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Mario Mieli e Pier Paolo Pasolini allo specchio: «L’invenzione del diverso» di Silvia De Laude

Nel suo libro «L‘invenzione del diverso», Silvia De Laude avvicina i testi postumi di Pier Paolo Pasolini e di Mario Mieli nel segno della frattura e dell’ipotesi del fallimento.

Mario Mieli e Pier Paolo Pasolini allo specchio: «L’invenzione del diverso» di Silvia De Laude - Matteo B Bianchi94 - Gay.it
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Quando Mario Mieli nasce, nel maggio del 1952, a Milano, Pier Paolo Pasolini ha già trent’anni; alle spalle, qualche pubblicazione poetica  – le Poesie a Casarsa sono del 1942 – e un processo con l’imputazione di atti osceni in luogo pubblico e di corruzione di minore. Entrambi, anche se con passo differente, hanno segnato il secondo Novecento europeo. Non ci sono, però, tracce di un loro eventuale incontro né dichiarazioni o evidenze che sottolineino una comunità d’intenti, una vicinanza anche solo estetica o una reciproca stima.

Anzi, probabilmente, a giudicare dalle diverse posture umane e autoriali, Pier Paolo Pasolini e Mario Mieli se anche si fossero incontrati non si sarebbero un granché piaciuti. Pasolini non cita mai Mieli, che, invece, cita Pasolini negli Elementi, ma solo per un attimo e senza eccessivo trasporto. Il primo, tra l’altro, è famosissimo, ultracitato e mitizzato; come fosse un calciatore, che so, prendi Diego Armando Maradona, gli si dedicano magliette, quadretti, iconcine e ricami vari. La sua figura, il suo volto misterioso, il torso scolpito, arrivano ancora prima dei suoi testi, rimbalzano sui social, su TikTok addirittura. I suoi testi – dicevamo –, forse più menzionati che letti, però rimangono e sopravvivono, anzi ciclicamente tornano e tornano, come quest’anno, quest’anno specialmente, a cinquant’anni dalla sua ingiusta morte, tornano e ci prendono ancora per la goletta, ci chiedono di essere letti. Ragazzi di vita, Una vita violenta e Gli scritti corsari e le Lettere luterane, Le ceneri di Gramsci. 

Mario Mieli, estremo e dimenticato - Il Tascabile
Mario Mieli

Del secondo, invece, di Mieli, sappiamo tuttə meno, ci ricordiamo meno, forse perché la sua vita è stata così breve e assai più violenta, più controversa, più scivolosa, dell’esistenza già struggente di Pasolini. Soprattutto, va detto, il campo d’azione, il terreno battuto da Mieli è più ristretto, più circoscritto, rispetto alle geografie culturali entro cui si è mosso il collega Pasolini, che è riuscito a trovare per la sua voce i microfoni e le arene più adatte alla propagazione delle idee: i giornali, le televisioni. Mieli è stato, invece, la figura più interessante e più influente del fronte di liberazione omosessuale, un istrione, un eccellente studente e un incredibile pensatore, un viaggiatore da tardo grand tour, co-fondatore del FUORI! e, soprattutto, autore di quello che è ancora il testo più importante che sia mai stato scritto a proposito dell’identità omosessuale, Elementi di critica omosessuale, pubblicato da Giulio Bollati per Einaudi nel ’77, oggi nel catalogo dei tascabili Feltrinelli. Performer, anche, e poeta. Poco prima di compiere trentun anni, nel marzo del 1983, proprio nella città dov’era nato, nel suo appartamento, come vent’anni prima anche Sylvia Plath, Mieli mette la testa nel forno e si lascia intossicare dal gas.

