LA PSICOANALISI DIFENDE LA SCELTA OMOSESSUALE

Una raccolta di saggi sull’omosessualità, scritta da autorevoli psicoanalisti di tutto il mondo, difende la dignità umana della diversità. Una conferma sulla “naturalità” dell’orientamento omosessuale, alla faccia degli anatemi vaticani e delle ridicole prese di posizione di prelati, cattolici e benpensanti omofobici.

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Non sarà la scelta più facile dell’estate. Ma proprio perché siamo in vacanza, e forse rilassati, ci potremmo concentrare più facilmente su un libro come questo sopra il quale in altri momenti ci addormenteremmo miseramente. E senz’altro dopo la lettura di questo testo dormiremo più tranquilli, confortati da quello che gli psicoanalisti moderni affermano oggi, dopo anni di sonni (e veglie) angosciose nei quali la giovane e tormentata persona omosessuale, spaventata dai propri impulsi (e alzi la mano chi non lo è stato), molto spesso non otteneva un conforto nell’indagine psicoanalitica, anzi si trovava davanti a qualcuno che trattava il suo stato come una malattia e pretendeva di curarla.

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Questo libro arriva in un momento molto significativo per la storia del costume in Italia. È stato pubblicato da Einaudi lo scorso giugno, nel mese “storico” in cui si è combattuta la madre di tutte le battaglie, quella per il diritto al Gay Pride di Roma. E non crediamo che l’uscita sia casuale. Sembra invece essere un segnale forte che arriva dalla casa editrice con la più grande tradizione intellettuale del nostro paese.

Si tratta di una raccolta di saggi sull’omosessualità, scritta da autorevoli psicoanalisti di tutto il mondo, che difendono la dignità umana della diversità. Una conferma sulla “naturalità” dell’orientamento omosessuale, alla faccia degli anatemi vaticani e delle ridicole prese di posizione di prelati, cattolici e benpensanti omofobici.

E Fabiano Bassi, nell’introduzione al libro (che da sola ne varrebbe l’acquisto per la chiarezza e l’esemplificazione di concetti che facili non sono) sgombra subito il campo da eventuali dubbi che sull’argomento «omosessualità» qualcuno potrebbe ancora avere. Lo fa chiamando in causa il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, che si è rivelato più moderno di molti altri scienziati venuti dopo di lui. Bassi cita la famosa Lettera a una madre americana del 1960 in cui Freud dice «L’omosessualità non dà sicuramente alcun vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, nessun vizio, nessuna degradazione, non può essere classificata come malattia», facendosi propositore di una posizione che la psicoanalisi ufficiale ha recuperato soltanto dopo decenni di persecuzione degli omosessuali.

Alcuni autori dei contributi qui presentati sono stati protagonisti della lunghissima battaglia contro i pregiudizi all’interno delle due associazioni americane di psichiatria e psicoanalisi. Soltanto nel 1972 l’American Psychiatric Association decise di derubricare l’omosessualità. Mentre ben più tribolato fu il processo all’interno della American Psychoanalytic Association: solo nel 1989 il presidente propose l’apertura del training alle persone che si dichiaravano omosessuali, ma questa disposizione rimase bloccata per due anni. Nel 1991 infine l’Associazione votò a larga maggioranza l’abrogazione del bando contro gli omosessuali e dal 1997 hanno cominciato a uscire dagli istituti psicoanalitici nordamericani i primi analisti diplomati dichiaratamente omosessuali.

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Ottima la scelta dei saggi qui raccolti che forniscono al lettore un quadro esauriente sull’argomento omosessualità nell’ambito degli studi psicoanalitici. Paul Parin confronta le due grandi discriminazioni storiche della società occidentale verso gli omosessuali e gli ebrei. Donald Moss approfondisce l’argomento “omofobia” menzionando anche alcuni casi clinici. Paul Moor riflette sulle insostenibili ipocrisie delle associazioni americane di psicoanalisi. Jack Drescher riferisce sulle discriminazioni che la psicoanalisi ufficiale tende tutt’oggi a operare. Richard Isay tratta la questione dello svelamento dell’omosessualità da parte dell’analista gay al paziente. Mark J. Blechner mette in guardia sulla tentazione consapevole o inconsapevole di certi analisti di “guarire” il paziente dall’omosessualità. Sydney H. Phillips presenta con dovizie di particolari una nuova diade analitica, quella formata da un analista omosessuale e da un paziente eterosessuale. L’ultimo saggio, quello di Stephen Mitchell, costituisce un punto di riferimento fondamentale per la ricostruzione del modo in cui la psicoanalisi è andata sviluppando il suo atteggiamento di base nei confronti dell’omosessualità. Ma è il penultimo contributo, quello di Fritz Morgenthaler, che si può considerare assolutamente illuminante e che costituisce ancora a tutt’oggi il più completo e importante contributo psicoanalitico alla delineazione di una teoria generale e clinica dell’omosessualità. Colpisce l’anno di pubblicazione: 1975. E colpisce l’analisi di questo straordinario medico svizzero che è un’impressionante lezione di scienza e di tolleranza la quale, se fosse percepita da tutti, renderebbe inutili le strenue lotte per il riconoscimento di una normalità.
Scrive Morgenthaler: «L’attività sessuale e la scelta del compagno, come si può generalmente constatare, non sono mai così definitivamente orientate verso una modalità o verso l’altra. Ci sono uomini non omosessuali che di preferenza si legano a donne omosessuali e viceversa. Ci sono parecchi omosessuali che hanno relazioni eterosessuali. Poiché questo è noto, in tali casi si parla spesso e volentieri di bisessualità. Di fatto non c’è né l’etero-, né l’omo-, né la bisessualità. C’è solo la sessualità, che attraverso le linee di sviluppo più varie, trova in ciascun individuo la sua specifica forma di espressione».

L’ omosessualità nella psicoanalisi, a cura di Fabiano Bassi e Pier Francesco Galli

Torino, Einaudi, 2000

pp. 296, Lire 30.000 (euro 15,49)

di Alberto Bartolomeo

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