La più piccola, il film diretto da Hafsia Herzi con protagonista Nadia Melliti, è stato vietato ai minori di 14 anni in Italia dalla Commissione per la Classificazione delle Opere Cinematografiche del Ministero della Cultura. Una decisione che solleva interrogativi sul rapporto tra censura, educazione sessuo-affettiva e libertà artistica, anche perché la pellicola, già distribuita in numerosi Paesi, non aveva mai ricevuto restrizioni simili.

In questo articolo
- 1 Perché La più piccola è stato vietato ai minori di 14 anni in Italia
- 2 La reazione di Fandango: “Dimostra arretratezza”
- 3 Hafsia Herzi: “Profondamente rattristata dalla censura”
- 4 Un film premiato e mai censurato all’estero
- 5 La trama e il volto del film: Nadia Melliti e la storia di Fatima
- 6 Educazione sessuo-affettiva, censura e ricorso: cosa succede ora
Perché La più piccola è stato vietato ai minori di 14 anni in Italia
La classificazione è stata stabilita lo scorso 14 aprile dal Dipartimento per le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema e Audiovisivi. Secondo la motivazione ufficiale, il film conterrebbe:
“Riferimenti sessuali espliciti che, pur non essendo trasformati in immagini pornografiche, sono descritti in modo dettagliato e potrebbero influire negativamente sullo sviluppo emotivo dei minori di 14 anni. Per tali ragioni, l’opera è stata classificata con il divieto ai minori di 14 anni e con le seguenti indicazioni tematiche: sesso, linguaggio, turpiloquio e incitamento all’odio”.
La decisione arriva alla vigilia dell’uscita italiana, fissata per giovedì 23 aprile con distribuzione Fandango.
La reazione di Fandango: “Dimostra arretratezza”
La società di distribuzione ha espresso una posizione netta, annunciando anche l’intenzione di presentare appello contro la decisione. In una nota ufficiale, Fandango sottolinea:
“La più piccola è un’opera cinematografica di grande valore artistico, riconosciuta a livello internazionale e accolta positivamente dalla critica e dal pubblico in numerosi Paesi, senza aver mai subito forme di censura o restrizioni analoghe in alcun territorio in cui è stata distribuita”.
E aggiunge:
“Censurare il film a chi è minore di 14 anni dimostra l’arretratezza del nostro Paese quando si tratta il tema dell’educazione sessuoaffettiva. Il cinema è universale, deve saper parlare a tutte e tutti, affrontare ogni tematica senza tabù, senza forme di censura preventiva”.
Sullo sfondo resta una questione più ampia: il ruolo del cinema nel raccontare identità, crescita e sessualità, anche come strumento culturale e di formazione.
Hafsia Herzi: “Profondamente rattristata dalla censura”
Ancora più diretta la reazione della regista Hafsia Herzi, che ha commentato con amarezza la decisione italiana:
“Sono profondamente rattristata dalla decisione di vietare La più piccola ai minori di 14 anni in Italia. Il film non contiene alcun riferimento sessuale esplicito ed è stato distribuito in tutto il mondo senza alcuna forma di censura”.
Herzi insiste su un punto centrale:
“Durante il mio tour internazionale di un anno con Nadia Melliti […] ho avuto modo di incontrare e parlare con il pubblico e non mi sono mai trovata di fronte a osservazioni di questo tipo”.
E conclude evidenziando il valore rappresentativo dell’opera:
“Credo sinceramente che il film mostri la vita di un personaggio mai visto prima, importante per molte giovani donne. Il film è tratto da un libro autobiografico che non è stato censurato in nessun Paese”.
Un film premiato e mai censurato all’estero
Il contrasto tra il riconoscimento internazionale e la decisione italiana è uno degli elementi più discussi del caso. Presentato in concorso al Festival di Cannes, La più piccola ha ottenuto la Queer Palm, il premio dedicato alle opere con tematiche LGBTQIA+, e ha consacrato la protagonista Nadia Melliti, premiata come Miglior Attrice.
L’attrice ha poi ricevuto anche il riconoscimento come Miglior Attrice Emergente ai César 2026, confermando il successo del film nel circuito europeo.
Anche in Italia l’opera aveva già raccolto apprezzamenti, vincendo il premio per la Miglior Regia nella sezione Concorso Internazionale “Meridiana” al BIF&ST.
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La trama e il volto del film: Nadia Melliti e la storia di Fatima
Al centro de La più piccola c’è Fatima, una ragazza di 17 anni cresciuta in una famiglia musulmana di origine algerina. Studentessa modello, vive un conflitto profondo tra fede, aspettative familiari e desiderio, mentre scopre la propria omosessualità e si innamora di una coetanea.
Il film, tratto dal romanzo autobiografico di Fatima Daas, si muove sul terreno del racconto di formazione e dell’autodeterminazione, intrecciando identità religiosa e identità queer senza semplificazioni. Una storia intima, che mette al centro il corpo, la parola e il senso di appartenenza, e che proprio per questo ha trovato una forte risonanza internazionale.
A interpretare Fatima è Nadia Melliti, una delle rivelazioni più sorprendenti del cinema europeo recente. Classe 2002, nata in Francia da madre algerina e padre francese con origini italiane, Melliti arriva al cinema senza alcuna formazione attoriale: viene scoperta per strada a Parigi da una casting director, dopo un percorso segnato soprattutto dallo sport, in particolare dal calcio.
Un esordio che ha avuto un impatto immediato, come dimostrano i riconoscimenti ottenuti nei principali festival internazionali, affermandosi in pochi mesi come uno dei volti nuovi più interessanti della scena internazionale.
Il legame con il personaggio è diretto e dichiarato. In diverse interviste, l’attrice ha raccontato di essersi riconosciuta nella storia di Fatima, soprattutto nel percorso di emancipazione personale e nel rapporto con il contesto familiare e culturale. Elemento, questo, che ha contribuito a rendere il film ancora più autentico, soprattutto nel modo in cui affronta il rapporto tra religione, identità e desiderio.
Educazione sessuo-affettiva, censura e ricorso: cosa succede ora
La vicenda riporta in primo piano una questione oggi centrale in Italia, anche alla luce delle posizioni espresse dal governo sul tema: il rapporto tra rappresentazione della sessualità e accesso dei più giovani ai contenuti culturali. La Commissione richiama la tutela dello sviluppo emotivo dei minori, mentre la distribuzione e la regista contestano questa lettura, sostenendo che il film affronti temi complessi con uno sguardo “sensibile” e senza ricorrere a rappresentazioni esplicite.
Il caso si colloca dentro un quadro più ampio, in cui l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole continua a essere terreno di confronto (e scontro).
Intanto, La più piccola arriverà regolarmente nelle sale italiane il 23 aprile. Resta da capire se l’appello annunciato da Fandango porterà a una revisione del divieto. Sullo sfondo resta una frizione evidente: il riconoscimento internazionale del film si scontra con una decisione italiana che ne limita la visione a una parte del pubblico.


