Nel pieno di un dibattito andato in scena alla Festa dell’Unità di Roma con Simona Flavia Malpezzi, Giorgia Serughetti, Monica Cirinnà e Simone Alliva a moderare, Vladimir Luxuria ha aspramente criticato Italia Viva e in particolar modo Ivan Scalfarotto.

Sottosegretario di Stato al Ministero dell’interno nel governo Draghi, Scalfarotto ha a lungo difeso l’impianto attuale del DDL Zan, chiedendo di cassare qualsiasi ipotesi di modifica dinanzi ad un centrodestra che punta unicamente all’affossamento della legge. Poi, dopo l’ordine di scuderia di Matteo Renzi, che ha chiesto modifiche nonché mediazioni con Lega e Forza Italia, Scalfarotto ha mutato opinione, sposando la direttiva del partito.

Ed è qui che Luxuria ha attaccato duro.

A chi propone di togliere l’identità di genere, a chi dice ‘vabbè basta scrivere transfobia’. Voglio dire a Ivan, ma caz*o fai gli interessi della comunità non leccare il culo al tuo padrone. Ma dai, mi fanno incazzare queste cose. Ma tu sei gay, non puoi pensare che sia più importante fare gli interessi di Matteo Renzi, che ha altri progetti a cui pensare. Fino a quando ci sono Meloni, Salvini, ma quando arrivano persone all’interno della tua comunità che fanno gli interessi del loro padrone, vado fuori di testa. Dico a Scalfarotto che non basta scrivere transfobia, porca miseria. Perché un giudice, se legge transfobia si chiede, ‘ok, e che vuol dire?’. Perché una legge deve avere le definizioni, che sono le premesse. Se tu scrivi transfobia senza specificare cosa sia l’identità di genere, questo sì che renderebbe la legge vaga.

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Intervenuto nel corso di una diretta streaming della fondazione Luigi Einaudi, Scalfarotto ha annunciato che entro martedì Italia Viva presenterà un emendamento per togliere le definizioni ‘orientamento sessuale’ e ‘identità di genere’ “inaccettabili per la destra, sostituendole con il ‘movente del reato‘”.

Ad applaudirlo, il leghista Andrea Ostellari: “Benissimo la formula che ha proposto Scalfarotto, perché più noi andiamo a definire con delle definizione le parole ‘genere’, ‘sesso’ e ‘orientamento’, più rischiamo di impedire la condivisione”.

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