Justin Fashanu
Justin Fashanu (1961-1998) è stato un calciatore inglese, noto per essere il primo professionista a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, aprendo la strada all’inclusione nel mondo del calcio.
Biografia e carriera di Justin Fashanu

Justinus Soni Fashanu nasce il 19 febbraio 1961 a Londra, figlio di un avvocato nigeriano e di una madre guyanese. Dopo il divorzio dei genitori, all’età di sei anni, lui e il fratello minore John vengono affidati alla casa-alloggio Dr Barnardo’s Home. Successivamente, vengono adottati da Alf e Betty Jackson, una coppia della classe media inglese residente ad Attleborough, nel Norfolk.
Fin da giovane, Justin dimostra un talento naturale per il calcio. Entra nel settore giovanile del Norwich City e fa il suo debutto professionistico nel 1979, a soli 17 anni. In tre stagioni con i “Canaries”, colleziona 103 presenze e segna 40 gol, diventando uno degli attaccanti più promettenti del calcio inglese.
Uno dei momenti più memorabili della sua carriera arriva nel febbraio 1980, quando segna un gol spettacolare contro il Liverpool, votato “Gol dell’Anno” dalla BBC. Questo gesto tecnico gli vale una crescente attenzione mediatica e la convocazione nella nazionale inglese Under-21, con la quale segna 5 gol in 11 presenze tra il 1980 e il 1981.
Nel 1981, Justin diventa il primo calciatore di colore britannico ad essere trasferito per un milione di sterline, passando al Nottingham Forest di Brian Clough. Tuttavia, l’esperienza al Forest si rivela complicata. Il suo stile di gioco non si adatta al sistema tattico di Clough, e emergono tensioni personali tra i due, alimentate da voci sulla vita privata di Justin.
Secondo quanto riportato, Clough era infastidito dalle frequentazioni di Justin in locali gay. Nella sua autobiografia, Clough ricorda un confronto con Fashanu:
“Dove vai se vuoi una pagnotta?” gli chiesi.
“Da un fornaio, immagino,” rispose.
“Dove vai se vuoi un cosciotto d’agnello?”
“Da un macellaio.”
“Allora perché continui ad andare in quei dannati locali per froci?”
La pressione mediatica e le tensioni interne influiscono sulle prestazioni di Justin, che segna solo 3 gol in 32 presenze con il Nottingham Forest. Nel 1982 viene ceduto al Notts County, dove ritrova parte della sua forma, segnando 20 gol in 64 partite. Purtroppo, un grave infortunio al ginocchio nel 1983 interrompe la sua ascesa.
Dopo il recupero, Justin gioca brevemente per il Brighton & Hove Albion prima di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1985. Qui milita nei Los Angeles Heat e successivamente in Canada con gli Edmonton Brick Men, tentando di rilanciare la sua carriera lontano dalle pressioni inglesi.
Nel 1989 torna in Inghilterra, giocando per il Manchester City e il West Ham United, ma senza riuscire a ritrovare il successo iniziale. Nel 1990, a 29 anni, diventa allenatore-giocatore del Southall, una squadra dilettantistica. È in questo periodo che Justin prende una decisione storica: dichiara pubblicamente la propria omosessualità.
Nel 1990, in un’intervista al tabloid The Sun intitolata “La star da 1 milione di sterline: sono gay“, Justin diventa il primo calciatore professionista a fare coming out. La reazione è ostile: il mondo del calcio e la società britannica dell’epoca non sono pronti ad accettare un calciatore gay. Justin affronta discriminazione, isolamento e critiche sia dalla comunità calcistica che da quella nera britannica.
Nonostante le difficoltà, continua a giocare, passando per vari club in Inghilterra, Scozia, Svezia, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Purtroppo, le opportunità si riducono e le porte delle squadre maggiori rimangono chiuse.
Nel 1998, Justin si trasferisce negli Stati Uniti per allenare i Maryland Mania, una nuova squadra professionistica. Tuttavia, la sua vita subisce una tragica svolta quando viene accusato da un diciassettenne di molestie sessuali. Justin nega fermamente le accuse, sostenendo che il rapporto fosse consensuale e che le accuse fossero un tentativo di estorsione.
Il 3 maggio 1998, sentendosi senza via d’uscita e temendo di non ricevere un processo equo a causa della sua omosessualità, Justin Fashanu si toglie la vita a Londra. Justin viene trovato morto in un garage nella zona di Shoreditch, impiccatosi con un cavo elettrico.
Lascia un biglietto in cui dichiara la sua innocenza e la disperazione per la situazione.
Nel 2020, Justin viene inserito postumo nella Hall of Fame del calcio inglese, un riconoscimento al suo coraggio e al suo contributo nel rompere le barriere sull’omosessualità nello sport.
