Solo pochi giorni fa aveva sposato lo storico compagno Oliver Sechting, come se sapesse che il suo tempo su questa Terra stesse giungendo al termine. È morto all’età di 83 anni Holger Mischwitzky, conosciuto in tutto il mondo come Rosa von Praunheim, colonna della cultura e del movimento LGBTQIA+ tedesco, apprezzato regista con oltre 150 titoli realizzati, tra lungometraggi e cortometraggi, la stragrande maggioranza dei quali a tematica LGBTQIA+.
Rosa von Praunheim lancia il neonato movimento omosessuale

Nel 1970 Rosa von Praunheim realizza il suo primo successo, “Non è l’omosessuale ad essere perverso, ma la situazione in cui vive”, tra i primi film “militanti” del neonato movimento di liberazione omosessuale in Europa. Il regista realizzò il film su commissione della WDR, l’ente televisivo del Land Renania Settentrionale-Vestfalia, conseguentemente alla riforma del paragrafo 175 del codice penale tedesco che depenalizzava gli atti omosessuali tra adulti consenzienti, avvenuta il 1º gennaio 1969. In quei mesi la vita gay in Germania divenne finalmente pubblica, con la pellicola che fu promotrice della nascita del movimento di liberazione gay di lingua tedesca. La messa in onda televisiva del film molto discussa e fece scandalo. All’epoca von Praunheim precisò:
“Il film è connotato dalla rabbia e dalla frustrazione che si erano accumulate nella mia vita omosessuale a Berlino. Ero convinto che non potessimo sempre e solo aspettare passivamente la gentilezza della società perché qualcosa cambiasse a nostro vantaggio. … Il nostro film doveva provocare, fare uscire i gay e gli etero dalla loro pace e farli parlare. Non volevamo assolutamente un film che glorificasse o compatisse i gay. Per noi era importante scoprire la vita dei gay senza risparmi“.
I premi a Berlino e a Torino
Prende così forma una carriera più che proficua, che tramuta Rosa von Praunheim in colonna portante della cultura LGBTQIA+ tedesca. Il regista gira tra i tanti “Die Bettwurst” (1970), “Affengeil” (1990), “Ich bin meine eigene Frau” (1992), biografia della celebre Charlotte von Mahlsdorf, e vince il Teddy Award alla Berlinale con “Silence = Death“, nel 1990. Un film, quest’ultimo, che ottiene risonanza internazionale. Tutto incentrato sulle risposte degli artisti gay di New York alla crisi dell’AIDS, “Silence = Death” vede Rosa e Phil Zwickler intervistare vari personaggi, tra cui Keith Haring, il pittore Rafael Gamba, il poeta Allen Ginsberg, David Wojnarowicz, Paul Smith, Peter Kunz, Ed Koch, Don Moffett, Bern Boyle ed Emilio Cubeiro.
L’anno dopo von Praunheim torna a suscitare polemiche, perché in diretta tv fa outing nei confronti di celebrità e politici gay. Fu un “grido di disperazione nel momento culminante della crisi dell’Aids”, disse successivamente. Sempre al Festival di Berlino vince il suo 2° Teddy Award nel 2025 con il documentario “Satanic Sow”, dopo aver sbancato anche il Lovers Film Festival di Torino.

La prima volta nel 1989 con “Anita: Dances of Vice”, per poi bissare nel 1996 con “Neurosia: Fifty Years of Perversion“. Nel 2002 la sua ultima partecipazione all’ombra della Mole, con “Tunten lügen nicht“.
Giovanni Minerba, fondatore del Lovers, che all’epoca ancora si chiamava Torino GLBT Film Festival – Da Sodoma a Hollywood, ha scritto su Facebook: “Rosa è stato uno dei primi registi che ha sostenuto il “mio” Festival a Torino, a lui dedicammo una breve retrospettiva nel 1988. Posso dire che diventò subito un amico, tanto che più di una volta ci volle ospiti a casa sua durante la Berlinale. Negli anni ha vinto a Torino con due bellissimi film. Può sembrare banale dirlo ma sono triste. Grazie Rosa per tutta la bellezza del tuo cinema che ci hai regalato“.
“L’avevo conosciuto nel 1990 quando abitavo a Berlino“, ha ricordato Giorgio Bozzo su FB. “Nel 1992 mi portò a Mahlsdorf a conoscere Charlotte, su cui aveva girato il film “Ich bin meine eigene Frau”, tratto dall’omonima autobiografia, e passammo un’intera giornata in questo villino trasformato nei decenni precedenti in un museo dedicato al Gründerzeit. Persona gentile, divertente e colta. Pioniere del cinema LGBT, il suo “Nicht der Homosexuelle ist pervers, sondern die Situation, in der er lebt” venne girato per la TV tedesca nel 1970 e scosse le coscienze di un paese in cui vigeva ancora il paragrafo 175. Nel 1972 al Festival di Aarhus la visione della pellicola venne contestata come “reazionaria” da molti gruppi, tra cui il Fuori! Molti i film meritevoli di essere recuperati. Un bravo regista, un grande attivista. Ciao Rosa“.
Le nozze tra Rosa von Praunheim e Oliver
Oltre alla carriera cinematografica, Rosa von Praunheim, il cui nome d’arte nasce dai “triangoli rosa” utilizzati dai nazisti per marchiare gli omosessuali nei campi di concentramento, è stato insegnante di regia presso la Scuola Superiore per Film e Televisione di Potsdam-Babelsberg. La sua vita privata è stata segnata dalla lunga relazione con Oliver Sechting, sposato una settimana fa, venerdì 12 dicembre, dopo quasi 20 anni d’amore. “Mia Rosa, con infinito amore e gratitudine, ti saluto. Il tuo Olli. Porterò sempre il nostro amore dentro di me“, le parole social di Sechting.



