Il Portogallo, per oltre un decennio considerato una delle roccaforti europee della sinistra sociale e dei diritti civili, si trova oggi davanti a un bivio politico che preoccupa non solo Lisbona ma l’intero continente.
Le elezioni presidenziali dello scorso fine settimana hanno restituito un quadro inedito: al ballottaggio dell’8 febbraio andranno il candidato socialista António José Seguro, espressione di un centrosinistra filoeuropeo e liberal, e il leader dell’estrema destra André Ventura.
Una sfida che segna uno scarto netto rispetto all’immagine consolidata del Portogallo come Paese progressista, inclusivo e attento alle politiche sociali, e che arriva per la prima volta dal 1986, restituendo la fotografia di un sistema politico sempre più frammentato e attraversato da tensioni che fino a pochi anni fa sembravano lontane dalla storia democratica del Paese.

In questo articolo
- 1 Elezioni Portogallo, i risultati del primo turno: Seguro avanti, ma l’estrema destra cresce
- 2 Dal Portogallo solidale al rischio di una svolta reazionaria
- 3 La posizione di André Ventura sui diritti LGBTQIA+
- 4 António José Seguro e la difesa di un Portogallo inclusivo
- 5 Un ballottaggio che riguarda tutta l’Europa
Elezioni Portogallo, i risultati del primo turno: Seguro avanti, ma l’estrema destra cresce
Il primo turno delle presidenziali ha visto António José Seguro imporsi con il 31,14% dei voti, superando le aspettative e confermandosi come il candidato più votato. Un risultato significativo, soprattutto alla luce della crisi attraversata dal Partito Socialista nelle elezioni politiche del 2025, quando era scivolato al terzo posto.
Al secondo posto si è invece fermato André Ventura, leader del partito di estrema destra Chega, con il 23,48%. Un dato inferiore ai sondaggi della vigilia, che lo davano in netto vantaggio, ma comunque sufficiente a portarlo al ballottaggio e a certificare una crescita strutturale della destra populista anche in Portogallo.
Più distanziati gli altri candidati, tra cui João Cotrim Figueiredo di Iniciativa Liberal e l’indipendente Gouveia e Melo. Una frammentazione che rende il secondo turno una partita apertissima.
Dal Portogallo solidale al rischio di una svolta reazionaria
Per comprendere la portata politica di questo ballottaggio è necessario guardare alla storia recente del Portogallo. Dopo la crisi economica e le politiche di austerità, il Paese aveva scelto una strada diversa rispetto a molti partner europei: investimenti nel welfare, tutela delle fasce più fragili, politiche di accoglienza e un forte impegno sul fronte delle libertà individuali e sociali.
Non è un caso che il Portogallo sia stato tra i Paesi più avanzati in Europa sul fronte dei diritti LGBTQIA+, dal matrimonio egualitario al riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, fino a una legislazione relativamente avanzata sull’autodeterminazione di genere.
La presenza di Ventura al ballottaggio rompe questo equilibrio e segnala come anche Lisbona non sia immune dalla spinta reazionaria che attraversa l’Europa.
La posizione di André Ventura sui diritti LGBTQIA+
Il programma e le dichiarazioni pubbliche di André Ventura delineano con chiarezza l’impianto politico della sua candidatura. Il leader di Chega ha costruito il proprio consenso su una retorica securitaria, nazionalista e apertamente ostile alle politiche di inclusione.
Nonostante l’accesso al ballottaggio, Ventura resta una figura fortemente divisiva. I sondaggi citati dalla stampa internazionale e ripresi da Reuters indicano per il leader di Chega un tasso di rifiuto superiore al 60%, segnale di una difficoltà strutturale a parlare a un elettorato più ampio. La sua leadership, spesso descritta come un “one-man show”, si inserisce in una più ampia dinamica europea che vede l’estrema destra spingere il dibattito politico verso temi identitari e securitari.
