La NASA ha brevettato un bullone androgino: né maschio, né femmina. E funziona meglio di quelli binari

Nello spazio non c'è posto per il binarismo: il connettore "genderless" della NASA resiste meglio, si assembla in qualunque direzione e non ha bisogno di sapere chi comanda. Una metafora che l'ingegneria ha trovato da sola.

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Foto: NASA
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Nei documenti ufficiali dell’agenzia spaziale americana compare, senza ironia alcuna, la parola “androgynous“. Non si tratta di un comunicato su politiche aziendali di inclusione, men che meno sui diritti civili. È un brevetto industriale.

Il fastener androgino, così lo chiama la NASA, è un connettore progettato per non avere un lato maschio e uno femmina, come impone la meccanica tradizionale. Entrambe le estremità sono identiche. Si agganciano tra loro perché nessuna delle due pretende di essere la parte dominante. Un non binarismo ingegneristico che gli stessi ingegneri definiscono “genderless“. Usano questa definizione. Lo hanno fatto così, perché funziona meglio.

fastener androgino
Il fastener androgino, giunto genderless brevettato dalla NASA (foto: NASA)

È  irresistibile soffermarsi su questo. Il binarismo, anche nell’hardware, è un limite tecnico prima ancora che culturale. I connettori convenzionali impongono orientamento, gerarchia, direzione obbligata. Quello androgino no: si assembla in qualunque direzione, tollera il disallineamento, non richiede che il robot sappia distinguere chi sta sopra e chi sta sotto. È un ganglo che apre alle possibilità. Uno strumento non-escludente che garantisce più ampi margini di manovra, più adattabilità e maggior possibiltà di efficienza in ogni passaggio.

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Ma la notizia vera è un’altra, ed è più grande. Il fastener androgino serve a costruire strutture modulari nello spazio: habitat lunari, piattaforme orbitali. Strutture complesse, che i robot assemblano e smontano e riassemblano a seconda del bisogno. Marchingegni spaziali che non sono mai definitivamente se stessi. Deidentificati per adattabilità. Una forma di resilienza al massimo dell’efficienza, in barba a parecchi e sciocchi approcci conservatori: il maschio è maschio e si aggancia nella penetrazione con la femmina. Ma chi l’ha detto?

Il connettore genderless della NASA cambia forma senza perdere coerenza. Resiste meglio, proprio perché non è fissato in un’unica configurazione. Troverà immediato utilizzo nella costruzione di habitat lunari assemblati da robot: strutture modulari, reversibili, riconfigurabilabili. Metafora perfetta di identità deidentificate: non fisse, non gerarchiche, ma adattabili e polifunzionali.

La tecnologia NASA diventa un trampolino per interiorizzare gli approcci di conoscenza teorica e quindi applicata di fluidità, modularità, rifiuto del determinismo. È un futuro fatto di parti intercambiabili, alleanze reversibili, identità che tengono insieme senza saldature permanenti. Un futuro, insomma, che noi immaginiamo da sempre.

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