Abbiamo chiesto al noto youtuber Marcello Signore di spiegarci cosa è successo dopo il suo post su Facebook.
Ecco il suo resoconto.

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E’ morto in un incidente stradale un noto esponente della Lega, Gianluca Buonanno, omofobo, xenofobo, e tantissime altre cose che finiscono in “ofobo”, e che non sono proprio belle. In vita, Buonanno si è distinto per aver detto, fra le altre cose: che i criminali sarebbe meglio ammazzarli che metterli in prigione, che i froci dovrebbero tacere con una banana nel culo, che lui stesso avrebbe preferito la morte alla legge sulle unioni civili (ops). In una delle sue ultime apparizioni tv è andato in onda con una pistola in mano. Quand’era vivo, Buonanno ha promosso l’intolleranza e la violenza. Allora perché non gioire per la morte di qualcuno che in vita non ha mai avuto rispetto per nessuno, neanche per la vita stessa? Perché noi siamo meglio di così. Perché dovremmo impegnarci affinché personaggi del genere non arrivino mai in televisione, o al governo, perché non abbiano mai una piattaforma da cui gridare il loro odio, perché invece che diventare dei martiri, restino quello che sono, degli imbecilli che, come tutti noi, prima o poi devono fare i conti anche con la morte.

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Ieri su Facebook ho scritto questo post. Avevo deciso di prendermi una pausa dal pubblicare foto del mio cane che fa cose, di me in mutande, o di me in mutande vicino al mio cane che fa cose, e ho deciso di prendermi sul serio. Giuro, non lo farò più. Sono saltato sul vagone “parliamo del morto Gianluca Buonanno”, il sindaco leghista di Borgosesia, fra gente che dichiarava di voler fare il bagno nel Dom Perignon perché finalmente c’era “un coglione di meno” e chi criticava quelli che criticavano (questo ultimo gruppo è molto famoso su Facebook, secondo solo agli estremisti vegani).
Gianluca Buonanno ERA un omofobo e uno xenofobo. Forse nella sua vita privata sarà stato anche un buon padre, un buon marito e secondo molti utenti che mi hanno commentato “era figo perché faceva un festival di musica e non pagavi il biglietto quindi taci coglione”, ma ciò non toglie che abbia scritto la sua storia, e quella della sua politica, da solo, armato di imbecillità e di un microfono sempre ben acceso sulle sue sparate. L’ultima apparizione mediatica, prima del mortale sorpasso in corsia d’emergenza che ha messo fine alla sua vita, era stata su Sky, dove brandendo una pistola aveva urlato che era “meglio riempire i cimiteri, che le carceri, di criminali”.
Forse non avrei dovuto dedicarmi dall’alto della mia superficialità social ad argomenti tanto seri, ma le mie parole riflettevano il mio spirito da ragionevole moderato, che cerca di rendere il mondo un posto migliore. Giuro, non lo farò più. Paradossalmente quasi difendevo la “buonann-ima” da chi festeggiava la sua dipartita, invitando tutti a non aspettare che la morte “venga a prendersi tutti gli stronzi”, ma ad esiliarli quando sono già in vita, di modo che restino lontani dalla politica e dalla società. Ma anche, diciamo la verità, per non diventare come loro.
Stamattina il mio post è sparito, censurato da Facebook perché non rispetta “gli standard della comunità”.
La mammina cara Zuckerberg mi ha punito, tre giorni di castigo, giusto il tempo per riflettere sui miei errori. Che cosa conteneva di scandaloso la mia filippica, se non un tiepido appello ad essere migliori di un imbecille? Forse chiamare un morto “imbecille” non rispetta gli standard di una comunità dove la morte online ha un potere salvifico, meglio di ogni paradiso cristiano? Giusto per curiosità, che standard rispettano le sparate di un Salvini, di una Meloni, delle pagine “No ai matrimoni gay” o di una Casa Pound qualsiasi? Fascisti sì, imbecilli no? Vivi o morti, che differenza c’è? Se questi sono gli standard, gli uffici di Facebook hanno forse un tiro a freccette con sopra la faccia di Giovanardi?
La censura di Facebook non mi ha stupito più di tanto, anzi, mi ha aperto gli occhi. Siamo così abituati a cibarci da McZuckerberg al fast food delle informazioni che non ci rendiamo conto di quanto possa essere velenoso per le nostre opinioni. Stagnante. L’informazione su Facebook è calcolata da un algoritmo, filtrata. E’ un po’ come scoprire che Babbo Natale non esiste (ops, sorry leghisti) o che papà se la fa con la segretaria. Ho proprio quel tipo di delusione dentro di me, quella dell’inevitabile fine di un’ingenuità fanciullesca.
Ma non mi arrendo, non sarà questa la fine, lotterò per rivendicare il mio diritto alla libertà di espressione, al poter chiamare un imbecille xenofobo omofobo e fascista, per nome, Gianluca Buonanno, anche se è morto. Perciò, la prima cosa che pubblicherò su Facebook non appena finirà il mio castigo, sarà una carinissima foto di me insieme al mio cane, che facciamo delle cose buffe da centinaia di likes, giusto per andare sul sicuro.

Marcello Signore
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