In Portogallo il 20 marzo 2026, il parlamento ha approvato in sede di commissione una possibile revoca della legge del 2018 che garantiva il diritto all’autodeterminazione dell’identità di genere.
PSD (socialdemocratici, ma di centrodestra), Chega (estrema destra) e CDS-PP (Centro Democratico Sociale, popolari conservatori) hanno approvato, con il voto contrario di tutti gli altri partiti, tre proposte di modifica alla legge che permetteva di cambiare nome e genere all’anagrafe a partire dai 16 anni. Un quarto progetto, presentato dal Bloco de Esquerda (Blocco di sinistra ispirato ad ambientalismo, diritti LGBTIQ+ e anti-capitalismo) che andava in direzione opposta e mirava a rafforzare il quadro legislativo attuale, è stato invece bocciato.
Il quadro politico in Portogallo
PSD e CDS-PP fanno parte dell’Alleanza Democratica (AD), la coalizione di centrodestra attualmente al governo in Portogallo, guidata dal premier Luís Montenegro. Dopo le elezioni del 18 maggio 2025, le terze in tre anni, che vide l’avanzata dell’estrema destra di Chuega capitanata dal leader André Ventura, il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa ha nominato Montenegro primo ministro, che tuttavia guida di un governo di minoranza.
Chega è esterno al governo: Montenegro si è sempre rifiutato di raggiungere un accordo formale con Chega, in nome di uno sbarramento all’estrema detra. Il partito di Ventura vota però con la maggioranza su specifici provvedimenti, come in questo caso, senza farne parte ufficialmente.
Cosa succede ora: il peggio deve ancora venire?
Con la revoca della legge attuale tornerenne in vigore la legislazione del 2011, che reintrodurrebbe l’obbligo di validazione medica per il cambio di nome e genere all’anagrafe. Secondo dati del Ministero della Giustizia citati da Público, quasi 3.300 persone hanno cambiato nome e genere all’anagrafe tra il 2018 e il 2025, di cui 323 giovani tra i 16 e i 17 anni. Per loro non sarebbe prevista, salvo sorprese, alcuna applicazione retroattiva: le persone non sarebbero obbligate a tornare al genere precedente alla propria affermazione. Ma la conquista del diritto all’autodeterminazione di genere conquistata in Portogallo nel 2018 potrebbe essere cancellata : una conferma su come i diritti acquisiti, di tutti, anche nell’Occidente democratico liberale, non sono mai garantiti.
Nello specifico la deriva anti-LGBTIQ+ portoghese vede sul tavolo tre disegni di legge già approvati in fase di commissione parlamentare.
- Il PSD ha proposto la reintroduzione di un certificato medico obbligatorio per la modifica a partire dai 16 anni e annullare così la conquista del 2018.
- Chega, oltre ad aver prestato i voti per la revoca dell’autodeterminazione di genere, vuole introdurre il divieto di trattare temi LGBTQ+ a scuola, riservando tale educazione esclusivamente ai genitori o tutori legali.
- Il CDS-PP sospinge invece un progetto che proibisce bloccanti della pubertà e terapie ormonali per i minorenni.
Secondo il presidente della ong Opus Diversidades Hélder Bertolo queste norme non si concretizzeranno, per “probabili questioni di incostituzionalità che potrebbero essere sollevate dal Presidente della Repubblica“.
Le reazioni di ILGA
La presidente di ILGA-Portugal, Daniela Bento, ha definito i provvedimenti molto negativi perché “creano enormi ostacoli nella vita quotidiana delle persone e trasmettono la percezione che abbiamo un problema di salute mentale“. Più di cento persone si sono radunate davanti al parlamento con cartelli recanti slogan come “il mio nome non è un dibattito” e “non siamo diagnosi“.
Organizzazioni europee come IGLYO, OII Europe, TGEU, EL*C e Bi+ Equal hanno definito le proposte “un grave attacco ai diritti, alla dignità, alla sicurezza e all’autonomia corporea” delle persone trans e intersex. Secondo il loro comunicato congiunto, l’approvazione dei provvedimenti potrebbe far scendere il Portogallo di almeno quattro posizioni nella Rainbow Map di ILGA-Europe, collocandolo sotto Svezia, Paesi Bassi, Irlanda e Francia.