Uno dei pilastri della campagna di André Ventura è stato l’attacco frontale a quella che definisce “immigrazione eccessiva”, un tema diventato centrale negli ultimi anni con la maggiore visibilità dei lavoratori stranieri in Portogallo. “Il Portogallo è nostro”, ha ripetuto più volte il leader di Chega, come riporta APNews, utilizzando una retorica apertamente identitaria. Durante la campagna elettorale, Ventura ha fatto affiggere cartelloni in tutto il Paese con slogan come “Questo non è il Bangladesh” e “Gli immigrati non dovrebbero poter vivere con i sussidi sociali”, messaggi che solo pochi anni fa sarebbero stati impensabili nel dibattito pubblico portoghese.
Sul fronte dei diritti LGBTQIA+, Ventura ha più volte attaccato quella che definisce “ideologia gender”, schierandosi contro l’educazione alle differenze nelle scuole e criticando apertamente le politiche di tutela delle persone LGBTQIA+. In passato ha espresso contrarietà alle leggi sull’autodeterminazione di genere e ha sostenuto la necessità di difendere la “famiglia tradizionale”, utilizzando una narrazione molto simile a quella delle destre radicali italiane e dell’Est Europa.
Pur non proponendo esplicitamente l’abrogazione delle leggi già esistenti, una sua eventuale elezione rappresenterebbe un segnale politico fortissimo: la legittimazione istituzionale di un discorso che mette in discussione conquiste considerate ormai acquisite.
António José Seguro e la difesa di un Portogallo inclusivo
Di segno opposto la visione di António José Seguro, socialista pragmatico ma profondamente legato ai valori fondanti della sinistra democratica. Durante la campagna elettorale ha posto al centro temi come il diritto alla salute, il caro vita e le disuguaglianze sociali, evitando una retorica polarizzante e puntando su una narrazione unitaria.
Pur non avendo rilasciato dichiarazioni programmatiche estese su tutti i temi dei diritti civili durante questa campagna, António José Seguro è membro di lunga data del Partito Socialista portoghese, storicamente tra le forze politiche che in Portogallo hanno sostenuto l’approvazione di leggi su matrimonio egualitario, adozione per coppie dello stesso sesso e protezioni anti-discriminatorie. La sua appartenenza a questo schieramento e la sua carriera politica lo collocano in una tradizione progressista sui diritti civili e sulle libertà individuali, posizione che rassicura anche il mondo LGBTQIA+, storicamente vicino al Partito Socialista.
Alla vigilia delle elezioni, inoltre, su Facebook António José Seguro ha richiamato la necessità di uguaglianza tra uomini e donne, un tema centrale nel dibattito sui diritti civili e sociali.
Il sostegno arrivato dal Partito Comunista e dal Blocco di Sinistra rafforza ulteriormente il profilo progressista della sua candidatura, anche se la vera sfida sarà conquistare l’elettorato moderato e indeciso.
Un ballottaggio che riguarda tutta l’Europa
La sfida tra Seguro e Ventura va ben oltre i confini nazionali. Il Portogallo è uno dei simboli della transizione democratica europea, figlia della Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974. Un’eventuale affermazione dell’estrema destra alla presidenza rappresenterebbe una frattura simbolica profonda.
Per le persone LGBTQIA+ europee, il voto portoghese è un campanello d’allarme: dimostra come nessun Paese possa considerarsi definitivamente al riparo da derive illiberali. Allo stesso tempo, il risultato di Seguro al primo turno mostra che esiste ancora uno spazio politico ampio per una sinistra capace di parlare di diritti senza rinunciare alla concretezza.
Le tre settimane che separano dal ballottaggio saranno decisive. Da una parte c’è una proposta politica che richiama unità, diritti e coesione sociale; dall’altra un populismo reazionario che utilizza paura e divisione come strumenti di consenso.
Il Portogallo si trova oggi a scegliere se restare un punto di riferimento per i diritti civili in Europa o se imboccare una strada già vista altrove, con conseguenze che andrebbero ben oltre i confini nazionali.


