Papa Francesco non è un’icona gay

Vittorio Feltri accusa la sinistra: “Ha cercato di trasformare Papa Francesco in un'icona gay”. Ma nessuno lo ha fatto.

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Papa Francesco e Comunità LGBTIAQ
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Vittorio Feltri, penna sempre appuntita e lingua mai addomesticata, ha deciso che era il momento giusto – a pochi giorni dalla scomparsa di Papa Francesco, di cui si è detto “ammorbato” dall’eccessiva copertura mediatica – per dirci ciò che nessuno aveva chiesto: “Non trasformatelo in un’icona gay”. Nella sua rubrica su Il Giornale, La stanza di Feltri, il direttore editoriale del quotidiano sostiene che la sinistra – quella nebulosa entità onnipresente che va dal Papa a Raffaella Carrà – starebbe cercando di appropriarsi anche di Bergoglio. 

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Papa Francesco non è un’icona gay (e nessuno lo ha chiesto)

Nel suo editoriale del 5 maggio, Feltri ha risposto a una lettera pubblicata su Il Giornale in cui un lettore sottolineava come tra coloro che hanno partecipato all’ultimo saluto di Papa Francesco ci sarebbero stati tanti “atei, miscredenti, sostenitori di genitore 1 e genitore 2” (eh sì, aggiungiamo, anche tante donne trans). Il maggior timore del lettore, tuttavia, sarebbe quello di ritrovarsi, dall’oggi al domani, a dover recitare un Padre nostro eccessivamente queer, del tipo: “genitore 1 che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, ecc.”.

Il direttore Feltri ha così preso la palla al balzo per lamentarsi del fatto che, a suo dire, i media starebbero dipingendo Francesco come un Papa “di sinistra”, tutto abbracci, misericordia e “amore per gli immigrati”, come se queste fossero stranezze ideologiche e non, banalmente, il Vangelo.

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Ma l’apice arriva quando si lancia in un’accusa: “La sinistra ha cercato di intestarsi anche il Papa e di trasformarlo in un’icona gay alla stregua di Raffaella Carrà”. A questo punto ci si chiede: chi? Quando? Dove? C’è stata una beatificazione arcobaleno passata sottobanco? 

È chiaro: Feltri non accetta che un Papa possa essere amato anche da chi non rientra nelle sue categorie morali “certificate”. E l’idea che il pontefice possa essere celebrato da una comunità LGBTQIA+ – magari perché ha aperto uno spiraglio nella Chiesa al riconoscimento delle unioni civili o semplicemente perché è stato un volto umano in un’istituzione millenaria – è già abbastanza per far gridare allo scandalo.

Peccato solo che nessuno lo abbia davvero trasformato in un’icona gay, men che meno con l’intervento di una ‘cabina di regia di sinistra’. Le icone, d’altronde, non si impongono: si scelgono. E se una parte della comunità LGBTQIA+ ha sentito vicinanza verso Francesco, è forse perché lui stesso ha scelto, a modo suo, di mostrare un volto più umano del cattolicesimo.

Alla fine, forse, il vero problema non è che Papa Francesco venga considerato un’icona gay, quanto piuttosto che Feltri sia terrorizzato all’idea che qualcuno possa amare un Papa… anche se non vota Fratelli d’Italia.

Eppure, come direbbe qualcun altro: “Ama il prossimo tuo, anche se è queer”.

© Riproduzione riservata.

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