“La persona più infelice della Terra deve salvare il mondo dalla felicità”.

Questa la breve, brevissima e criptica sinossi di una serie tv che è un colpo di genio, l’annunciato nuovo capolavoro di Vince Gilligan, creatore di Breaking Bad e Better Call Saul tornato dopo 3 anni d’attesa con la folgorante Pluribus, serie di fantascienza con taglio satirico e drammatico che Apple+ ha rinnovato per una 2a stagione a scatola chiusa,  ovvero ancor prima dell’uscita della prima, perché evidentemente consapevole dell’enorme materiale a disposizione.

Pluribus, la trama

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Pluribus è ambientata ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, dove la scrittrice Carol Sturka vive insieme alla compagna Helen, che è anche sua manager, provando a dribblare la palese insoddisfazione nel dover pubblicare libri commerciali di discutibile qualità.

Fino a quando tutto cambia, all’improvviso. Quasi 900 milioni di persone nel mondo muoiono nello stesso istante a causa di un virus sconosciuto, mentre tutte le altre diventano connesse, l’una con l’altra, diventando un’unica intelligenza. A parte 13 persone, inspiegabilmente rimaste immuni. Tra quelle 13 persone c’è proprio Carol Sturka, chiamata a decidere della propria esistenza.

Vuole prestarsi alla ricerca scientifica, per provare a capire come mai non sia stata connessa al resto della popolazione mondiale che appare felice, in pace, amichevole e gentile, oppure rimanerne distante, mantenendo così la propria personalità e il proprio libero arbitrio? Cosa scegliere tra l’asettica felicità eterna e l’imprevedibile emotività?

Pluribus, l’ennesimo colpo di genio di Vince Gilligan

Pronti, via e Pluribus parte a razzo, con un incredibile pilot che è un concentrato di tensione, creatività e stupore. In pochi minuti Vince Gilligan, regista anche della prima puntata, ci immerge in un presente futuristico che è spaventoso e al tempo stesso ammaliante, cavalcando la recente pandemia da Covid-19 per immaginare un mondo senza più guerre, tensioni ma soprattutto identità, perché oltre 6 miliardi di persone riflettono, agiscono e si muovono all’unisono, con un unico cervello centrale a guidarli, connessi in ogni dove e in ogni momento del giorno e della notte, condividendo pensieri, parole, azioni. Chiunque può fare tutto, dal medico chirurgo all’astronauta, così come tutti conoscono i ricordi di tutti.

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Un mondo nuovo visto attraverso gli spaventati, tristi e rabbiosi occhi di Carol Sturka, che scopriamo essere queer sin dai primi minuti, quando in auto prende la mano della sua manager Helen, interpretata da Miriam Shor. Pochi minuti dopo quest’ultima muore tra le sue braccia, con Carol che fa di tutto per riuscire a salvarla, prima di arrendersi all’inevitabile, alla perdita del suo grande amore. Non è chiaro se e come la queerness della protagonista sarà ulteriormente approfondita da Vince Gilligan, ma colei che la interpreta, Rhea Seehorn, è eccezionale nel darle credibilità e profondità.

Chi sono Rhea Seehorn e Miriam Shor, coppia queer in Pluribus

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53enne attrice statunitense dal 2018 sposata con il produttore cinematografico e agente immobiliare Graham Larson, Rhea Seehorn è nota soprattutto per il ruolo dell’avvocato Kim Wexler nella serie televisiva Better Call Saul, creata dallo stesso autore di Pluribus, grazie alla quale si è aggiudicata due Satellite Award, due Saturn Award ed ha ottenuto due candidature al Premio Emmy, tre al Critics’ Choice Television Awards e tre agli Screen Actors Guild Award. Nel 2024 vista al Cinema con Bad Boys: Ride or Die, Seehorn è al suo primo, vero, ruolo da protagonista assoluta, con la critica statunitense che si è sperticata in complimenti, pronosticando premi a pioggia nel 2026, tra Emmy, SAG e Golden Globe.

Negli abiti dell’amata Helen troviamo invece Miriam Shor, 54enne attrice USA dal 2009 sposata con Justin Hagan, vista nei cult queer Hedwig – La diva con qualcosa in più e Shortbus – Dove tutto è permesso, oltre ad aver preso parte a Guardiani della Galassia Vol. 3, Maestro ed essersi fatta vedere nelle serie The Good Wife e Younger.

Pluribus ha ottenuto il 100% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, a differenza di quella All’s Fair targata Ryan Murphy che è stata stroncata fermandosi al 4%, con la stragrande maggioranza dei critici che l’hanno già definita la serie dell’anno.

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