La forza dirompente delle alleanze intersezionali è ciò che viene più temuto dal potere autoritario, che preferisce perseguire l’antica modalità del “Divide et Impera” per reprimere, conformare, plasmare e controllare tutto ciò che non è conforme ai canoni abilisti- cisgender-etero. Un esempio del meccanismo di controllo dei regimi illiberali giunge dalla recente votazione dell’ONU che ha visto stralciare le persone LGBTI da un documento di impegno alla tutela delle persone con disabilità.
Cosa ha deciso l’ONU
Il 17 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una nuova risoluzione sull’attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, contenente disposizioni rilevanti su accessibilità, istruzione inclusiva e tutela delle persone con disabilità in situazioni di rischio. Il testo finale, tuttavia, è stato approvato senza il riferimento esplicito alle persone LGBTI con disabilità, rimosso in seguito a un emendamento promosso dall’Egitto e sostenuto apertamente dagli Stati Uniti d’America.

In origine, la risoluzione riconosceva che le persone con disabilità affrontano “barriere amplificate” quando la disabilità si intreccia con contesti diversi, inclusa la discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere. Questo passaggio è stato cancellato dopo un’intensa attività di lobbying nelle ore precedenti al voto finale. Che ha portato alla cancellazione delle persone LGBTI dal testo. L’emendamento è quindi passato per una manciata di voti, ribaltando l’esito della precedente votazione avvenuta a novembre in Terza Commissione, quando un tentativo analogo era stato respinto. In quell’occasione, il mantenimento del riferimento alle persone LGBTI con disabilità aveva segnato uno dei rarissimi precedenti in cui tali tutele comparivano in una risoluzione dell’Assemblea Generale.
ILGA e Outright
ILGA World ha sottolineato come la risoluzione contenga misure importanti, ma sia stata adottata “senza un linguaggio che riconosca esplicitamente le persone LGBTI con disabilità”, nonostante il testo iniziale lo prevedesse. Secondo l’organizzazione, ora spetterà agli Stati membri decidere se attuare la risoluzione in modo coerente con il principio di “non lasciare indietro nessuno”. Posizione condivisa anche da Outright International, che ha espresso forte delusione per la cancellazione del riferimento a orientamento sessuale e identità di genere, parlando di un arretramento simbolico e politico per le persone LGBTI con disabilità. La risoluzione resta formalmente applicabile a tutte le persone con disabilità. Tuttavia, per le organizzazioni per i diritti umani, l’esito del voto conferma le crescenti resistenze, in sede ONU, al riconoscimento esplicito delle discriminazioni multiple che colpiscono le persone LGBTI a livello globale. Le battaglie intersezionali spaventano il potere.
Le battaglie intersezionali fanno paura al potere autoritario
Le battaglie intersezionali fanno paura perché non chiedono il permesso di esistere a una sola voce. Tengono insieme corpi, diritti, identità che il potere preferisce separare, gerarchizzare, rendere invisibili. Dire che una persona può vivere con disabilità e avere un’identità LGBTI significa rompere la favola rassicurante dei diritti a compartimenti stagni, quelli che puoi concedere a pezzi senza cambiare nulla davvero. Per l’autoritarismo è un incubo: l’intersezionalità smaschera il trucco, mostra che le discriminazioni non si sommano, si moltiplicano. E soprattutto che nessuna libertà è neutra. Cancellare una parola da una risoluzione ONU non è una svista tecnica: è un gesto politico preciso. È dire che alcune vite possono essere protette solo a condizione di restare mute, decenti per le regole del conformismo abilista-cis-etero-normato, dunque mai troppo vere, mai troppo reali. Cancellare quella possibilità, significa tacere sulla realtà. E significa anche dire, per quanto brutale possa sembrare, che se sei persona con disabilità, puoi essere protetta per la tua disabilità, ma non per la tua eventuale identità LGBTIAQ+.
Le discriminazioni multiple mandano in tilt il potere autoritario perché rompono l’ordine artificiale su cui si regge. Un potere che classifica, separa e normalizza ha bisogno di identità semplici, leggibili, governabili. L’intersezionalità le rende indisciplinate: mostra che l’oppressione non è mai unica, che i diritti non sono dosabili. E che nessuna libertà può essere concessa senza mettere in discussione il controllo stesso. Impensabile per le escalation autoritarie del nuovo ordine mondiale. Un motivo in più per restare vigili davanti al delicato momento che attraversano le democrazie liberali, come gli USA: appare infatti plasticamente evidente come l’emendamento anti-LGBTIAQ+ di un paese omobitransfobico e illiberale come l’Egitto non avrebbe mai raggiunto la maggioranza dei voti ONU senza l’appoggio degli Stati Uniti. Inimmaginabile fino a un anno fa.
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