I 45 delegati presenti alla 70esima sessione annuale della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW) hanno votato a stragrande maggioranza contro la proposta degli Stati Uniti di adottare una definizione di genere dalla valenza transfobica.
L’ONU respinge la transfobia USA
Il 19 marzo 2026, ultimo giorno della conferenza durata nove giorni, gli Stati Uniti hanno presentato una risoluzione che invitava gli Stati membri delle Nazioni Unite a definire ufficialmente il “genere” riferendosi esclusivamente a uomini e donne. La risoluzione sosteneva che la storica Dichiarazione di Pechino sui diritti delle donne, adottata alla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne nel 1995, definiva già il genere come “riferito a uomini e donne“.
Ma una lettera firmata dal gruppo progressista Women’s Rights Caucus ha fatto notare come la Commissione non avesse adottato una definizione specifica di “genere” nel 1995. Cristal Downing ha ricordato come all’epoca gli Stati membri dissentirono sulle interpretazioni del termine. “Erano più propensi a lasciare il termine aperto all’interpretazione, che a tentare di creare una definizione precisa“, ha dichiarato Downing, come riportato da PassBlue, via LGBTQNation.
Jennifer Rauch, responsabile globale per la difesa dei diritti presso Fòs Feminista, ha accusato gli Stati Uniti di essere “disposti a mentire” pur di “imporre la propria ideologia di genere alle persone all’interno del sistema delle Nazioni Unite“. Durante la sessione finale della CSW di giovedì scorso a New York, la rappresentante del Belgio ha definito la risoluzione statunitense come “fattualmente errata in quanto cita in modo errato e contraddice l’Allegato IV della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, tentando di riscrivere quanto attentamente concordato e discusso a Pechino oltre 30 anni fa“. A nome di altri 25 Stati membri, il Belgio ha proposto una “mozione di non intervento” per bloccare la proposta. Pakistan e Cile sono stati gli unici due Stati membri a votare con gli Stati Uniti contro la mozione di non intervento, mentre 23 Paesi hanno votato contro la proposta anti-trans (Italia compresa) e 17 si sono astenuti.
“È stato un momento cruciale, in cui il mondo ha detto agli Stati Uniti che la questione si ferma qui”, ha dichiarato a Devex María Paula Perdomo dell’organizzazione per i diritti LGBTQ+ Outright International. “Noi rispettiamo le regole e, se volete proporre una soluzione, fatelo in modo appropriato, seguendo le procedure previste e basandovi sulla verità”.
La posizione dell’Italia
Come precisato da PassBlue, alcuni dei 17 Paesi che si sono astenuti hanno affermato di averlo fatto solo per motivi procedurali. Giorgio Marrapodi, da inizio 2026 Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York, ha dichiarato che, pur concordando con il Belgio sul fatto che gli Stati Uniti non avessero consultato gli altri Stati membri e non avessero diffuso la proposta fino all’ultimo momento, il nostro Paese condivide l’interpretazione di “genere” come “riferito esclusivamente a maschio, femmina, binario in base al sesso alla nascita“. Dunque ufficialmente l’Italia ha votato contro gli USA soltanto per l’oggettivo difetto formale della mozione, ma secondo le parole di Marrapodi il nostro Paese è allineato all’impostazione degli Stati Uniti di Trump che ritengono che il genere attenga solamente al sesso binario alla nascita, maschio o femmina.
La risoluzione, poi fallita, è arrivata dopo che gli Stati Uniti non erano riusciti a presentare emendamenti alle conclusioni concordate. Tali emendamenti includevano la ridefinizione del genere, insieme ad altri in linea con le posizioni dell’attuale amministrazione Trump su uguaglianza di genere, diversità, equità e inclusione (DEI), diritti riproduttivi, cambiamento climatico e regolamentazione digitale. Dopo che i delegati della CSW hanno votato contro gli emendamenti, gli Stati Uniti hanno imposto una votazione sulle conclusioni concordate, segnando la prima volta in 70 anni di storia della conferenza una mancata adozione del documento per consenso. Gli Stati Uniti sono stati l’unico Stato membro a votare contro le conclusioni concordate, che rappresentano le priorità e le linee guida della CSW in materia di uguaglianza e giustizia di genere per la comunità mondiale.
A inizio febbraio 2026 il Parlamento europeo aveva chiesto all’ONU il pieno riconoscimento delle donne trans, approvando una risoluzione che mirava ad adottare raccomandazioni sulle priorità dell’Unione europea per la 70a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile.


