La battaglia legale tra Mediaset e Fabrizio Corona entra in una fase ancora più delicata. Il gruppo televisivo, insieme ad altri soggetti che si ritengono danneggiati, ha avviato un’azione civile da 160 milioni di euro contro l’ex agente fotografico e le società a lui collegate.
L’obiettivo dichiarato è ottenere un risarcimento per i presunti danni reputazionali e patrimoniali legati ai contenuti diffusi attraverso il format YouTube “Falsissimo”.
Nelle comunicazioni ufficiali, Mediaset sostiene, così come riporta FanPage.it, che quanto diffuso online costituirebbe un insieme di “menzogne, falsità e insinuazioni” accompagnate da una violenza verbale definita molto grave.
Secondo il gruppo, il materiale diffuso avrebbe colpito persone, famiglie e aziende coinvolte, con possibili conseguenze anche sul piano economico e commerciale.
In questo articolo
- 1 Caso Corona: l’ipotesi del danno economico al gruppo Mediaset
- 2 Il ruolo di “Falsissimo” e il modello economico contestato
- 3 I profili penali e l’ipotesi di manipolazione economica
- 4 Perché Mediaset ha quantificato il danno in 160 milioni
- 5 Le ipotesi su scenari industriali e interessi esterni
- 6 Sparisce anche il profilo Instagram dell’avvocato di Fabrizio Corona
Caso Corona: l’ipotesi del danno economico al gruppo Mediaset
Tra i punti centrali della strategia legale emerge l’idea che gli attacchi mediatici non avrebbero avuto solo una dimensione personale o di gossip.
Nei documenti si parla della possibilità che la diffusione sistematica di accuse e insinuazioni possa incidere sulla solidità percepita del gruppo sul mercato.
Secondo questa impostazione, colpire vertici aziendali e volti simbolo delle reti televisive potrebbe avere effetti sulla fiducia di investitori, inserzionisti pubblicitari, partner commerciali e fornitori.
Una perdita di credibilità, in questo scenario, rischierebbe di tradursi in un danno economico concreto.
Le azioni civili avviate mirano proprio a quantificare questo tipo di danno, sostenendo che la diffusione dei contenuti avrebbe generato un impatto diretto sull’immagine e sul valore complessivo del gruppo.
Il ruolo di “Falsissimo” e il modello economico contestato
Negli atti viene descritta una strategia che avrebbe trasformato polemiche, attacchi personali e contenuti estremi in un prodotto mediatico capace di generare visibilità e monetizzazione.
La tesi dei legali del gruppo è che la costruzione di contenuti controversi, compresi attacchi personali, body shaming e riferimenti alla sfera privata, sarebbe stata utilizzata per alimentare interesse pubblico e traffico online.
In questa ricostruzione, il sistema funzionerebbe proprio grazie alla forte esposizione mediatica e alla polarizzazione del pubblico.
Secondo la posizione dell’azienda, questo tipo di comunicazione potrebbe essere percepito da parte del pubblico come una forma di denuncia o di contro-informazione, rafforzando la diffusione dei contenuti.
I profili penali e l’ipotesi di manipolazione economica
Sul fronte giudiziario restano aperti diversi filoni di indagine. Tra le ipotesi emerse negli ultimi mesi figurano diffamazione aggravata, molestie online e altri reati legati alla diffusione dei contenuti digitali.
In alcuni passaggi della ricostruzione legale si ipotizza anche la possibilità di condotte assimilabili a operazioni capaci di influenzare la percezione economica di un’azienda. Si tratta di un punto delicato che dovrà essere valutato in sede giudiziaria.
Parallelamente, le indagini hanno riguardato anche altri aspetti legati alla diffusione dei contenuti online e all’utilizzo di materiale audiovisivo, con interventi che hanno portato anche alla rimozione di alcuni contenuti pubblicati in rete.
Perché Mediaset ha quantificato il danno in 160 milioni
Il valore economico della richiesta nasce dalla somma delle azioni promosse da Mediaset, dalla holding Mfe e da diversi soggetti che si ritengono colpiti dai contenuti diffusi online.
Secondo quanto comunicato dal gruppo, eventuali risarcimenti potrebbero essere destinati anche alla creazione di un fondo per sostenere le vittime di stalking, cyberbullismo e reati previsti dal cosiddetto Codice Rosso.
Le ipotesi su scenari industriali e interessi esterni
Attorno alla vicenda circolano anche voci legate a possibili interessi industriali sul futuro del gruppo televisivo. Al momento non esistono conferme ufficiali su possibili operazioni o tentativi di acquisizione.
Sul piano concreto, la vicenda resta legata al confronto giudiziario tra le parti. Saranno i tribunali a stabilire se le accuse contenute negli atti civili abbiano un fondamento giuridico e quali conseguenze possano avere.
Sparisce anche il profilo Instagram dell’avvocato di Fabrizio Corona
Nel frattempo, in queste ore, è stato anche cancellato l’account Instagram di Ivano Chiesa, avvocato e amico di Fabrizio Corona. Proprio l’ex re dei paparazzi, è intervenuto in merito tramite il suo nuovo account di “X” con il seguente tweet:
LA DITTATURA DEI BERLUSCONI E MEDIASET, MANIFESTA LA SUA PREVARICAZIONE, CHIUDENDO SENZA MOTIVO IL PROFILO IG, DEL MIO AVVOCATO IVANO CHIESA. VERGOGNOSA CENSURA IN UNO STATO DEMOCRATICO. pic.twitter.com/1fMcKh9pcU
— Fabrizio Corona (@FMaria_Corona) February 7, 2026

