L’avvio del percorso che dovrebbe portare alla nascita del Rainbow Center di Milano non è solo una dichiarazione d’intenti, ma si inserisce in una più ampia riorganizzazione urbana e amministrativa dell’area dell’ex Ansaldo. A chiarire tempi, metodo e visione è stato Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e alla Salute del Comune nella giunta Sala, che ha fornito a Gay.it un quadro articolato delle prossime tappe.
Secondo l’assessore, la delibera approvata dalla Giunta rappresenta il mantenimento di un impegno politico assunto pubblicamente: “Sul palco del Pride, davanti a centinaia di migliaia di persone, avevamo preso l’impegno di continuare a lavorare perché Milano non perdesse terreno sul piano del riconoscimento dei diritti civili e del contrasto a ogni forma di discriminazione“.
Il Rainbow Center, nelle intenzioni dell’Amministrazione, dovrà essere uno spazio capace di “valorizzare l’impegno di centinaia di volontari e volontarie” e di confermare l’aspirazione di Milano a restare una città aperta, in un contesto nazionale e internazionale sempre meno scontato.
Il progetto si colloca all’interno di una fase di trasformazione dell’ex Ansaldo (Via Tortona). Nel 2027 scadrà infatti la concessione degli spazi del MUDEC, mentre i laboratori del Teatro alla Scala, da tempo insediati nell’area, saranno spostati nel vicino quartiere Rubattino. A questo si aggiunge una proposta di riqualificazione avanzata dai gestori di BASE Milano, già da anni presente nella zona e che hanno iniziato i propri lavoro di insediamento. Tutti elementi che, nelle parole di Bertolé, rendono il Rainbow Center “un’occasione per rinnovare e rafforzare la vocazione sociale e aggregativa dell’area“, inserendo nuove funzioni in un contesto già frequentato soprattutto da un pubblico giovane.
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L’assessore chiarisce che il percorso di realizzazione di un centro LGBTIAQ+ milanese sarà improntato alla massima trasparenza: il Comune procederà con avvisi pubblici per raccogliere proposte migliorative, nel rispetto della volontà politica espressa dalla Giunta. Una volta individuato il progetto migliore e il soggetto gestore, si entrerà nella fase di co-definizione delle attività, secondo il principio dell’“amministrazione condivisa”. Il Rainbow Center, riferisce Bertolè, sarà integrato nel sistema cittadino di contrasto alle discriminazioni, basato su un’alleanza tra soggetti pubblici e privati.
Non solo servizi, però. Bertolé immagina anche uno spazio ludico, di espressione e rappresentanza per la comunità LGBTQIA+, che sia al tempo stesso aperto alla città: “Vogliamo che sia un luogo in cui la comunità possa riconoscersi, ma anche uno spazio con attività ludiche e ricreative per tutte e tutti, indipendentemente da orientamento sessuale e identità di genere“. Dipenderà dunque anche dalle proposte che il Comune riceverà in fase di raccolta degli input.
Quanto ai tempi, l’obiettivo dichiarato dall’assessore è quello di arrivare, entro il primo semestre del 2027, a un progetto definito. A Milano nella primavera del 2027 si voterà per il rinnovo della giunta e l’elezione del nuovo sindaco.
Sul piano istituzionale, infine, Bertolé sottolinea che il lavoro svolto finora è stato “corale“, con il coinvolgimento di consiglieri comunali, Municipi e associazioni LGBTQIA+. Un percorso che, almeno in questa fase, punta più sulla costruzione condivisa che su un confronto formale tra Giunta e Consiglio. A quanto riferito dall’assessore Bertolé a Gay.it infatti non sarà necessaria una votazione del Consiglio Comunale per portare a compimento il Rainbow Center di Milano entro la primavera del 2027.
