e la cultura.

Questo è quello che ho visto accadere: alle tre del pomeriggio ero nella piazza, avvicinandomi a una abbondante folla principalmente composta di giovani maschi con la testa rasata, grossi muscoli e magliette aderenti, chiedendomi dove fosse il mio gruppo… Ho sentito un cameraman in piedi accanto a me: ora durerà solo pochi secondi, non è possibile che una cosa del genere possa accadere in Serbia… Volevo rispondergli, non è possibile, questa è anche la mia Serbia, ma lui era già in guardia.

Dopo pochi secondi sono stata travolta da un gruppo furioso che fuggiva precipitosamente verso l’altro lato della piazza: ho localizzato un gruppo gay con palloni che cantava… Ho corso verso di loro anch’io: erano poche centinaia di persone violente che insultavano e urlavano contro pochi. La polizia era invisibile, qui e là potevi notare un ragazzo delle forze speciali. La folla ha attaccato il gruppetto che ha cominciato a disperdersi in tutte le direzioni… Ho seguito alcuni di loro: la prima cosa che ho visto, dopo, è stato un ragazzo sconosciuto con i capelli biondo tinti che veniva ripetutamente colpito con bastoni… la sua testa sanguinava, il suo naso… Il mio amico stava cercando di trascinarlo via, dieci poliziotti hanno fatto cerchio intorno a noi… ma centinaia di loro stava rompendo il cerchio.

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C’erano tanti giornalisti, con macchine fotografiche… Ho pensato che avrei assistito a un linciaggio, mi sono sentita assolutamente senza aiuto e persa. Ma la polizia ha cominciato a sparare in aria, gli hooligans si sono ritirati per qualche secondo, ma un minuto dopo stavano scagliandosi verso la piazza gridando "puttane, degenerati!". E c’era un altro poliziotto comune che stava in piedi e guardava: mentre picchiavano una donna del gruppo femminista che rilasciava un’intervista, gettando uova a chiunque sembrasse un partecipante… mentre una ragazza che passava di là veniva trascinata e insultata…

Con altri due amici ci siamo diretti verso il Centro Culturale degli Studenti: un gruppo di ragazzi ci ha seguiti, insultandoci e sputandoci addosso, tra folle di gente comune. Il mio amico si è girato e ha detto: calmati, tesoro… Ho pensato lo uccidessero. I passanti stavano commentando in diversi modi, principalmente "perché preoccuparsi dei finocchi, uccideteli tutti, stanno rovinando la nostra Serbia pulita". Alcuni altri erano solo spaventati o storditi. Non ho sentito nessuno dire: lasciateli stare, sono persone come noi, hanno i loro diritti umani.

Siamo arrivati al Centro, era chiuso, le forze di polizia stavano tutte intorno e alcune donne che stavano lì gli gridavano: così avete votato per la democrazia, e questo è quello che avete ottenuto, dovreste proteggere noi etero, stronzi, perché questi uomini rispettabili stanno proteggendo il nostro onore. Un grassone disgustoso e vecchio sudava e gridava, datemi le lesbiche, voglio violentarle… Stavamo in piedi a guardare, rilasciando interviste a tutti coloro che volevano sentire una dichiarazione: le sole parole che sono riuscita a dire sono state, questa è anche la mia Serbia… questo è fascismo.

Solo dopo, al Centro, quando gli hooligans sono stati arestati e dispersi i piccoli gruppi, mi sono messa a comporre una immagine più complessa: Milosevic è all’Aja, gli estremisti sono frustrati, invece di picchiare le loro mogli e bambini, stanno picchiando tutto quello che non assomiglia alla loro immagine di un patriota. Ancora più tardi, mentre sedevo al centro delle donne e cercavo di vedere quante persone erano state ferite (8 poliziotti e circa 8 civili) tutti noi abbiamo ammesso che questo genere di violenza e di reazione non era mai accaduta prima ed era, nonostante tutte le paure, decisamente non spontanea.

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Abbiamo rilasciato molte interviste, c’erano molte troupe televisive, ma dopo alcune trasmissioni di notizie spontanee, è arrivata la versione ufficiale: uno scontro tra omosessuali e i loro oppositori. La dichiarazione ufficiale del capo della polizia era la stessa: tutto sotto controllo, grazie ai coraggiosi poliziotti. Tre giorni prima la riunione era stata comunicata alla polizia: volantini delle organizzazioni della destra minacciano violenze…

Non è abbastanza per me, so di più, dietro quella enorme massa organizzata di patrioti superiori etnicamente violenti, al di là del partito radicale, delle organizzazioni omofobe, dei democratici ignoranti, c’è qualcosa di più grande: la maggioranza silenziosa… incluse persone al potere, quelle dall’ex-regime e qwuelle di oggi. Quelle persone, in poche parole, direbbero che i serbi hanno sofferto abbastanza disgrazie e disonori per avere questa ultima vrgogna in pubblico… seppellire corpi di albanesi morti è proprio abbastanza. E a quelle persone per purificare l’autostima nazionale piacerebbe imporre la religione nelle scuole, vietare l’aborto, spezzare la voce delle minoranze, etniche e sessuali. Ora, io tremo ancora per la paura che ho sofferto, forse la più grande della mia vita, perché è stata un’azione personale, nonostante l’atto impersonale, come è il linciaggio.

Ma non voglio parlare o lasciare che i miei compagni parlino come vittime: questa è un’occasione, non importa quanto sia doloroso parlare, denunciare, reclamare giustizia, i nomi degli organizzatori… Sbarazzarsi di Milosevic e riportare alla luce cadaveri dalle fosse comuni non è abbastanza, dobbiamo sbarazzarci anche di tutti i piccoli Milosevic che girano nelle nostre città e nelle nostre vite e disseppelliscono dalle nostre coscienze e dai nostri corpi tutta l’intolleranza e l’omofobia che per tanti anni è stata raccolta e trascurata. Voglio stare diritta e dire che questa è anche la mia Serbia, anche se sono una donna, una ai margini, una femminista… qualunque cosa… Voglio restituire il colpo a coloro che voglio dichiarare fuorilegge e ai margini, coloro che usano violenza e odio. E’ per questo che sto scrivendo questo messaggio, a tutti, chiedendo supporto e pubblicità.

Jasmina Tesanovic

Belgrado 30 giugno 2001

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