L’Aquila, minacce con una zappa e insulti omofobi contro il vicino: 69enne rinviato a giudizio

Minacce con una zappa, danneggiamenti e frasi omofobe contro un vicino di casa: a Scanno (L’Aquila) un 69enne è stato rinviato a giudizio. Il processo inizierà il 9 luglio 2026.

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Omofobia e minacce con una zappa: rinviato a giudizio
Omofobia e minacce con una zappa: rinviato a giudizio
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Avrebbe minacciato un vicino di casa impugnando una zappa, intimandogli di allontanarsi e prospettando conseguenze violente. È questo, secondo l’accusa, l’episodio più grave di una serie di condotte che si sarebbero protratte per mesi tra il 2021 e il 2022 nella frazione di Frattura, nel comune di Scanno, in provincia dell’Aquila.

Ora per un 69enne del posto, Livio D’Alessandro, si apre la fase dibattimentale: il giudice pre-dibattimentale Emanuela Cisterna ha disposto il rinvio a giudizio e il processo inizierà il prossimo 9 luglio, quando in aula verranno vagliate nel dettaglio le accuse di minacce aggravate, danneggiamenti e presunte molestie a sfondo omofobo.

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L’Aquila: minacce con la zappa e danneggiamenti

Secondo quanto contestato dal sostituto procuratore della Repubblica Edoardo Mariotti e ripreso dalle cronache locali, tra cui ReteAbruzzo, il 27 maggio 2022 l’uomo avrebbe affrontato il vicino brandendo l’attrezzo agricolo, una zappa, e intimandogli di allontanarsi. Gli avrebbe poi intimato di allontanarsi, minacciando ulteriori conseguenze violente.

L’episodio viene indicato dall’accusa come l’apice di una situazione conflittuale che, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe andata avanti per mesi.

Tra novembre 2021 e maggio 2022, il 69enne avrebbe inoltre reso inutilizzabili le serrature del cancello e alcuni lucchetti di una stalla situata di fronte all’abitazione della persona offesa, inserendo colla nei meccanismi.

La condotta è contestata come danneggiamento aggravato su cose esposte alla pubblica fede. Anche su questo punto sarà il dibattimento a stabilire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.

Gli insulti omofobi contestati

Nel capo d’imputazione rientrano anche ulteriori episodi risalenti al giugno 2022. In un caso, l’uomo avrebbe rivolto frasi volgari e offensive a sfondo omofobo, arrivando a mostrare le parti intime in luogo pubblico. In un’altra circostanza, alla presenza dei familiari della persona offesa, avrebbe pronunciato nuove minacce, avvicinandosi a bordo di diversi veicoli.

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Si tratta di accuse che comprendono minacce reiterate e molestie, con l’aggravante della recidiva semplice.

La denuncia e l’avvio delle indagini

Le indagini erano state avviate nel 2022, dopo la denuncia presentata dalla persona offesa, che avrebbe riferito di non poter più tollerare le offese omofobe e le presunte persecuzioni subite.

La formalizzazione della denuncia ha consentito alla Procura di raccogliere elementi e ricostruire la sequenza degli episodi contestati. Come in ogni procedimento penale, resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Il precedente per furto aggravato e la messa alla prova

Nel quadro ricostruito dalle fonti locali, viene richiamato anche un precedente giudiziario. Il 69enne aveva ricevuto un avviso di garanzia per furto aggravato ed è stato condannato in primo grado a sei mesi di reclusione.

Aveva tentato di estinguere il reato attraverso la messa alla prova, ma la relazione finale sarebbe risultata negativa. Questo elemento è stato indicato nell’ambito del procedimento attuale per la contestazione della recidiva semplice.

Rinvio a giudizio: cosa succede ora

Con il rinvio a giudizio disposto dal giudice Cisterna, la vicenda approda ora in aula. Il dibattimento, fissato per il 9 luglio 2026, servirà a chiarire nel dettaglio quanto accaduto tra il 2021 e il 2022 nella frazione di Frattura.

In quella sede accusa e difesa presenteranno le proprie argomentazioni, saranno ascoltati eventuali testimoni e verranno valutate le prove raccolte durante le indagini preliminari. Solo al termine del processo il tribunale potrà stabilire se i fatti contestati siano stati provati oltre ogni ragionevole dubbio.

L’esito del processo dirà se le accuse mosse al 69enne troveranno conferma in sede giudiziaria. Fino ad allora, la vicenda resta al vaglio del tribunale, con un dibattimento chiamato a ricostruire fatti, responsabilità e contesto.

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