Da più di ottant’anni Miss Italia accompagna l’immaginario televisivo e culturale italiano. Nato come concorso per celebrare la bellezza femminile, nel tempo è diventato un format rigido, incapace di rinnovarsi e di rispecchiare la società. Oggi, mentre si discute sempre più su temi quali inclusione, libertà e autodeterminazione, Miss Italia appare come un fossile di un’Italia paternalista e conformista.

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Miss Italia 2025: donne trans e su OnlyFans fuori dal concorso
La gestione di Patrizia Mirigliani sembra confermare questa sensazione: il concorso non fa più notizia per le ragazze che sfilano, ma per i divieti e le regole censorie che ogni anno vengono rilanciate come provocazioni mediatiche. Anche il regolamento dell’edizione 2025 parla chiaro: ad essere escluse sono le donne trans, ma anche coloro che hanno un profilo su OnlyFans.
In una piccata critica su MowMag, Clizia De Rossi, attivista per i diritti LGBT+ e insegnante, ha commentato: “Da ottant’anni misura seni e fianchi e oggi fa la morale su OnlyFans? Miss Italia sembra diventato il boomer che ti spiega cos’è giusto e cos’è sbagliato. Peccato che il mondo fuori abbia già cambiato canale da un pezzo”.
L’esclusione delle donne trans: un boomerang mediatico
Già due anni fa il concorso era finito al centro delle polemiche per l’esclusione delle ragazze trans. Una scelta che contraddiceva perfino le parole di apertura pronunciate nel 2014 dalla stessa Mirigliani, quando aveva dichiarato che Miss Italia era pronta a ospitare candidate transgender.
Nel 2023, invece, la patron aveva stabilito il divieto assoluto. Una mossa che mirava a strizzare l’occhio al governo di allora e a riportare il concorso sulla Rai, ma che si rivelò un clamoroso boomerang. Critiche e proteste arrivarono da ogni parte: attivisti, politici, associazioni e persino una parte del pubblico televisivo sottolinearono quanto Miss Italia fosse lontana dalla sensibilità contemporanea.
La stessa Clizia De Rossi presentò una candidatura simbolica, proprio per denunciare questa discriminazione, dimostrando che il concorso non solo non include, ma attivamente esclude chi non rientra nel canone imposto.
Anche per la nuova edizione, in scena il prossimo 15 settembre, è chiaramente indicato nel regolamento l’esclusione di aspiranti reginette di bellezza trans. Al terzo punto dei requisiti per l’ammissione, si legge: “Essere di sesso femminile sin dalla nascita”.
Miss Italia 2025: il nuovo bersaglio è OnlyFans
Quest’anno lo schema si ripete. Durante un collegamento con il programma “Agorà Estate” su Rai 3, Patrizia Mirigliani ha annunciato che le candidate con un profilo su OnlyFans o su piattaforme simili saranno automaticamente escluse. Lo si legge anche nel regolamento ufficiale, nella lunga lista dei requisiti per l’ammissione al concorso: “non detenere profili in siti web (come OnlyFans o simili) dove sia consentita o comunque praticata, liberamente o a pagamento, l’immissione e condivisione di contenuti cosiddetti “per adulti” o comunque di carattere pornografico o scabroso”.
Un paradosso, se si considera che Miss Italia da decenni vive sull’oggettivazione del corpo femminile, ridotto a misura di seni, fianchi e sorrisi.
“È un paradosso crudele e intollerabile: un concorso che da ottant’anni misura seni, fianchi e sorrisi pretende di stabilire quali corpi siano accettabili e quali no, discriminando e alimentando stigma e pregiudizi”, denuncia Clizia De Rossi.
In altre parole, una ragazza che decide liberamente di monetizzare la propria immagine viene bollata come “indegna”, mentre chi accetta di sfilare sotto il giudizio di una giuria televisiva viene elevata a modello di “dignità”. Una contraddizione che rivela tutta l’ipocrisia del format.
Il divieto di chirurgia estetica
Oltre a partecipanti transgender e detentrici di profili OnlyFans, nel regolamento 2025 di Miss Italia, sempre secondo De Rossi, ci sarebbe anche un altro punto controverso: il divieto di chirurgia estetica, salvo che per motivi medici.
Chi è “visibilmente rifatta” non potrebbe partecipare. Chi vince, inoltre, avrebbe l’obbligo contrattuale di non sottoporsi a interventi estetici nei due anni successivi all’incoronazione.
Una clausola che, oltre a limitare la libertà individuale, infantilizza le partecipanti, trattandole come minori sotto sorveglianza. Clizia De Rossi lo sottolinea con forza: “Sono regole che non hanno nulla a che fare con la tutela delle donne. Sono invece il segno di un paternalismo ipocrita che pretende di stabilire cosa sia moralmente accettabile, cosa sia naturale e cosa sia degno di essere eletto a modello della società”.
Un concorso che alimenta stereotipi e discriminazioni

Miss Italia continua così a veicolare un messaggio chiaro e tossico: il corpo delle donne non appartiene a loro, ma a un regolamento che stabilisce chi è “puro” e chi è “contaminato”, chi è degna di una corona e chi deve restare fuori.
E mentre la società si evolve e si muove verso il riconoscimento delle pluralità – di corpi, identità di genere, orientamenti e scelte personali – Miss Italia rimane ancorato a un’estetica polverosa, incapace di parlare al presente.
Non a caso, per molti, oggi appare come una macchina di censura. Un meccanismo che riproduce lo stigma verso le persone trans, che giudica le donne che scelgono di stare su OnlyFans, che sorveglia e controlla le scelte estetiche di chi partecipa.
L’attivista ha poi rivolto il suo ultimo attacco proprio a Patrizia Mirigliani, sferrando l’affondo finale: “Non saranno certo i tuoi diktat a fermare una generazione che rivendica libertà, autodeterminazione e rispetto. La tua Miss Italia appartiene a un mondo che non esiste più, fattene una ragione”.
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