Ha suscitato non poco clamore il coming out dal pulpito come donna trans di Phillippa Phaneuf, pastora metodista di Rochester, New York, che al termine del culto domenicale mattutino della North Chili United Methodist Church si è rivolta alla congregazione per dichiarare la propria identità. La notizia ha chiaramente fatto il giro del mondo, con la diretta interessata che dalle pagine di The Advocate si è detta sbalordita dalle reazioni internazionali.
Le reazioni al coming out della pastora Phillippa Phaneuf
“Ho pensato che forse se ne sarebbe parlato nel North Chili News. Non è quello che mi aspettavo che succedesse”. Nei giorni successivi al coming out i messaggi di incoraggiamento hanno superato “di gran lunga gli altri tipi di commenti in circolazione”. “Sono circondata da amorevole gentilezza”. “Le reazioni sono state incredibili“. Phaneuf ha rivelato che alcuni fedeli le hanno detto di essersi commossi fino alle lacrime, durante il suo coming out, mentre altri avranno semplicemente bisogno di tempo per elaborarlo.
La Conferenza dell’Upper New York ha rilasciato una dichiarazione pubblica di sostegno a Phillippa Phaneuf. Il vescovo Héctor A. Burgos-Núñez ha confermato il ministero di Phaneuf, definendo il suo annuncio “un passo significativo nel suo cammino di autenticità e fede”. “La ringrazio per il coraggio e l’onestà nell’accogliere la pienezza di ciò che Dio l’ha creata per essere“, ha detto il vescovo, aggiungendo che “continua ad arricchire il nostro legame“.
La svolta della Chiesa Metodista
Nel 2024 c’è stata una radicale trasformazione all’interno della Chiesa Metodista Unita. Alla sua Conferenza Generale dello scorso anno, la Chiesa Metodista Unita ha rimosso i divieti sul clero LGBTQ+, revocando il divieto al matrimoni tra persone dello stesso sesso ed eliminando il testo che dichiarava l’omosessualità “incompatibile con l’insegnamento cristiano”. La denominazione ora specifica che tutte le persone, indipendentemente dall'”orientamento sessuale o dall’identità di genere”, hanno un “valore sacro”.
Per Phaneuf questi cambiamenti sono stati fondamentali. “Sapere che la mia confessione ha aggiornato il linguaggio per essere più inclusiva è stato assolutamente rassicurante”. “Il supporto che ho ricevuto dall’interno è stato fenomenale“. Phaneuf, che ha iniziato la terapia ormonale sostitutiva tre mesi fa, ha dichiarato a The Advocate di aver avvertito un cambiamento emotivo quasi immediato. “In quella prima settimana, la felicità era al culmine”. “Ho provato una gioia che non provavo da molto tempo“. La figlia dodicenne, che descrive come sua “fervente alleata“, è da sempre la sua più forte fonte di sostegno, mentre i suoi genitori non hanno invece condiviso la sua verità. Il resto della sua famiglia ha invece risposto con compassione. Fratelli, nipoti e pronipoti si sono rivolti a lei con parole di conforto. “Sono gli amici a darti sostegno“, ha sottolineato.
“E quindi qualsiasi tipo di commento d’odio da parte di estranei impallidisce al confronto. Semplicemente non regge”. “Se qualcuno riesce a vedere anche solo un barlume di sé in me, forse sentiranno che c’è un posto anche per loro. Questo è ciò che la chiesa dovrebbe essere. La mia più grande speranza è che possiamo creare uno spazio ancora più sicuro in cui le persone possano sentirsi a casa. È questo il senso della vita.”
The Human Rights Campaign, ovvero la più grande organizzazione per i diritti civili LGBTQIA+ d’America, ha elogiato il coraggio di Phaneuf e la risposta della sua congregazione. In una dichiarazione a The Advocate, il portavoce nazionale dell’HRC, Brandon Wolf, ha dichiarato: “Essere noi stessi richiede vulnerabilità, tenacia e coraggio. Il coming out della Reverenda Phaneuf e il sostegno che ha ricevuto sono una testimonianza del potere di entrare nella nostra verità e condividere le nostre storie, e un promemoria che le persone LGBTQ+ sono presenti in ogni comunità e fanno parte del tessuto di ogni parte della società. Grazie alla Reverenda per averci invitato a far parte del suo percorso e per aver cambiato il mondo dal pulpito.”
