Leonardo Tano, modello italiano, nato il 5 ottobre 1999, conosciuto anche per essere figlio di Rocco Siffredi (all’anagrafe Rocco Antonio Tano) e di Rosa Caracciolo, ha invocato la rivolta contro il woke attraverso i social. In occasione della cerimonia di Milano-Cortina, Tano ha condiviso una storia che paragonava l’estetica queer della cerimonia parigina del 2024 con quella più sobria dell’Italia di Meloni andata in scena a San Siro il 6 febbraio.

Leonardo Tano ha iniziato a lavorare come modello giovanissimo, intorno ai 18-19 anni. Protagonista nel 2019 di campagne pubblicitarie per MSGM Underwear, linea di intimo maschile del marchio totalmente gay friendly MSGM, il cui direttore creativo Massimo Giorgetti è persona apertamente LGBTIAQ+, fu immortalato dal fotografo indefessamente queer Kito Muñoz.

Leonardo Tano a sinistra nel 2020 su Vanity Fair. A destra le sue storie contro il woke.
Leonardo Tano a sinistra nel 2020 su Vanity Fair. A destra le sue storie contro il woke.

Tano ha sfilato anche a eventi come Pitti Uomo con lo stesso brand MSGM, con la partecipazione dei suoi genitori in prima fila. Sempre nel 2019 lo rivediamo anche sulla cover dell’indie magazine, influentissimo nel fashion system, DUST. Sempre mezzo nudo, con il papà imprenditore della pornografia che lo scruta di soppiatto da dietro una tenda. Non si contano le successive partecipazioni a shooting e campagne di moda, tra cui anche una per Armani Sport.

Insomma: non sembrerebbe che Leonardo Tano non abbia avuto benefici, attenzioni, occasioni e supporto di carriera – quale che sia – dalla comunità queer della moda. E ora che succede?

Succede che il bellissimo Leonardo si scatena contro il woke, quella cultura del rispetto e della rappresentazione civile e democratica contro cui le destre autoritarie di mezzo mondo hanno scatenato le loro battaglie reazionarie da trogloditi che preferivano il mondo maschio-tossicheggiante.

Avete certamente presente: quell’insieme di pratiche e sensibilità politiche e culturali nate per riconoscere e contrastare razzismo, sessismo, omofobia e altre discriminazioni. Quel termine che manda in nevrosi da narcisismo compulsivo le leadership politiche delle derive neofasciste USA, italiana, ungherese eccetera, quel “woke” nato in ambito afroamericano, e che oggi è spesso usato in modo polemico per indicare un approccio percepito come moralizzante o censorio e che invece è soltanto pura civiltà. Si veda in queste ore la manipolazione che Rai e Governo Italiano hanno fatto intorno alla partecipazione del comico Pucci a Sanremo 2026.

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Leonardo Tano a sinistra nella campagna adv di MSGM. A destra durante lo shooting con sui padre Rocco Siffredi.
Leonardo Tano a sinistra nella campagna adv di MSGM. A destra durante uno shooting con suo padre Rocco Siffredi.

Ebbene, tornando al bel Leonardo Tano che sempre siamo state abituate a mirare mezzo smutandato su riviste patinate realizzate, prodotte e lette dal pubblico fashion-queer, ebbene quel Leonardo Tano scrive così:

Per chi mi ha scritto “ma tuo padre fa porno”
la sessualità ha il suo posto e il suo momento, sicuramente non all’interno delle
Olimpiadi.
La libertà sessuale deve esistere per tutti, ma è l’estremizzazione a
trasformare qualcosa di giusto in qualcosa di sbagliato

Sul profilo instagram di Leonardo Tano spicca in bella mostra (pinnata) anche una copertina del magazine italiano ICON sulla quale il fashion fotografo Giampaolo Sgura (apertamente gay) ha immortalato entrambi i figli del Siffredi: accanto a Leonardo ecco anche Lorenzo, in uno scatto che attinge senza remore a un’estetica che erotizza i corpi maschili. Nello scatto è sempre Leonardo che si presta a posare in mutande.

Abbasso il woke, dunque per il figlio di Rocco. Le persone LGBTIAQ+ vanno bene finché producono immaginario, capitale simbolico e carriera. Poi, quando chiedono rispetto, contesto e responsabilità, diventano improvvisamente “estremismo”. Abbasso il woke, dunque. Ma solo quando non serve più.

 

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