Pescara, buttafuori insulta ragazzo gay: “Fr*cio di m*rda, qui non entri”. Il racconto di Gioele: “ho conosciuto l’omofobia vera”

“A Pescara ho conosciuto l’omofobia, quella vera”: la testimonianza di Gioele Marzola dopo l’insulto shock davanti a un locale da parte di un buttafuori. Una legge contro l'omofobia è necessaria, l'appello del ragazzo.

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Gioele Marzola, il racconto dell'odio omofobo
Gioele Marzola, il racconto dell'odio omofobo
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“Venerdì notte, davanti a un locale, ho conosciuto l’omofobia. Quella vera”. Con queste parole si apre la testimonianza cruda e lucida di Gioele Marzola, 36 anni, che a Pescara si è visto negare l’ingresso in uno stabilimento balneare sul lungomare nord, semplicemente perché gay. L’insulto, violento e diretto, è arrivato da un buttafuori, mentre Gioele si avvicinava all’ingresso per chiedere se il locale fosse ancora aperto. Un episodio inaccettabile, che riporta al centro dell’attenzione un tema che nel 2025, in un Paese che si definisce democratico e civile, non dovrebbe più esistere. 

Gioele Marzola
Gioele Marzola

Pescara, buttafuori insulta Gioele Marzola perchè gay

Gioele ha deciso di raccontare con lucidità e coraggio, l’ennesimo caso di omofobia di questo drammatico 2025, questa volta subito in prima persona, avvenuto lo scorso venerdì, intorno alle 3 di notte a Pescara, mentre si trovava in compagnia di alcuni amici. Il ragazzo ha affidato il ricordo doloroso alla redazione di Ultimavoce.it, che ha riportato integralmente le sue parole.

“Faceva caldo. L’aria era leggera, estiva, e la serata era stata bella, come tante altre. Una di quelle notti in cui vuoi semplicemente vivere un momento, distaccarti dai problemi e desiderare che non finisse mai, magari con un’ultima bevuta, un brindisi finale prima di tornare a casa”. In questo clima di tranquillità, va ad inserirsi l’odio violento dell’omofobia, che ha travolto il 36enne. 

Il racconto: “Fr*cio di m*rda, tu qui non entri”

Marzola ha quindi descritto il momento esatto in cui il buttafuori di un noto stabilimento gli ha negato l’ingresso al locale solo perché gay. “Mi avvicino a un buttafuori per chiedere se il locale fosse ancora aperto. Con tono tranquillo, sorridendo, gli chiedo: “A che ora chiude il locale?”. Lui risponde che stavano per chiudere. Io, con spontaneità, gli dico che saremmo rimasti pochissimo, solo il tempo di bere qualcosa. Sembrava quasi convinto. Allora aggiungo: “Ascolta bello, butto lo zaino sotto la pianta, attacco la bici lì…””.

Il giovane non ha potuto terminare la frase, prima di essere travolto da una pioggia di insulti: 

“Mi interrompe. Con uno sguardo carico d’odio mi sputa addosso parole che ancora oggi rimbombano dentro me, come un pugno allo stomaco: “Fr*cio di m*rda, tu in questo locale non entri!””.

Gioele racconta lo spaesamento, la rabbia e la dignità con cui lui e i suoi amici hanno scelto il silenzio, evitando ogni reazione: “Silenzio. Nessuna rissa, nessuna reazione violenta. Solo uno shock profondo. Io e i miei amici ci siamo guardati. La nostra intelligenza ha scelto il silenzio e la strada della dignità. Abbiamo girato i tacchi e siamo andati via. Colpito, ferito, istigato alla rissa proprio da chi invece ha il compito di proteggere, mantenere la quiete, sedare momenti di ignoranza brutale”.

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Il ritorno nel locale: titolare prende le distanze

Ma il giorno dopo, Gioele è tornato in quel locale. Ha parlato con il titolare – uno dei suoi collaboratori presenti la sera prima ha confermato l’accaduto – e preso subito le distanze dal comportamento dell’addetto alla sicurezza, chiedendo alla ditta che lo impiega di non mandarlo più lì. Una risposta che, seppur positiva, lascia aperta una domanda: dove finirà ora quell’uomo? E, soprattutto, quanti altri come lui lavorano a contatto con il pubblico senza alcuna formazione sul rispetto e i diritti delle persone LGBTQ+?

