La Moldavia sonda oggi il futuro europeo con la stessa cautela di chi attraversa un campo minato. Nella marcata incertezza politica, questa terra di mezzo trova uno specchio fedele del suo tessuto sociale: dalle strade alle urne, la popolazione si spacca quasi perfettamente a metà tra chi guarda all’Unione Europea come un progresso naturale di diritti e sicurezza, e chi rimane avvinghiato a una nostalgica influenza russa che allunga i propri artigli su tutto il territorio ex sovietico.
Il 20 ottobre, la nazione ha votato a favore dell’integrazione europea tramite un referendum promosso dalla presidente filoeuropea Maia Sandu. Il “sì” ha prevalso, ma con uno stretto margine del 50%. Tuttavia, nello stesso giorno, Sandu non è stata riconfermata alle presidenziali, perdendo una significativa fetta di consensi a favore di Alexander Stoianoglo, candidato del Partito Socialista e sostenitore, nell’ombra, di una politica filorussa. Fattori che raccontano dunque di una nazione minuscola stretta in una morsa, dove ogni decisione individuale, nel ballottaggio previsto per il 3 novembre, andrà a gravare inevitabilmente sul destino collettivo del paese.
Il risultato è un panorama fratturato, in cui le speranze di modernità si mescolano al timore di perdere identità e tradizioni radicate, e dove la tensione tra Occidente e Oriente non è solo una questione di geopolitica, ma un confronto intimo che scuote il vissuto di ciascun cittadino. Per la comunità LGBTQIA+ moldava, tuttavia, l’orientamento verso l’UE non rappresenta solo una scelta politica, ma una questione di sopravvivenza e dignità.
In questo momento estremamente critico che precede il ballottaggio del prossimo 3 novembre e le parlamentari del 2025, Leo Zbancă, attivista e program coordinator del GENDERDOC-M Information Center – tra le poche associazioni LGBTQIA+ presenti su territorio moldavo – descrive con lucidità una battaglia che si combatte non solo nei seggi, ma nei cuori e nelle menti di un popolo diviso tra il richiamo nostalgico di una “grande madre” Russia e le ambizioni di appartenenza a un’Europa che guarda avanti.
Sullo sfondo, restano aperti interrogativi inquietanti: la Moldavia saprà autodeterminarsi e resistere alle pressioni esterne che rischiano di trascinarla verso un nuovo isolamento dall’Unione Europea, manovrata come una marionetta dai fili invisibili del Cremlino? La posta in gioco è altissima.
Intervista a Leo Zbancă, program coordinator di GENDERDOC-M

Moldavia del post referendum e del post elezioni presidenziali. La popolazione sembra letteralmente spaccata a metà tra chi desidera l’integrazione europea e chi no. Quali sono le vostre paure e le vostre speranze in un momento così delicato?
In questo momento abbiamo paura di perdere la battaglia, stiamo rischiando tutto. L’anno scorso, la Moldavia ha ufficialmente ottenuto lo status di candidato per entrare nell’Unione Europea, un passo storico per noi, una chiara rottura con il nostro passato sovietico e un avvicinamento ai Paesi occidentali.
Oggi, però, tutto potrebbe cambiare: se prevale il candidato filorusso, il nostro percorso verso l’Europa rischia di arenarsi e la Moldavia potrebbe diventare una sorta di “zona grigia” tra Russia e UE, senza appartenere davvero a nessuno dei due blocchi. Questo scenario spaventa tutta la società civile, non solo la comunità LGBTQIA+.
Per noi della comunità LGBTQIA+, tuttavia, il cammino verso l’Europa è una garanzia per i nostri diritti. Sappiamo, anche osservando Paesi come la Georgia, che chi è più vicino alla Russia vive una realtà in cui i diritti sono messi in secondo piano. La nostra speranza è quindi che la Moldavia continui verso l’integrazione europea e che si assicuri un futuro in cui il rispetto dei diritti umani sia una priorità.
View this post on Instagram
Se siete a vostro agio a parlarne, vorrei approfondire l’influenza russa. In Europa occidentale, la si percepisce come qualcosa di ambiguo, poco comprensibile. Come si manifesta da voi?
