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“Non ci sono limiti nel corpo di una donna”, Irma Testa si racconta a Gay.it – video intervista

La prima pugile italiana a partecipare ad una Olimpiade parla con Gay.it e McFIT di coming out, vittorie, sconfitte, e della dura preparazione da campionessa.

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Irma Testa, classe 1997, è stata la prima pugile italiana a disputare un’Olimpiade, ai Giochi di Rio de Janeiro nel 2016. Soprannominata Butterfly per la sua leggerezza, è stata medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo 2020 e si è laureata campionessa europea nella categoria dei pesi piuma ad
Alcobendas nel 2019.

Dopo la medaglia di Tokyo, Irma ha fatto coming out come donna lesbica. E più volte si è spesa a favore della comunità LGBTQIA+ e in difesa dei diritti e della dignità del popolo queer. Le sue dichiarazioni in riferimento alla bocciatura del Ddl Zan le hanno anche causato un richiamo da parte del Corpo di Polizia, di cui Irma fa parte. In quanto poliziotta, in punta di legge e regolamenti, è opportuno che Irma non rilasci commenti politici pubblici. Quindi, duole scriverlo, bene ha fatto il Corpo di Polizia a richiamare Irma. Ma questo aneddoto, tutto sommato di poco conto – Irma ha semplicemente ricevuto un richiamo – testimonia l’impegno civile che la campionessa italiana sente come urgenza del proprio impegno di cittadina e campionessa sportiva.

Di questo, delle donne, di coming out, di impegno sportivo quotidiano e fatica e di come mantenersi in forma, escogitando anche alcuni trucchetti contro la pigrizia sportiva, ho fatto con Irma delle amabili chiacchiere, rese possibili anche grazie al supporto di McFIT.

 

“Ho fatto coming out dopo una medaglia olimpica e questo è molto importante, perché ha uno scopo preciso. Ho sempre avuto paura che giudicassero il mio operato da atleta. Come se si dimenticassero dell’atleta che sono e giudicassero solo la persona”.

 

“Sono stata la prima donna pugile a partecipare a un’Olimpiade e io ricordo tutto quello che succedeva intorno a me. Tutte le persone incredule perché il pugilato femminile era considerato ancora un passatempo. Non c’era mai stato un momento importante per il pugilato femminile. Quando è arrivato, nessuno se lo aspettava, tutti hanno iniziato a interrogarsi se potesse essere uno sport a tutti gli effetti. Lì c’è stato un cambiamento radicale per il pugilato femminile, anche per il numero di iscritti. Tante ragazzine si sono avvicinate. Noi avevamo solo quattro atlete nella Nazionale Italiana. Ad oggi abbiamo tre squadre”.

 

“Io mi sono resa conto di aver fatto la Storia. Ma non solo io, il pugilato femminile e quelle poche ragazze che – come me – credevano in quello che facevano. Si può dire che da lì è partito il pugilato femminile in Italia”.

 

 

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