Domande lecite, che hanno portato il ragazzo vittima di omofobia ad una riflessione: “L’odio, che alimenta l’omofobia, il razzismo, la discriminazione… non è un’opinione. È violenza. E non possiamo accettarla. Non possiamo normalizzarla”.

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L’invito di Gioele

Il racconto di Gioele non è un atto d’accusa, ma un invito. “Chi agisce con tanto odio, lo fa perché ha un vuoto dentro. Spesso l’odio senza senso nasce da frustrazioni, da repressioni interiori, da insicurezze e da una profonda insoddisfazione personale”, riflette il ragazzo che, nonostante lo shock, ha deciso di non condannare il buttafuori. “Perché, in verità, mi sono reso conto che in quel vortice di emozioni contrastanti, il sentimento più forte che ho provato è stato la pena, quasi tenerezza, che lui ha fatto a me”, rivela. 

L’ultimo invito del 36enne è destinato proprio all’autore dell’atto omofobo: “Lo invito a intraprendere un percorso di cura personale, di guarigione interiore. E di farlo al più presto. Non solo per il bene degli altri, ma per sé stesso, per poter vivere in armonia dentro questa società che, per intelligenza, ha dimostrato tanta solidarietà emotiva e concretezza nell’agire. E che – passo dopo passo – non accetta più l’odio come normalità”.

Serve una legge, serve educazione: l’Italia ha ancora molta strada da fare

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Quello che è successo a Pescara dimostra, ancora una volta, che la lotta contro la discriminazione non può fermarsi. È necessario un impegno concreto da parte delle istituzioni, ma anche un cambiamento culturale radicale. Servono leggi che proteggano, ma anche scuole che educhino, aziende che formino, media che denuncino.

Lo stesso Gioele è consapevole come quella raccontata non sia solo la sua storia: “È la storia di tante persone che ogni giorno, in silenzio, scelgono di andare avanti nonostante le ferite interiori che tanti nella società, ancora oggi, procurano con indifferenza”.

E ribadisce la necessità, oggi più che mai, di una legge che tuteli in modo specifico le persone LGBTQ+ dai crimini e dalle discriminazioni motivate da omofobia, transfobia e odio per l’orientamento sessuale o l’identità di genere. 

L’associazione Jonathan – Diritti in Movimento Odv Ets denuncia l’episodio

A denunciare quanto accaduto a Gioele Marzola è stata anche l’associazione Jonathan – Diritti in Movimento Odv Ets, che ha rilanciato la testimonianza del giovane. L’associazione LGBTQIA+ attiva da oltre vent’anni sul territorio abruzzese ha espresso grande preoccupazione per l’ennesimo episodio di omofobia avvenuto a Pescara, denunciando come situazioni simili siano purtroppo sempre più frequenti.

“Al fine di arginare il dilagare preoccupante di odio e violenza che ci sta colpendo, è importante che le istituzioni prendano coscienza della situazione e che recepiscano le nostre istanze: chiediamo l’approvazione di una legge nazionale e regionale che tuteli la nostra comunità dalle aggressioni di stampo omo-lesbo-bi-trans-a-fobico”, ha aggiunto l’associazione.

Il caso raccontato da Gioele, purtroppo, è solo uno tra i tanti che vengono segnalati ogni anno. L’aumento delle aggressioni e degli episodi di discriminazione, fanno sapere dall’associazione, è evidente e preoccupante.

Gioele ha scelto di condividere pubblicamente quanto accaduto nella speranza che episodi di questo tipo non si ripetano e affinché, in contesti delicati come quello della sicurezza privata, si introducano protocolli chiari per prevenire ogni forma di discriminazione. Oltre a rilanciare il comunicato di Jonathan – Diritti in Movimento, ha anche per la solidarietà ricevuta nelle ultime ore, e lanciare un ulteriore appello:

“L’odio è ancora presente sotto varie forme. Non abbassiamo la guardia. Non pensate che le persone che amate siano già protette dalla legge. Continuiamo a fare rumore affinché non accadano più queste situazioni”.

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