Maternità surrogata, la Corte: “Valutare l’interesse del minore”

La Consulta ha deciso: non si possono togliere automaticamente i figli ai genitori che li hanno avuti tramite questa pratica.

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2 min. di lettura

Sulla maternità surrogata la Corte ha deciso: “L’interesse alla verità? Da confrontare con quello del minore”.

Per la prima volta la Consulta si è pronunciata sullo spinoso tema della maternità surrogata con la sentenza n. 272, depositata poche ore fa. La sentenza stabilisce che il giudice chiamato a decidere sul disconoscimento del figlio così concepito sarà sempre tenuto a confrontare l’interesse alla verità con quello del minore: la madre genetica non può essere disconosciuta (né riconosciuta) in automatico. La sentenza va quindi a rispondere alla questione di costituzionalità sollevata dalla Corte d’appello di Milano il 25 luglio 2016, dove si chiedeva di valutare i diritti del bambino nato tramite questa pratica.

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Le varianti che si dovranno tenere in considerazione sono molteplici: la durata del rapporto con il minore, le modalità di concepimento e gestazione e la considerazione negativa che ha nel nostro ordinamento la pratica della maternità surrogata.

Facciamo un passo indietro però, riprendendo a tappe la lunga e complessa vicenda giudiziaria che ha generato questa sentenza. Tutto è iniziato nel 2012, quando una coppia di fatto eterosessuale milanese impossibilitata ad avere figli (la donna aveva superato un tumore e non poteva concepire) era andata in India – che all’epoca non aveva ancora vietato la pratica agli stranieri – per averne uno. Tornati in Italia avevano poi chiesto la trascrizione dell’atto di nascita, sospesa però dall’Ufficio dello stato civile di Milano che aveva segnalato alla Procura il caso. Il pm, in seguito, aveva chiesto di togliere il bambino alla coppia e di darlo in adozione, ma sei mesi dopo il Tribunale dei minorenni aveva giudicato il bimbo non adottabile perché intanto il test del Dna aveva confermato che l’uomo era il padre genetico. Nel 2014 il Tribunale aveva stabilito che il bimbo non fosse figlio della donna (subito andata in ricorso), infine nel 2016 la Corte d’appello di Milano si era rivolta alla Corte costituzionale perché valutasse la costituzionalità del divieto assoluto di riconoscere i bambini nati con la surrogata.

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La questione tecnica a cui si è dato oggi risposta incide e inciderà sulla possibilità di perseguire legalmente coloro che ricorrono alla gravidanza per altri all’estero. La Consulta ha deciso: non è possibile togliere automaticamente i figli ai genitori che li hanno avuti tramite surrogata, ma allo stesso tempo non è possibile lasciarli a loro in automatico. Per ogni caso sarà il Tribunale dei minori a valutare.

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fabulousone 18.12.17 - 18:01

Bene. Ma questo è ancora largamente insufficiente. Non trovo accettabile che la coppia che fa ricorso alla GPA in un Paese in cui questa è perfettamente legale e poi torna in Italia possa correre il rischio di vedersi portato via o riconosciuto per metà il proprio figlio; deve essere considerata a tutti gli effetti in quanto coppia di genitori, e sin da subito, in automatico. La Corte costituzionale a quanto vedo si conferma chiusa e molto conservatrice.

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