Due vite parallele, due voci anche dissonanti. Eppure c’è qualcosa nella loro tarda produzione, un piccolo dettaglio, un segno sul muro, che li appressa, li unisce, qualcosa che ne allaccia le voci e che spinge i rispettivi testi postumi e incompiuti– PetrolioIl risveglio dei faraoni –verso lo stesso terreno dell’androginia, «dell’identità fluttuante, dell’iniziazione». A notare per prima la corrispondenza è Silvia De Laude, che per Il Saggiatore ha pubblicato L’invenzione del diversoun saggio nato dallo sviluppo di una relazione scritta per il convegno internazionale «Pier Paolo Pasolini entre régression et echec».

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Pier Paolo Pasolini

Mi si permetta qui una nota critica, necessaria a comprenedere il lavoro di Silvia De Laude: L’invenzione del diverso utilizza la tecnica della lettura per diffrazione, seguendo l’approccio metodologico di Donna Haraway. Tra i due testi non v’è una riflessione lineare, un dialogo nato dall’evidente rapporto di continuità, ma al contrario un legame di deviazione, di interferenza reciproca, di disturbo vicendevole. Una lettura per diffrazione permette di leggere un testo attraverso l’altro e di giungere non tanto a risultati compilativi quanto a esiti germinali, a nuove produzioni critiche, a discorsi potenzialmente infiniti. È un approccio di per sé queer. Non a caso, qualche linea più su, abbiamo alternato il termine diffrazione al termine deviazione che qui e altrove, a questo punto, potremmo sostituire con il termine queer, che ha tra i suoi significati possibili quello dell’obliquità, dello scostamento. Nel Petrolio pasoliniano e nel Risveglio dei faraoni De Laude intravede una crepa e la usa come pertugio e spazio di compenetrazione testuale: non è dalle gerarchie che nascono le conoscenze né dai rapporti di intertestualità dichiarata o di derivazione genitoriale, bensì dal pervertimento, dall’infezione mutuale.

La crepa, però, la spia di timida somiglianza sta non solo nell’interesse condiviso per i temi del corpo e del sacro, ma anche in un’inconsapevole comunione di riferimenti. Pasolini e Mieli guardano alla psicanalisi: entrambi sono interessati ai lavori di Freud e su tutti a quelli dell’ungherese Sandor Ferenczi, che più volte compare negli Elementi e su cui anche Pasolini ha certamente studiato per preparare molti dei suoi film e, infine, Petrolio stesso.

L'invenzione del diverso. Pier Paolo Pasolini e Mario Mieli : De Laude, Silvia: Amazon.it: Libri

Soprattutto, però, Silvia De Laude capisce che i due testi postumi di Pasolini e Mieli sono accomunati dal continuo riandare verso il tema della crisi, che, guarda caso, si materializza in forma di frattura. Il protagonista di Petrolio, Carlo è un cattocomunista impiegato all’ENI, che vive un continuo sdoppiamento: in alcuni Appunti – capitoli – è Carlo di Polis, figura angelicata e addomesticata, simbolo del potere e del raziocinio, prerogative considerate maschili; ma in altri Appunti, invece, è Carlo di Tetis, figura più misteriosa e mefistofelica, anche più erotica e più femminile. Questa frattura raggiunge l’acme nell’Appunto 51, quando Carlo si guarda allo specchio e, d’improvviso, come l’Orlando di Woolf, si accorge di essere diventato in tutto e per tutto una donna. Il protagonista della semi-autobiografia esoterica di Mieli, invece, nasce già scisso tra i generi – doveva essere Franca, invece è Mario – e sempre continua a scindersi e a oscillare, diventa sempre altro da sé, valica i generi, sì, ma anche gli stati e la materia, ponendosi anche a metà strada tra l’individualità e la coralità.

In Pasolini così come in Mieli, nota De Laude, la crisi e le scissioni personali, però, non sono il segno di un fallimento bensì il simbolo di una crisi più ampia, di una crisi totale potremmo dire, che non ha il suo esito nella tragedia, non sempre almeno, ma che anzi offre un’opportunità trasformativa, la possibilità di una svolta diffrattiva, queer.

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