Maleficent – Signora del Male, la recensione: un inno alla diversità e all’inclusione

Il 17 ottobre arriva nei cinema d'Italia Maleficent - Signora del male, attesissimo sequel del live-action del 2014, con Michelle Pfeiffer novità al fianco di Angelina Jolie ed Elle Fanning.

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5 anni dopo il boom del primo capitolo, in grado di incassare 758,539,785 dollari in tutto il mondo, Angelina Jolie ed Elle Fanning si sono ritrovate sul set londinese di Maleficent per girare Signora del Male, sequel sempre più a tinte fantasy che ha spalancato le proprie porte ad un’altra straordinaria attrice: Michelle Pfeiffer, 3 volte nominata agli Oscar e una volta in trionfo ai Golden Globe, chiamata ad interpretare il ruolo di una perfida regina madre, Ingrith, che fatica ad immaginare il dolce figlio/principe Filippo, interpretato da Harris Dickinson, tra le braccia di Aurora, nel frattempo diventata Regina della Brughiera.

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Un matrimonio voluto dai due innamorati che sancirebbe la pace tra i due regni, abbracciando la totale inclusione in un mondo in cui imperversano ancora odio e discriminazioni nei confronti del diverso. E’ un film dal chiaro taglio politico e sociale, quello co-sceneggiato da Linda Woolverton insieme a Noah Harpster e Micah Fitzerman-Blue, penne della serie Amazon Transparent. Tra le varie sottotrame della pellicola, infatti, emergono tematiche quanto mai attuali legate al concetto di maternità e di famiglia ‘tradizionale’, con gli umani del regno di Ulstead terrorizzati dalle magiche creature della Brughiera, viste come ‘diverse’, e proprio per questo meritevoli di disparità, di violenza fisica e verbale. Impossibile non notare un parallelismo con i nostri tempi, in cui immigrati e omosessuali sono vittime di disprezzo quasi quotidiano.

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Joachim Rønning, regista finlandese già visto all’opera in quel di Hollywood con Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, dà il meglio di sè proprio tra le valli incantate della Brughiera, dove fate, gnomi e giganteschi alberi vivono in pace e in totale venerazione nei confronti di Aurora, talmente accecata dall’amore nei confronti di Filippo e dalla voglia di sposarlo da tradire la fiducia della fata Madrina Malefica, artefice dell’incantesimo che l’aveva costretta a lungo addormentata ma anche sua salvatrice, al termine del primo film, con quel bacio condito d’amore. La Woolverton, già sceneggiatrice nel 2014, vola di fantasia nel provare a ricostruire il passato di Malicent, le origini della sua natura e del suo straordinario potere, obbligando la sua protagonista a mettere da parte l’orgoglio, per lasciar strada al travolgento affetto che prova nei confronti di Aurora,  figlia ‘adottiva’ che mai avrebbe potuto immaginare di avere. Se la Fanning è visibilmente cresciuta nel corso dell’ultimo lustro, diventando ancora più candidamente meravigliosa, è sicuramente la new entry Pfeiffer a far sua la scena, dall’alto di una crudeltà che fa ombra ad un regno chiaramente terrorizzato dalla ‘regina’ sbagliata.

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Girato quasi interamente nei Pinewood Studios di Londra, con sei teatri di posa occupati da giganteschi set, Maleficent 2 gode di costumi incredibili, realizzati da Ellen Mirojnick. Se i look di Malefica guardano ovviamente ancora una volta all’oscurità e quelli di Aurora alla limpidezza di un animo gentile, è con la regina Ingrith interpretata da Michelle Pfeiffer che la Mirojnick si è sbizzarrita. Otto i vestiti indossati da Michelle, che ostentano ricchezza e privilegi, tra platino, oro e color champagne, fino all’epica battaglia finale che vede la Regina sfidare Maleficent con un abito-armatura decorato da perle e argento, in grado di liberare potere, bellezza e audacia. A completare il cast altre new entry come Chiwetel Ejiofor e Ed Skrein, nelle piume di due inediti alati personaggi legati alla reale natura di Maleficent, nuovamente interpretata da un’Angelina Jolie dalla bellezza travolgente.

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