In tanti modi, alcuni più visibili, come propaganda e disinformazione. Gran parte della popolazione moldava parla russo, e questo rende più facile per Mosca diffondere i propri messaggi, in particolare sui social media, dove i contenuti filorussi sono prevalenti. Ma non si tratta solo di parole. Un altro strumento è il denaro, spesso legato alla corruzione. Durante il referendum, ad esempio, centinaia di persone sono state pagate per votare contro l’ingresso nell’UE. La polizia ha confermato che almeno 138.000 persone, su una popolazione di 2,5 milioni, hanno accettato denaro per votare o per raccogliere voti di altri.
Poi c’è un aspetto più emotivo e difficile da cogliere dall’esterno: la nostalgia per il passato sovietico. Molti moldavi, soprattutto quelli più anziani, provano ancora un certo affetto per quel periodo e questo legame viene sfruttato dalla propaganda russa, che parla direttamente alle emozioni delle persone. Anche di fronte a fatti evidenti, come la guerra in Ucraina, alcuni hanno difficoltà a recidere il cordone emotivo da quel passato, un passato in cui si sentivano parte di qualcosa di più grande. Chi vota sinceramente per le forze pro-russe, spesso, lo fa spinto da questo senso di appartenenza, e non per una scelta razionale.
Si gioca molto sulla nostalgia e sui valori tradizionali, su un passato idealizzato. In Italia ne sappiamo qualcosa. Non sembra dunque che la Russia voglia una guerra diretta in Paesi come la Moldavia, la Georgia o la Bulgaria, ma che usi questi valori per indurre la popolazione a una sorta di sottomissione non dichiarata. Secondo voi, esiste ancora il rischio che la Russia adotti in futuro una strategia più aggressiva, come in Ucraina?
Sì, purtroppo questo rischio c’è, ed è un tema centrale nelle elezioni. I due candidati hanno prospettive opposte su questo. Il candidato pro-europeo (Maia Sandu ndr.) sostiene che l’integrazione nell’UE ci garantirà sicurezza, proteggendoci dalla minaccia russa e assicurandoci stabilità. Il candidato pro-russo (Alexander Stoianoglo ndr.) al contrario, afferma che un avvicinamento troppo marcato all’Europa potrebbe scatenare una reazione militare russa. E non è solo un discorso di opinione: abbiamo un esempio concreto nella regione separatista della Transnistria, dove truppe russe sono stazionate dal 1992.
Con un candidato filorusso, la Moldavia rischierebbe di diventare una “zona grigia” e di subire un’escalation simile a quella che ha visto l’Ucraina dopo il suo avvicinamento all’UE. In questo momento, nessuna opzione è priva di rischi, ma crediamo che solo con il cammino europeo potremmo sperare in un futuro stabile.
Maia Sandu non è riuscita a evitare il ballottaggio con Alexandr Stoianoglu. Potresti parlarci di questi due candidati, e in particolare delle loro posizioni sui diritti LGBTQIA+?
Negli ultimi quattro anni, sotto la presidenza di Maia Sandu, non abbiamo avuto episodi di aperta ostilità verso la comunità LGBTQIA+, e questo è – tristemente – già un grande passo in avanti. Anche se Sandu non sostiene apertamente la nostra comunità, alcuni deputati del suo partito hanno partecipato ai nostri pride. Il suo partito è liberale e pro-europeo, e cerca di mantenere un’immagine da “buon candidato UE” per il nostro paese. Con Sandu speriamo in un ambiente stabile in cui poter continuare il lavoro per migliorare la percezione della nostra comunità.

Al contrario, con Stoianoglu tutto cambierebbe. Anche se cerca di presentarsi come “filoeuropeo”, il suo è un tipo di europeismo di facciata, un po’ alla Orban e Meloni. Ha un passato controverso: è stato procuratore generale, sappiamo che è stato arrestato almeno una volta e ora è il volto nuovo del Partito Socialista, fortemente pro-russo. Non è altro che una nuova faccia per i socialisti moldavi, da sempre filorussi, che sono stati costretti a cambiare rappresentante dopo la gestione fallimentare sotto Igor Dodon, che nessuno può più vedere.
Eppure, la popolazione non coglie questa sottigliezza, ed il supporto per Sandu non è più così forte come in passato: il 42% ottenuto al primo turno riflette il malcontento di una parte della popolazione, che però non è stato neanche del tutto causato dall’attuale esecutivo. Sandu ha dovuto affrontare quattro anni duri: prima l’emergenza Covid, poi la guerra tra Russia e Ucraina, due paesi da cui noi dipendiamo molto economicamente.
