Quando Ornella Vanoni pensò che Gino Paoli fosse “fr*cio” (e lui che lei fosse lesbica): il botta e risposta che sancì il loro amore

Ornella Vanoni ricordava così il giorno in cui pensò che Gino Paoli fosse “fr*cio” e lui che lei fosse lesbica: lo scambio che segnò il loro primo bacio.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Ornella Vanoni e Gino Paoli
3 min. di lettura

La morte di Ornella Vanoni ha riportato alla luce molte delle sue interviste più memorabili. Tra queste, una chiacchierata del 2021 con Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera che oggi appare come un unicum: un racconto limpido, autoironico, spiazzante e profondamente umano. Un’intervista che rileggerla ora, dopo la sua scomparsa, fa quasi male: per quella straordinaria combinazione di verità, coraggio, disincanto e consapevolezza che solo Vanoni sapeva mettere nelle parole e nella vita.

Una donna che ha amato molto, vissuto tutto e riflettuto – senza filtri – sulla fine, sulla libertà (anche di amare) e su sé stessa. In quell’occasione, Ornella Vanoni parlava da “diva che non deve dimostrare più niente”, con quella leggerezza pensosa che l’ha resa unica. 

Ornella Vanoni e Gino Paoli
Ornella Vanoni e Gino Paoli

Gino Paoli, gli amori, i sospetti e quel primo bacio nato da una risata

Nell’intervista al Corriere, Vanoni ripercorreva i suoi grandi amori. E non poteva mancare Gino Paoli, il più iconico, il più turbolento, il più mitizzato. Il ricordo è narrato con un’ironia che oggi suona ancora più preziosa, in grado di restituire non solo una storia d’amore, ma un’epoca.

Vanoni raccontava così il momento in cui lo affrontò su certe voci che circolavano su di lui: “Gino non aveva i soldi neanche per il biglietto del tram; così andavamo sempre a piedi, io gli trotterellavo dietro con i tacchi a spillo, sfinita. Fino a quando, appoggiati a un muretto, gli chiesi: “Ma tu sei fr*cio?” Rispose: “No, perché?”. E io: “Mi avevano detto così”. E Paoli le rilanciò subito: “A me invece hanno detto che tu sei lesbica, canti male e porti male…”.

Un botta e risposta che si trasformò in una risata liberatoria e, subito dopo, nel loro primo bacio: “Siamo scoppiati a ridere. E ci siamo dati il primo bacio”. Ai tempi, Paoli era un uomo pieno di voci attorno, ma poco incline a preoccuparsene, come rievocato da Vanoni in una delle frasi più celebri dell’intervista: “Io li lascio dire, poi gli sc*po le mogli”.

Una battuta rozza, oggi quasi disarmante, ma che restituisce il clima di anarchia emotiva e libertà tipico di quegli anni.

Vanoni, con la sua sincerità, confessava di aver amato Paoli profondamente: lo sposò idealmente, pur unendosi poi ad Ardenzi, ma ammettendo che il cuore era rimasto altrove.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Strehler, Celentano, Mina: gli incontri che hanno costruito un’icona

Ornella Vanoni e Mina
Ornella Vanoni e Mina

Il racconto di Vanoni nell’intervista si muoveva come un flusso vivo tra nomi monumentali e momenti di quotidianità. Giorgio Strehler fu il suo amore tormentato, un uomo geniale e devoto ma anche cupo, difficile, schiacciato dalle sue dipendenze. Vanoni ricordava di aver dovuto lasciarlo per salvarsi: “Non potevo seguirlo nella droga e negli altri suoi vizi”.

Lui la rincorse per anni, con parole che oggi suonano struggenti: “Con te non posso vivere, senza di te non posso vivere…”.

Ma quando molti anni dopo la richiamò dicendole: “Tu devi tornare con me, ti voglio al mio fianco…”, lei gli rispose con uno dei suoi celebri colpi di scena: gli disse che stava per sposarsi.

C’era poi Celentano, con cui l’intesa era più divertita e giocosa. Vanoni rievocava questo aneddoto irresistibile: “Nella casa di via Bigli avevo un biliardo enorme, che schiacciando un bottone diventava un letto. La cosa lo faceva molto ridere”.

E ancora: Mina, Zanicchi, Berti, Tenco, Dalla. Una costellazione di nomi che non fanno solo parte del suo passato: sono pezzi di storia della musica italiana. E Vanoni li attraversava con un’ironia calma, come se fossero parentesi naturali della sua vita.

La gravidanza, l’eros, la solitudine scelta

Ornella Vanoni

Tra le pagine più intime dell’intervista, emergeva il rapporto con il figlio. Vanoni, senza abbellimenti, confessava che la gravidanza fu il periodo più pieno della sua esistenza: “È il momento più bello perché si è davvero in due”.

E aggiungeva che questa sensazione di unità perfetta si ripresenta solo nei momenti di eros più autentico: “Quando lo faresti in un portone, divoreresti la persona amata di baci, la mangeresti, vorresti infilartela dentro, essere un tutt’uno…”.

Una frase che mostra quanto, anche in età avanzata, Vanoni parlasse del desiderio senza tabù, con una libertà che oggi manca a molti artisti più giovani.

Da 25 anni viveva sola, accompagnata dal suo cane. Una solitudine scelta, mai subita. Una dimensione che racconta bene la sua indipendenza radicale, la sua capacità di stare nel mondo senza compromessi.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.