Vita personale
La vita personale di Justin Fashanu è segnata da sfide e solitudine. Cresciuto in un ambiente adottivo, mantiene un forte legame con il fratello John, anch’egli calciatore professionista. Tuttavia, dopo il suo coming out nel 1990, la relazione tra i due si deteriora drasticamente. John rinnega pubblicamente Justin, definendolo “un paria” e esprimendo imbarazzo per la sua omosessualità.
La decisione di dichiararsi gay porta Justin ad affrontare ostracismo non solo nel calcio ma anche all’interno della comunità nera britannica, che vede nella sua confessione un’onta. Isolato e discriminato, Justin cerca conforto nella religione, avvicinandosi alla Chiesa Evangelica, ma anche qui incontra resistenza a causa della sua sessualità.
Le accuse del 1998 aggravano la sua situazione. Secondo il suo biglietto d’addio, Justin sostiene che l’incontro con il giovane fosse consensuale e che le accuse fossero mosse dopo il suo rifiuto di pagare il ragazzo. Temendo di non poter dimostrare la sua innocenza e di essere giudicato ingiustamente, decide di togliersi la vita.
Dopo la sua morte, le accuse vengono lasciate cadere per mancanza di prove. La sua tragica fine solleva domande sull’inclusione della comunità LGBTIQ+ nell’ambiente sportivo e nella società in generale.
Anni dopo, il fratello John esprime rimorso per non aver sostenuto Justin. In un’intervista al The Guardian nel 2017, John ammette:
“Era la mia vita, il mio faro. Divenne il mio acerrimo nemico.”
La nipote di Justin, Amal Fashanu, fonda la Justin Fashanu Foundation per combattere l’omofobia nel calcio e promuovere l’inclusione, mantenendo viva la memoria e l’eredità di suo zio.
Justin Fashanu Foundation
La Justin Fashanu Foundation è un’organizzazione fondata nel 2019 da Amal Fashanu, nipote di Justin, con l’obiettivo di combattere l’omofobia e la discriminazione nel calcio e nello sport in generale. La fondazione si dedica a promuovere l’inclusione, la diversità e il benessere mentale tra gli atleti, offrendo supporto a coloro che affrontano pregiudizi legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere.
Amal Fashanu, giornalista e attivista, ha dichiarato:
“Conosco calciatori gay in questo momento in attività, che sono gay per i loro amici e familiari, ma non per il resto del mondo. È una loro scelta. Non li biasimo perché so quanto sia difficile, ma è molto triste. Siamo nel 2020 e non capisco perché non sia ancora uscito nessun calciatore che stia ancora giocando.”
(Fonte: Sky Sports, intervista del 2020)
La fondazione lavora per creare un ambiente sicuro e accogliente nello sport, collaborando con club, federazioni e altri enti per implementare politiche anti-discriminazione. Organizza campagne di sensibilizzazione, workshop educativi e fornisce consulenza a individui e organizzazioni.
Uno degli obiettivi principali della Justin Fashanu Foundation è continuare l’eredità di Justin, utilizzando la sua storia come catalizzatore per il cambiamento. La fondazione mira a rompere il silenzio sull’omosessualità nel calcio, incoraggiando i giocatori a vivere apertamente e promuovendo una cultura di rispetto.
Citazioni
Justin Fashanu nella sua lettera di addio (1998):
“Desidero dichiarare che non ho mai e poi mai stuprato quel giovane. Sì, abbiamo avuto un rapporto basato sul consenso reciproco, dopodiché la mattina lui mi ha chiesto denaro. Quando io ho risposto ‘no’, mi ha detto: ‘Aspetta e vedrai’. Spero che il Gesù che amo mi accolga: troverò la pace, infine.”
(Fonte: Lettera di suicidio di Justin Fashanu, 1998)
Brian Clough nella sua autobiografia, ricordando un confronto con Justin:
“Dove vai se vuoi una pagnotta?” gli chiesi.
“Da un fornaio, immagino,” rispose.
“Dove vai se vuoi un cosciotto d’agnello?”
“Da un macellaio.”
“Allora perché continui ad andare in quei dannati locali per froci?”
(Fonte: Autobiografia di Brian Clough)
John Fashanu in un’intervista al The Guardian (2017):
“Era la mia vita, il mio faro. Divenne il mio acerrimo nemico.”
(Fonte: The Guardian, intervista del 2017)
Amal Fashanu su Sky Sports (2020):
“È stato finalmente riconosciuto che Justin non era solamente un calciatore gay; era soprattutto un calciatore di talento.”
(Fonte: Sky Sports, intervista del 2020)