Molti hanno perso fiducia e non vogliono più votare per lei, e questo è pericoloso: potrebbero cedere all’influenza russa solo per protesta. Spero sinceramente che Sandu vinca, anche se sarà difficile.
Sarà ancora la diaspora a fare la differenza?
Sì, la diaspora è storicamente orientata verso l’Europa, soprattutto perché vive in Paesi europei e sperimenta una qualità di vita migliore rispetto alla Moldavia. La diaspora più grande è in Italia, ma ci sono numerosi moldavi anche in Paesi come Stati Uniti, Canada e Spagna. Nelle elezioni e nel referendum, la diaspora in questi Paesi ha votato in maggioranza per l’UE e ha sostenuto Sandu.
L’unica eccezione è la Russia, dove invece il voto è andato in senso contrario. Per il secondo turno, sarà cruciale che si mobilitino di nuovo, anche se alcuni devono affrontare lunghi spostamenti per votare, e il risultato del referendum potrebbe scoraggiarli. Speriamo che le nostre autorità riescano a motivarli.
In Moldavia esiste un partito politico che sostiene apertamente i diritti LGBTQIA+?
Al momento, non c’è un partito che si dichiari apertamente a sostegno dei diritti LGBTQIA+. Tuttavia, alcuni deputati pro-europei hanno partecipato ai nostri pride, il che è un segnale positivo. Sfortunatamente, durante le ultime elezioni, abbiamo visto una campagna di disinformazione e odio verso la nostra comunità. Il governo non ha smentito queste fake news, anzi, ha mantenuto le distanze.
E, naturalmente, i candidati anti-europa sfruttano la nostra comunità per dire che l’integrazione europea sarà una vittoria per “quelli LGBTQIA+“, quelli che vogliono costringere i loro bambini a cambiare sesso [ride].
Guardando il ranking ILGA, la Moldavia sembra però in risalita. Quali sono le priorità per raggiungere davvero l’uguaglianza?
La Moldavia ha fatto progressi con questo governo, che ha approvato decreti legge contro i crimini d’odio, la discriminazione e per la libertà di assemblea. Tuttavia, manca ancora un quadro legale per il riconoscimento di genere. Attualmente, non è possibile cambiare genere sui documenti senza passare addirittura per la Corte Suprema. Dal 2010, siamo riusciti ad aiutare solo 13-14 persone a cambiare i documenti, un numero ridotto. Speriamo di riprendere il dialogo dopo le elezioni.
Un altro punto essenziale è il riconoscimento delle unioni civili. Insieme a cinque coppie, abbiamo avviato una causa per il riconoscimento di una partnership con gli stessi diritti del matrimonio eterosessuale. Non chiediamo il termine “matrimonio”, ma i diritti che derivano da esso. Se non otterremo giustizia in Moldavia, siamo pronti a rivolgerci alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Questo perché, correggimi se sbaglio, la Costituzione moldava vieta il matrimonio egualitario.
Sì, la Costituzione definisce il matrimonio come “tra un uomo e una donna”. Chiediamo quindi una partnership con diritti equivalenti, senza cambiare il termine “matrimonio”.
E per quanto riguarda la visibilità della comunità LGBTQIA+ nel mondo accademico o dello spettacolo? Qual è la percezione della comunità tra queste figure?
Alcuni influencer ci sostengono, ma sono poche le figure pubbliche di spicco che si espongono apertamente. Il livello di omofobia e transfobia è ancora molto alto, e chi si espone pubblicamente subisce odio e critiche. Le poche persone che riescono a farlo hanno già un pubblico pro-europeo, o sono figure che godono di una certa sicurezza.
Per anni, però, l’attuale direttrice del Centro informazioni GENDERDOC-M, Angelica Frolov, ha condotto un programma televisivo sulla stazione nazionale TV8 chiamato “Effetto 9.6”. La prima persona “famosa” a fare pubblicamente coming out. Questo ci ha aiutato molto in termini di rappresentanza, ma le persone continuano a non volersi esporre per paura di essere travolte dall’odio.
View this post on Instagram
Immagino anche per via dell’influenza religiosa della Chiesa Ortodossa, che si è più volte dichiarata fedele a Mosca.
Esattamente. La Moldavia è fortemente influenzata dalla Chiesa ortodossa, che si è espressa in modo sempre più restrittivo verso la nostra comunità. Questo crea ostacoli per il riconoscimento dei diritti, rendendo la situazione molto simile a quella di altri Paesi a maggioranza ortodossa.

