C’era enorme attesa nei confronti di Olympo, nuova serie spagnola Netflix che ha attinto a piene mani da Elite nella sua ideazione e realizzazione.
Perché se nella creatura di Carlos Montero e Darío Madrona degli adolescenti privilegiati, ricchi e bellissimi interagivano tra di loro tra amori queer, omicidi e misteri all’interno di un immaginario istituto d’élite, in Olympo degli altrettanto bellissimi e aitanti atleti si sfidano in un centro sportivo d’eccellenza per raggiungere l’agognata gloria tra fluidità, omofobia e menage-a-trois.

È la formula magica della serialità spagnola Netflix, che spopola puntualmente in mezzo mondo, con nudità gentilmente concesse, scene soft-porno, intrighi e tradimenti, qui banalmente di casa dinanzi al tipico cameratismo da agonismo sportivo che incrocia muscoli, feromoni, intraprendenza giovanile e agonismo. Tanto in campo e in acqua quanto negli spogliatoi e tra le lenzuola.
Olympo, la trama della serie Netflix

In Olympo troviamo i migliori giovani atleti di Spagna che si allenano al centro sportivo d’élite Pirineos, sognando le Olimpiadi. C’è Amaia (Clara Galle), la capitana della nazionale di nuoto sincronizzato che pretende solo il meglio da se stessa e non ammette errori. Ma quando la sua compagna di squadra e migliore amica Núria (María Romanillos) la supera per la prima volta, Amaia si accorge che le prestazioni di alcuni atleti stanno migliorando inspiegabilmente. Dopo anni trascorsi a spingere i loro corpi al limite e a sacrificare la loro vita per lo sport, si trovano di fronte a un dilemma: fino a dove sono disposti ad arrivare?
Trionfo queer in Olympo, spoiler dalle prime puntate

Si prende di petto l’incubo doping, in Olympo, per poi soffermarsi sui vari protagonisti tra vite private e ambizioni personali. C’è Zoe Moral (Nira Oshaia), un’eptatleta bisessuale nonché nuova arrivata nell’HPC che nasconde un segreto e intraprende prima una relazione con la ciclista Jennifer Pina e a seguire con Renata, che scopriamo essere intersessuale e di fatto costretta a prendere un farmaco che la sta devastando per abbassare i propri livelli di testosterone e non andare incontro ad eventuali squalifiche. Impossibile non pensare a quanto avvenuto con Imane Khelif negli ultimi 6 mesi.

Cristian Delallave, fidanzato di Amaia e membro della squadra di rugby, è interpretato da Nuno Gallego, mentre Roque Pérez, interpretato dal 27enne ex rugbista Agustín Della Corte, è un giocatore di rugby gay che non ha paura di vivere la propria omosessualità alla luce del sole. La sua storia è centrale in Olympo, perché Roque frequenta Diego Sorokov, nuotatore interpretato dal 25enne russo Gleb Abrosimov.

Nella prima puntata vediamo i due fare sesso in un magazzino, ma un semplice selfie di coppia pubblicato da Roque su IG scatena l’omofobia interiorizzata di Diego, che non è dichiarato e vuole continuare a non esserlo. L’allenatore di Roque, visibilmente omofobo, decide di punirlo togliendogli la fascia di capitano e spedendolo in panchina, pur essendo il giocatore più forte che ha disposizione, mentre Diego prende a pugni Roque all’interno dello spogliatoio, allontanandolo tra le braccia di Sebas Sendón, rugbista interpretato da Juan Perales.

Quest’ultimo prova a fuggire dalla propria omosessualità flirtando con Zoe Moral, cedendo infine alla palese attrazione che prova nei confronti di Roque con immancabile scena di sesso sotto la doccia. Dopo aver salvato la nazionale spagnola da una cocente sconfitta contro il Portogallo e averla portata in trionfo in una finale secca contro l’Italia, Roque rivela in diretta tv di essere stato discriminato dal proprio allenatore perché omosessuale, denunciando l’omofobia che ancora oggi caratterizza il mondo dello sport. Rugby in testa. Diego, dopo aver ascoltato queste parole di puro coraggio, si riavvicina a lui, dando così forma al più scontato dei menage-a-trois che già in Elite avevano spopolato in lungo e in largo. Nel frattempo i media si interessano al coming out di Roque, realizzando un documentario sull’omofobia nello sport che coinvolge tutti gli atleti e isolando ancor di più il rugbista, “colpevole” di aver scoperchiato il vaso di Pandora ma non più disposto a nascondersi per volere degli altri.

Tutto questo avviene nelle prime cinque puntate (su 8) di una serie che sogna di ripetere quanto già avvenuto con Elite, andata avanti per otto stagioni e 64 episodi, tramutando in celebrità giovanissimi attori come Arón Piper, Omar Ayuso, Manu Rios e André Lamoglia.
La partenza, in tal senso, è stata lanciata. In pochi giorni Olympo ha scalato la classifica delle serie Netflix più viste al mondo, raggiungendo ieri la 2a posizione worldwide, con la 1a subito conquistata in Italia. A dir poco scontato il rinnovo per una 2a stagione, che potrebbe diventare ufficiale nel giro di poche settimane.

